è questa la città che vogliamo?

image_pdfimage_print

Sono iniziati gli incontri informativi promossi dall’Assessorato alla
Partecipazione democratica e ai Rapporti con i Quartieri, per coinvolgere la
città nella discussione sul Piano Strutturale: l’atto di pianificazione
urbanistica più importante con cui i Comuni impostano tutti i successivi atti
di governo del territorio. I cittadini sono chiamati a dire la loro sulla
delicata e quanto mai sentita questione del futuro della città. Impresa ardua,
penserete, ma Firenze non si è spaventata e, anche attraverso i numerosi
Comitati dei Cittadini, ha partecipato ai primi incontri.
Alcuni di questi Comitati, insieme a Unaltracittà/Unaltromondo, Rifondazione
Comunista e l’Unione degli Inquilini, hanno formato un gruppo di lavoro che ha
elaborato e presentato le proprie osservazioni sul Piano Strutturale. Alcune
di queste osservazioni, molto sintetizzate, sono leggibili nei box presenti in
queste pagine.
Sul Piano Strutturale e sul perché di tante critiche abbiamo sentito
l’architetto Maurizio De Zordo, di Unaltracittà/Unaltromondo.
Quali sono i principali limiti di questo Piano Strutturale?
Le nostre critiche contestano proprio la natura e l’impostazione generale del
Piano che non risponde a quanto richiesto dalla normativa regionale in
materia. Mancano totalmente alcuni contenuti generali come, ad esempio, la
valutazione degli aspetti ambientali, ma non solo. Un Piano strutturale
dovrebbe prevedere una valutazione degli effetti futuri delle scelte proposte,
cioè saper dire: questa trasformazione avrà queste ricadute. Questa parte
manca totalmente, così come manca una correlazione tra quadro conoscitivo
(inteso come analisi preliminare del territorio), previsioni e scelte fatte.
Il quadro conoscitivo appare, invece, come una serie di indagini messe lì ma
mai citate né portate a supporto delle scelte successive. Anche gli obiettivi
sono piuttosto generici e carenti. Per esempio, la questione casa non è mai
trattata. Eppure, con le quasi 4.000 domande di inserimento nelle graduatorie
delle case popolari inevase e i 7.000 sfratti previsti in esecuzione nei
prossimi tempi, questo problema sta assumendo dimensioni drammatiche. Dati che
dovrebbero far riflettere, punti centrali della programmazione del territorio
che mancano totalmente.
Com’è definito nel Piano il rapporto tra intervento pubblico e intervento
privato?
Questo è un altro aspetto critico: la parte normativa contenuta nel Piano è
infatti estremamente sintetica e di una genericità preoccupante. Si danno
indicazioni assolutamente non stringenti, lasciando aperta la strada alla
presentazione di proposte quasi senza vincolo da parte degli investitori. Se
un’amministrazione pubblica non stabilisce prima le regole, l’investitore
privato è giustificato a proporre quello che vuole. Dopo di che tutto si
riduce, come sempre, ad una concertazione tra una parte pubblica che non si è
dotata di strumenti di indirizzo e di controllo e una parte privata che
arriva, propone e realizza senza che questo corrisponda ad una reale esigenza
pubblica.
Come deve essere inteso, allora, un processo di pianificazione?
La pianificazione dovrebbe costruire una griglia all’interno della quale
l’intervento privato è indirizzato in modo che abbia una ricaduta diretta o
indiretta sull’utilità pubblica. Se questo meccanismo viene svuotato, saremo
in balia di quelli che sono interessi legittimi ma alla fine prevalenti degli
investitori. E questo non è accettabile. È indicativo il fatto che il Comune
di Firenze non abbia elaborato il Piano strutturale se non poco prima dello
scadere dei termini di legge, investendo, invece, molte energie sul Piano
Strategico, luogo di concertazione fra amministrazione pubblica e, diciamolo
pure, poteri forti. Non a caso, infatti, quest’assenza di pianificazione
diventa lampante in presenza delle cosiddette aree di trasformazione: la
disciplina specifica per queste aree è ancora meno stringente che in altre
zone! È paradossale, perché gli interventi in quelle aree avranno una ricaduta
molto più ampia rispetto alla modifica del tetto di una palazzina qualsiasi.
Che significato ha il cosiddetto Forum sul Piano strutturale? Si tratta di un
reale percorso di partecipazione quello in atto tra Comune e cittadinanza?
A mio avviso, un percorso di partecipazione andrebbe fatto prima. In ogni
caso, la discussione è utile perché questo Piano non lo conosce nessuno ed è
difficile da leggere e da capire. Se questi appuntamenti saranno occasione di
dibattito reale, staremo a vedere. Personalmente, ho l’impressione che
l’Amministrazione si stia rendendo conto che difficilmente potrà portare
avanti la questione in questo modo. Quindi, anche se i termini per la
presentazione delle osservazioni sono scaduti, penso che il Comune voglia
concludere il percorso di partecipazione per prendere poi delle decisioni sul
Piano. Questo, implicitamente, può essere letto anche come una disponibilità a
rivedere certe cose; un piccolo spiraglio che si apre, un modo con cui
l’Amministrazione rimette in discussione un Piano che effettivamente ha molte
lacune. Cosa dovrebbe o potrebbe fare a questo punto il Comune?
Dovrebbe cominciare una fase nuova. Se non vogliono buttare tutto a mare, che
allora il Piano sia considerato come una parte del lavoro svolto. Dopo di che,
si tenga conto delle discussioni con i cittadini, delle osservazioni
presentate, e si inizi una nuova consultazione più ampia a partire dai bisogni
che emergono, per arrivare ad un’analisi più attenta di quello che deve essere
il Piano Strutturale. Mettendo insieme tutto questo si può arrivare a
delineare uno strumento nuovo.
Cosa intendete fare, invece, voi come opposizione?
Quello del Piano Strutturale è uno dei terreni specifici su cui tutte le parti
devono confrontarsi. È su questo che si sostanzia la politica: una visione di
città che passa dall’individuazione di certe priorità rispetto ad altre. E qui
le differenze tra destra e sinistra sono evidenti. Riteniamo positivo che ci
sia un dibattito aperto, l’importante è essere presenti su questo terreno
attraverso l’informazione e la discussione e sviluppare una mobilitazione dal
basso che dia il segno di un’opposizione reale e sociale agli indirizzi
contenuti in questo Piano. Ricordiamoci che anche le non scelte sono in realtà
scelte ben precise e, quindi, è importante far crescere una mobilitazione
reale nei quartieri.

Aree di trasformazione: il piano strutturale ne conta 23, tra aree industriali
dismesse ed edifici liberati, fino alla più grande, l’Argingrosso. Sebbene
ritenute di importanza strategica, manca del tutto una loro analisi
conoscitiva e la disciplina che ne regola l’uso sembra molto vaga e fatta
apposta per non intralciare la contrattazione coi privati. Inoltre la tendenza
è quella di costruire ovunque, col pretesto della ricucitura del tessuto
urbano, per esempio a Soffiano, mentre al Pantano “l’identità del paesaggio
rurale della piana” non impedisce la previsione di un grande impianto di
rottamazione auto. Richiesta: stralciare dal piano le aree suddette e
riclassificarle come aree per attrezzature pubbliche sottratte alla
speculazione e restituite alla cittadinanza. [Comitati Cittadini]
Mobilità: le nuove strade previste e la tramvia vengono ritenute dal piano
portatrici di una riduzione “spontanea” del traffico. Occorre invece prevedere
un’iniziale riduzione “forzata” del traffico privato e percorsi riservati ai
mezzi pubblici, oltre che parcheggi scambiatori e collegamenti con la ferrovia
urbana e la tramvia. Richiesta: abbandonare lo schema centripeto verso piazza
Duomo in favore di uno con direttrici est-ovest e nord-sud; istituire piccoli
bus “circolari” molto frequenti di servizio al centro storico; mettere in
funzione la ferrovia urbana. [Comitati Cittadini]
Centri commerciali: se ne blocca la nascita, con l’eccezione però di alcune
aree di trasformazione tra cui la 21 (centro storico) dove si potranno fare
centri anche di medie dimensioni, cioè fino a 2500 mq. Richiesta:
cancellazione dell’articolo relativo. [Comitati Cittadini]
Grandi infrastrutture: nodo dell’alta Velocità, tubone, tramvia, parcheggi,
terza corsia… il piano strutturale le inserisce tutte tra le invarianti
strutturali di programma, sottoponendole a tutela e di fatto impedendo di
discuterle. Richiesta: cancellazione dell’articolo relativo.
[Comitati Cittadini]
Casa: con la premessa che la commissione Casa non viene convocata dal 1999 e
che alcuni interventi cruciali sono quindi stati effettuati o progettati senza
alcun confronto, si osserva che la questione degli alloggi è affrontata in
modo superficiale e solo nella premessa, scomparendo del tutto dalla parte
operativa. Il Piano non si interessa al problema della casa, non parla di
edilizia pubblica e sovvenzionata e destina una quota irrisoria dei nuovi
interventi agli affitti calmierati. Richiesta: riscrittura della parte
relativa alla casa dopo attenta analisi e stesura di una strategia complessiva
che comprenda il recupero sociale di aree ed edifici pubblici e
privati. [Unione Inquilini]
Tangenziale nord (tubone): il collegamento, in gran parte in galleria,
previsto tra Varlungo e Castello sarebbe inutile rispetto al traffico urbano
perché troppo esterno e disastroso dal punto di vista geologico ed ambientale.
Il tracciato passerebbe infatti su terreni argillosi e instabili, rendendo
necessarie colossali opere di contenimento. Il tubone deturperebbe inoltre il
paesaggio delle colline di Settignano, Fiesole, Careggi, Castello,
distruggendo con svincoli e raccordi un tessuto storico, artistico e
paesistico insostituibile. Richiesta: cancellare la tangenziale dal Piano
strutturale. [Comitati Cittadini]
Ex panificio militare: è una delle aree di trasformazione per cui esiste già
un preoccupante progetto. Malgrado nel piano si descriva la zona come satura
di residenze, con scarsità di servizi pubblici e spazi comuni, una mobilità
caotica e in aumento anche a causa di trasformazioni in atto o in progetto
(Polo Universitario, Palazzo di Giustizia, Alta Velocità), l’area “Guidobono”
in via Mariti viene prescelta per costituire una “nuova centralità urbana” che
si traduce in 75.000 metri cubi di costruito, dove trovano posto una torre di
45 metri, un parcheggio sotterraneo, un auditorium e più di 200 appartamenti.
Richiesta: non costruire altre residenze né attività commerciali, sospendere
ogni intervento e ridiscutere tutto per migliorare la vivibilità del
quartiere. [Comitato ex Panificio Militare]
Questione ambientale: il piano la ignora, tacendo sull’inquinamento
atmosferico, sul fiume, sul verde urbano, e prevede interventi dannosi quali
la saturazione delle aree edificabili o il cosiddetto tubone. Richiesta:
respingere tutto il piano ed esaminare seriamente la
questione. [Comitati Cittadini]
Per saperne di più:
> tutti i materiali del Piano strutturale sono consultabili presso la
Direzione Urbanistica del Comune di Firenze in via Andrea del Castagno 3/e,
martedì e venerdì dalle 9.00 alle 12.30
> le date degli incontri informativi sul Piano sono pubblicate su
http://firenzeinsieme.comune.fi.it
> l’Associazione Comitati dei Cittadini ha sede in via Torcicoda 13 a Firenze,
per info: comitatideicittadini@email.it
> il Comitato ex Panificio Militare ha un proprio sito ricco di documenti e
notizie: www.coexpami.it. Per comunicazioni: coexpami@libero.it
> L’Unione Inquilini ha sede in via dei Pilastri 41r a Firenze, tel.
055/244430, unione.inquilini.fi@agora.it. Per altre info:
www.unioneinquilini.it

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *