17 dicembre 2018

Effetto Moratti

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A partire dall’anno scolastico 2002/2003, circa 250 scuole sul territorio nazionale, molte delle quali private e paritarie, hanno iniziato ad attuare la sperimentazione della riforma Moratti. Parlando con alcuni insegnanti sono emerse notevoli difficoltà, soprattutto di carattere pratico, che hanno ripercussioni negative sul buon funzionamento dell’organizzazione scolastica.
Una delle novità più contestate è la possibilità di anticipare l’ingresso dei bambini a 2 anni e mezzo nella scuola materna e a 5 anni nella scuola elementare.
Alcune maestre di un istituto comprensivo sperimentale della Campania si trovano in grave difficoltà avendo una classe prima elementare di 28 bambini, quattro dei quali iscritti in anticipo. “Il problema maggiore risulta dal fatto che questi bambini non riescono ancora a stare al passo con gli altri e necessitano di essere seguiti quasi individualmente. Il rischio è che gli altri 24 possano venire penalizzati e questo non è molto giusto” afferma Lina.
Per quanto riguarda la scuola materna, i bambini di 2 anni e mezzo, che ancora dovrebbero frequentare il “nido”, necessitano di essere accuditi con maggior cura rispetto a quelli di 3 anni e mezzo con cui sono inseriti. La preoccupazione maggiore sorge durante le piccole azioni della vita quotidiana, in particolare quelle che presentano maggiori rischi come salire e scendere le scale per andare a mensa. Mentre l’insegnante aiuta fisicamente i più piccoli, i grandicelli restano senza controllo.
“Un altro aspetto negativo” secondo Myriam, “è l’aumento delle pratiche burocratiche : non bastano più le schede di valutazione e le programmazioni, adesso c’è un “portfolio” da tenere costantemente aggiornato con tutti i dati dei bambini e delle rispettive famiglie. Anche se apparentemente ciò può sembrare un utile strumento di valutazione, in realtà si riduce alla somministrazione di questionari, tutti da inventare a cura degli insegnanti, che devono essere distribuiti, valutati e catalogati, con il rischio, oltre alla violazione della privacy, di trasformare i docenti in impiegati amministrativi”.
Inoltre è necessario considerare che il lavoro strettamente burocratico deve essere svolto dall’insegnante tutor che ha la funzione di essere l’unico punto di riferimento per bambini, famiglie e altri insegnanti e che, esaurite le ore di servizio, deve sobbarcarsi un’ulteriore mole di lavoro a casa, con la promessa di una maggiorazione dello stipendio “che ancora si è rivelata fantasma”.
Come se non bastasse, i famosi laboratori di informatica devono essere gestiti direttamente dai docenti della scuola, e questo è positivo, ma nella realtà analizzata non è stato fatto alcun corso di aggiornamento, tantomeno finalizzato alla gestione di laboratori misti, come previsto dalla riforma, con bambini della materna e delle elementari tutti insieme nello stesso orario! Sempre Lina afferma che la situazione in questi casi “è esasperante, con ragazzini che, annoiati dalla lezione troppo difficile o troppo scontata (a seconda delle età) scorrazzano allegramente fra cavi, tastiere e Hard Disk”.
Insomma in questa fase sperimentale lo scontento serpeggia tra gli insegnanti interessati, per niente convinti della portata positiva della riforma Moratti.

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