Enzo Mazzi: "L'amore di Sandra e Fortunato è sacro dall'intimo".

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di Enzo Mazzi, Comunità dell’Isolotto

La Comunità delle Piagge, una periferia fiorentima in estremo disagio sociale, affidata alla cura pastorale di don Alessandro Santoro, è una delle realtà di base più vive che ci siano a Firenze. Trae la propria vitalità dalla forza che emana dal prendersi per mano di tante esistenze che non si rassegnano all’emarginazione propria e degli altri, non si acquattano nell’assistenzialismo, non si contentano di protestare, ma attuano una specie di dissenso positivo e creativo. Mentre denunciano le ingiustizie al tempo stesso prendono in mano il proprio destino e orientano concretamente la loro vita su valori opposti a quelli che generano esclusione, disagio sociale, povertà.

Enzo Mazzi
Enzo Mazzi

La Comunità di base delle Piagge è una fucina di iniziative sociali fra cui un fondo di solidarietà tipo banca dei poveri, piccola imprenditoria cooperativistica, attività di economia alternativa, piccola produzione editoriale e tanto altro. Tutto questo trae forza e ispirazione anche e forse soprattutto dal Vangelo e da una fede cristiana nel Dio incarnato che s’immedesima con il povero, non per assisterlo ma per rivelarne il protagonismo nella storia, il Dio che si spoglia della sua onnipotenza per assumere la condizione della vittima delle ingiustizie, il condannato a morte a causa delle sue scelte contro il potere e il peccato, come protagonista di una nuova umanità liberata dal dominio.

E’ questa vitalità della Comunità delle Piagge che si vuol colpire e si colpisce duramente sollevando don Alessandro dalla cura pastorale. Chi ha deciso il provvedimento ha un’idea di Chiesa preconciliare, come realtà di sudditanza verso la gerarchia e di controllo totale da parte del potere. Il “Popolo di Dio” per loro non esiste. La vicenda del matrimonio di Sandra, la donna che ha cambiato sesso, la ritengo marginale rispetto al provvedimento contro il prete delle Piagge.

E comunque è in sé una vicenda anch’essa grave e inquietante.

E’ inquietante questa rigidità e durezza della Curia vescovile fiorentina che nega il matrimonio a Sandra Alvino a causa del fatto che in sede canonica non è risconosciuta l’eterosessualità della coppia, sancita invece dallo stato civile.

E’ incomprensibile per chi orienta la propria vita senza fare riferimento alla fede religiosa ed è inaccettabile per chi fa riferimento al Vangelo. “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”: questa fondamentale affermazione del Vangelo vale anche anzi a maggior ragione per il Diritto Canonico e vale per le stesse regole “naturali” che l’ordinamento ecclesiastico ritiene di interpretare. Chi ha redatto il testo canonico dimostra di averne tenuto conto almeno in parte. Tant’è vero che proprio il Diritto canonico prevede stati di necessità nei quali le regole sono sospese. “In caso di necessità – è scritto nell’Indice analitico del Testo ufficiale del Nuovo Codice di Diritto Canonico a pag.1056 – si può assistere al matrimonio di determinate persone senza la licenza richiesta all’Ordinario”. E il canone 1116 recita: “Se non si può avere o andare senza grave impedimento dall’assistente competente a norma del diritto, coloro che intendono celebrare il vero matrimonio possono contrarlo validamente e lecitamente alla presenza dei soli testimoni”. Le autorità diocesane vogliono essere più rigide e impietose del Diritto?

L’amore di Sandra e Fortunato è sacro dall’intimo. Riconoscerlo è compito delle relazioni comunitarie che essi stabiliscono, prima e più che dell’autorità.

Ritengo che la comunità ecclesiale, la “Ecclesia”, abbia il dovere di far sentire la propria voce nei modi che si riterranno opportuni perché si sospenda il provvedimento e si convochino gli organismi della partecipazione per consentire a don Santoro e alla comunità delle Piagge di socializzare i problemi che si sono creati e per far sentire loro che la Chiesa non è un organismo burocratico ma una comunità di persone credenti nell’amore che si parlano, si sostengono, si amano.

0 Comments

  1. Antonio Berti

    Da non credente ritengo che conoscere Alessandro Santoro sia un privilegio che trascenda la fede religiosa, non sò se una manifestazione di solidarietà sia adeguata, mi viene più da deridere una curia che applica ancora dogmi oscurantisti e disumani

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  2. Roberta

    concordo con A.B. e aggiungo che forse deridere non è sufficiente quando una curia, ma direi tutta la chiesa, è solo legata a dogmi oscurantisti e disumani, da secoli. Don Mazzi, Don Santoro e pochi altri incarnano con la loro opera la vera parola del Cristo: tutto il resto è carpame!

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  3. Pier Luigi Masi

    Gesù stava in mezzo agli uomini. Senza preclusioni. Dimostrava accoglienza verso tutti e i suoi gesti e le sue parole erano sempre imperniati di amore, di amore gratuito.
    Don Alessandro ha scelto di giocarsi in nome dell’amore verso il suo prossimo, quello che non scegliamo ma colui che incontriamo dove scegliamo di vivere, in questo caso dove sono gli ultimi, coloro senza voce.
    Troppo facile e comodo giudicare seduti sul trono dell’autorità e interrompere un percorso dove sicuramente Gesù è in prima fila, lontano dai templi dei farisei.
    Quando si rimboccheranno le mani i nostri vescovi e condivideranno i dolori e le fatiche del popolo.
    Dacci la forza di amare, Signore, sempre e chiunque, anche coloro che distruggono invece di costruire.

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