21 settembre 2018

Ero straniero…

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di Luca Dal Poggetto

Una singolare iniziativa si è svolta sabato 15 novembre presso la Questura di Firenze: sono stati distribuiti permessi di soggiorno ai migranti, in nome di Dio. Sotto il loggiato della Questura, erano attaccati cartelli con scritte tratte dai Vangeli, che ricordano ad ogni cristiano il dovere dell’accoglienza e del rispetto dei diritti di ogni essere umano. Su un banchino accanto alla porta stavano i permessi di soggiorno: moduli prestampati rilasciati dal “Ministero del Regno di Dio / Dipartimento della Pubblica Accoglienza”. Vi si leggeva: “in nome di Dio, benvenuti!”
L’iniziativa, lanciata nello stesso giorno in varie città d’Italia, è partita dai padri Comboniani, e ha visto riunite le forze cattoliche pacifiste.
Don Mazzi, della Comunità dell’Isolotto, ci ha detto: “Anch’io ho bisogno di un permesso di soggiorno, perché mi sento straniero in questa società violenta e ingiusta”. Don Santoro, prete delle Piagge, ci ha spiegato il senso di questo sabato mattina alla Questura: “La nostra iniziativa ha un significato ‘plurale’: vuole provocare, chiamare fuori le persone, stanarle dal qualunquismo in cui purtroppo questo sistema ci sta rinchiudendo. Vogliamo dire con forza che ci sono esseri umani che non sono considerati né persone né cittadini. Noi non possiamo accettare, in uno stato che si dice democratico, che questo possa avvenire. Credo che sia un dovere imprescindibile per chi è credente, e in qualche modo immagina che ci sia Qualcuno che è oltre questa storia: se Dio c’è, è un Dio che certamente si schiera dalla parte degli ultimi e degli oppressi, che sta in queste storie, che si sporca mani e piedi con questi esseri umani, direbbe Alex Zanotelli: con i crocifissi della Storia. Ma anche chi non crede, se è una persona di buon senso deve essere capace di dire che non è possibile accettare che ci siano persone che vivono in situazione di clandestinità, nel nascondimento, nell’illusione che diventa poi soltanto sopruso e oppressione. Ci sono troppe storie cui non sappiamo dare risposta, è troppo il senso di impotenza di fronte a queste persone, a cui non sappiamo dire niente. Purtroppo la legge Bossi Fini impedisce a queste persone di avere un qualsiasi tipo di opportunità, e invece io credo che un’opportunità vada data a tutti. Capisco che possa essere difficile regolare i flussi o gestire l’accoglienza, ma dobbiamo dare a tutti il diritto di provare. Siamo in una situazione in cui chi vive sulle strade, alle frontiere della storia, è costretto a dire: a questa gente “non posso fare niente”. E questa è un’ingiustizia sociale a cui dobbiamo assolutamente reagire. È per questo che siamo qua: perché vogliamo che le persone che vivono nelle nostre città si rendano conto dell’incostituzionalità di questa legge, e della sua incapacità di venire incontro a queste persone, che sono figlie di questo sistema, che si muovono dai loro paesi perché hanno bisogno di trovare una speranza per il futuro. Mi auguro che questa provocazione possa diventare una lotta costante e continua, che possa mettere insieme i vari pezzi della società, credenti e non credenti, che possa creare un’alternativa anche politica. La prima cosa da fare è chiedere a Bossi e Fini di fare i decreti attuativi di questa legge, di chiedere alle Questure di essere capaci di rapporti e relazioni diversi con queste persone, di riconoscere che siamo in uno stato di diritto e non di polizia, di non criminalizzare il flusso migratorio. Dobbiamo scrivere un’altra legge. Dobbiamo cominciare a stanare i politici, anche quelli di sinistra, per costruire qualcosa di nuovo. Basta pensare all’asilo politico, una legge che non esiste, che costringe tante persone a vivere nell’estrema precarietà e nella clandestinità, da non cittadini”.

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