E ora viene il bello!

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All’inizio di un anno e alla fine di un corso… eccoci qua, pronti ad andare avanti, a diventare un gruppo di lavoro capace di autogestirsi e di fare proposte. Abbiamo diverse origini, lingue, culture; siamo ospiti delle Piagge, accomunati dal vivere nella società italiana e sognarla più aperta, più capace di scambio, di arricchimento, di diversità. Abbiamo scritto e pubblicato articoli, pensato e sviluppato iniziative, organizzato azioni sul territorio, monitorato media; ci siamo lanciati nella radio, cimentati col video, messi in gioco nel Teatro dell’Oppresso…
Ma come è iniziato tutto questo?
Era il 10 maggio, un sabato già caldo e umido, ci siamo trovati nel centro sociale “Il Pozzo” per l’inizio del progetto “Comunicare intercultura e fare rete”. La “sala” del centro era piena di sedie: le iscrizioni erano state molte e quella prima mattina eravamo almeno una trentina, tra partecipanti, uditori e “staff” al completo. Ci furono brevi e timide presentazioni pubbliche, e tra noi sguardi di curiosità.
Nella prima parte del corso, da maggio a luglio, siamo stati tutto meno che un gruppo: sfibrati dal caldo, travolti da una certa simpatica disorganizzazione, poco incoraggiati alla partecipazione e al confronto a causa dello spessore teorico dei primi incontri. In queste condizioni, a metà estate, ci siamo lasciati.
Dopo l’estate…
Quando ci siamo ritrovati, a metà settembre, per le attività e i laboratori, il clima è cambiato: le relazioni si sono strette, l’intesa è cresciuta giorno dopo giorno, di incontro in incontro. Abbiamo cominciato ad agire: a pensare e costruire azioni di comunicazione sociale che avessero come tema, naturalmente, l’intercultura e le migrazioni ma anche la casa, il lavoro, la salute, i bambini, i diritti.
Abbiamo cominciato a essere attori, ad avere un ruolo nella vita della città, e ci è venuta voglia di occuparci di tanti argomenti. Questo ha marcato un prima e un dopo nella conformazione del gruppo: ognuno aveva idee, proposte e visioni diverse sul lavoro da svolgere, ma i primi scritti di gruppo, le prime uscite sul territorio negli spazi di ritrovo dei migranti, ci hanno portato a discutere su quello che volevamo fare e sul suo significato.
La novità cittadina e provinciale delle elezioni del Consiglio degli Stranieri sembrava lì ad attendere la nostra voglia di conoscere queste realtà, di avere e dare voce.
è stata l’occasione per trasformare la discussione in un progetto di azione comune con obiettivi condivisi. Mancava poco tempo alle elezioni e ci siamo organizzati per far conoscere, tra gli stranieri, la possibilità di votare. Nel contempo c’è stato un momento di riflessione sul significato di avere almeno una voce dentro il palazzo del potere.
Le nostre azioni: prima, uscite mirate nei luoghi abituali di ritrovo degli stranieri (P.zza S.M. Novella, P.zza S.S. Annunziata, Le Cascine, la Caritas, le mense, ecc) portando del materiale informativo e dopo l’organizzazione di un incontro presso il Centro Sociale per favorire la conoscenza dei candidati e dei programmi delle varie liste tanto della Provincia come del Comune.
Il risultato di queste azioni è stato positivo rispetto agli obiettivi verso il territorio, ma soprattutto ha significato un punto di coesione per il gruppo.
Oggi
Oggi stiamo camminando insieme ricchi delle nostre diverse identità e potenzialità. Abbiamo iniziato a ritrovarci, autoconvocati, al Pozzo o a casa di qualcuno di noi per scrivere, produrre materiale multimediale, organizzare un Osservatorio sociale di base e discutere progetti futuri.
Come prima azione concreta partirà a gennaio uno sportello di orientamento, aperto a italiani e immigrati, presso il Pozzo, sulla realtà delle migrazioni. Da una parte fornisce informazioni e contatti utili sul piano normativo e non solo; dall’altra è il punto di partenza per un monitoraggio della realtà sociale degli immigrati presenti sul territorio.

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