Emergenza abitativa, da De Zordo proposte concrete per il Comune di Firenze

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Riceviamo e pubblichiamo

Il Comune attivi un Fondo antimorosità e aumenti il Contributo affitto

Due mozioni, due proposte che tendono ad attivare l’amministrazione con misure anticrisi. Oggi, in conseguenza della grave crisi economica che stiamo attraversando, la morosità è è diventata la prima causa di sfratto. Chi perde il lavoro, chi va in cassa integrazione, sempre più persone non arrivano a pagare l’affitto. Quello proposto è un intervento emergenziale, per salvare qualcuno dal baratro della perdita della casa con tutto quello che consegue, attraverso l’istituzione di un Fondo speciale per prevenire – in precise e accertate condizioni – l’insorgere dello stato di morosità con il pagamento di una mensilità; questo per interroompere il provvedimento di sfratto dando al locatario il modo di risolvere situazioni di temporanee difficoltà economiche.

Un aumento del fondo “Contributi affitto” (L. 431/98), a sostegno dei soggetti che hanno un contratto di locazione privato (non ERP). I beneficiari sono divisi in due, la fascia A ha un limite di reddito pari a 2 pensioni minime (quindi circa 1000 euro mensili). La graduatoria 2010 del comune di Firenze comprende 1655 soggetti ammessi, di cui 1301 in fascia A. La Regione Toscana quest’anno ha aumentato il proprio contributo passando da 4,5 milioni a 6,5. Anche il Comune deve aumentare il proprio iimpegno.

Questi sono certamente interventi non strutturali, necessari data la situazione di cronica emergenza. La strada maestra resta quella di incrementare il patrimonio pubblico: nel comune di Firenze ci sono 7732 alloggi ERP gestiti da Casa spa, e 2849 soggetti in graduatoria (bando 2008), cioè che aspettano una assegnazione. Cioè per esaurire la graduatoria si dovrebbe incrementare del 37% il patrimonio disponibile.

Come fare? Uno dei problemi maggiori sono le aree (o gli edifici da recuperare). Se non si agisce per via urbanistica a limitare la rendita (per esempio ponendo dei vincoli chiari da subito), poi il mercato renderà impossibile realizzare alloggi non dico a canone sociale, ma neanche accessibile. Le risorse a livello regionale ci sono, e vengono periodicamente messe in campo, bisogna sapere come usarle. Poi smettiamo di alienare patrimonio riconvertibile a fini abitativi.

Altro fronte: creiamo degli strumenti di pattuizione “forzata” con i privati che favoriscano almeno la locazione ex L. 431, cioè con i canoni dei patti territoriali, mantenendo come è stato fatto l’esenzione ICI, magari maggiorandola per quelli locati a libero mercato, o altre forme di premialità e penalizzazione. In ogni caso c’è bisogno, anche e soprattutto in tempi di crisi, di un impegno economico. I temi della casa, del lavoro, e dei servizi essenziali sono di una gravità tale che devono assumere carattere di priorità per una città che non può pensare prima al restyling e poi alle emergenze reali.

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