Enzo Mazzi: "La Chiesa non tema la fede autentica e libera"

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Mai avrei pensato di rivivere dopo quarant’anni una vicenda di repressione intraecclesiale simile a quella che negli anni Sessanta colpì la comunità dell’Isolotto e la mia persona. Ritenevo che la gravità di quei provvedimenti, cioè il tentativo di annullare un’esperienza comunitaria ecclesiale molto vitale attraverso la mia rimozione dalla parrocchia, fosse dovuta al timore che incuteva nei centri del potere civile e religioso la rivoluzione del ’68. Mi sbagliavo. La paura sembra rivelarsi congenita negli animi inquieti delle gerarchie ecclesiastiche. Il provvedimento con cui l’arcivescovo di Firenze ha imposto l’allontanamento di don Alessandro Santoro dalla comunità delle Piagge è di una gravità che adombra una tale paura.

Paura di che? Ce lo domandiamo smarriti. I gesti di don Santoro “contraddicono il ministero di pastore di una comunità, per la quale il sacerdote deve rappresentare la voce autentica dell’insegnamento dottrinale e della prassi sacramentale della Chiesa cattolica” è scritto nella nota con cui l’archivescovo comunica il provvedimento. Siamo sinceri, non è credibile che la benedizione di due persone credenti le quali ritengono che tale benedizione abbia valore di consacrazione matrimoniale possa indurre ad allontanare il pastore dalla propria comunità. C’è forse il timore che la ricchezza di fede autentica ma libera della comunità delle Piagge possa essere contagiosa?

Una gerarchia resa insicura dal procedere inarrestabile della secolarizzazione e della libertà di coscienza nell’insieme della società e all’interno della Chiesa stessa, aggredita dalla paura che si sgretoli dalle fondamenta, come le mura di Gerico, l’imponente potere accumulato nei secoli, tenta disperatamente di salvarsi aggrappandosi alle angosce esistenziali, etiche, materiali, di una società altrettanto insicura.

Il cristianesimo è nato da un grande movimento popolare di liberazione dalla paura ed ora il dominio della paura rischia di portarlo alla rovina. “Non abbiate paura, il crocifisso è risorto”, dice l’apparizione di un messaggero celeste alle donne davanti al sepolcro vuoto. Il “crocifisso” è, nel Vangelo, il simbolo di una società nuova che risorge dalla paura ed è destinata a soppiantare il vecchio mondo il quale per esorcizzare la paura della fine si allea ma inutilmente con la morte. Così nacque il cristianesimo. Così si sviluppò nei primi secoli quando i cristiani affrontarono impavidi le persecuzioni.

Ci vorrebbe anche oggi un “angelo” che gridasse ai vertici ecclesiastici e in fondo a tutti noi: “Non abbiate paura”. Non potrebbero assolvere questo compito di annunciatori della liberazione dalla paura quei cristiani, laici e preti, che in buon numero si riunirono a Firenze qualche tempo fa per socializzare ed esprimere il loro “disagio” di fronte a una gerarchia ecclesiastica arrocata nella difesa del “sabato”, leggi, dogmi, ordinamenti, contro l’uomo?

Enzo Mazzi

[Fonte: La Nazione]

0 Comments

  1. Urbano Cipriani

    La chiesa non teme la fede autentica e libera.
    L’opus dei, Betori, la gerarchia, il Vaticano sì.
    Usiamo la terminologia corretta:
    “Lo strumento base per camuffare la realtà consiste nel camuffare le parole. Se tu puoi controllare il significato di una parola tu puoi controllare coloro che devono usare queste parole.” (Philip Dick).

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