E intanto la Regione scioglie l'ATER

image_pdfimage_print

Se a Firenze si discute della costituzione di Casa S.p.A., con il voto contrario dei Comunisti italiani e una forte polemica con il centro-destra e Rifondazione comunista, che hanno lasciato l’aula, il Consiglio regionale ha approvato definitivamente la delibera attuativa della legge regionale 77/98, sul riordino delle competenze in materia. In base a questo atto, il patrimonio delle Ater passa ai Comuni, e la gestione ai nuovi soggetti gestori che essi individueranno.
Nello specifico, entro il 31 dicembre 2002 i Comuni dovranno determinare le nuove modalità di gestione del settore, associandosi tra loro secondo i confini dei Livelli Ottimali di Esercizio, o LODE (sono i confini provinciali, con l’eccezione del territorio fiorentino, per il quale sono previsti due LODE separati per Firenze ed Empoli). Per la costituzione dei nuovi soggetti a cui affidare la gestione degli alloggi, i Comuni avranno tempo fino al 31 settembre 2003. A quel punto la Regione stabilirà la data di scioglimento delle ATER. Sulle caratteristiche che dovranno avere i nuovi soggetti gestori, la delibera regionale non dice assolutamente nulla. Ed è questo l’aspetto disarmante. Perché, se è vero che, in nome del federalismo e della vicinanza tra le amministrazioni e i cittadini, è giusto affidare ai Comuni la maggior parte delle responsabilità, è anche vero che qualche criterio di massima la Regione sarebbe comunque chiamata a darlo. Soprattutto in materia di garanzie per gli inquilini. Invece, ai Comuni si danno semplicemente i termini temporali entro cui procedere, e si dice di determinare le proprie quote di partecipazione nelle società di gestione, senza riferimenti all’ingresso dei privati, ad eventuali limitazioni, a quote da riservare alla proprietà pubblica. Quello che rimane, a garanzia degli interessi collettivi, sono le finalità della riforma, individuate nel “miglioramento degli insediamenti urbani”, ma anche nell’”ottimizzazione delle risorse finanziarie” e nella “razionalizzazione dei modelli organizzativi”, e le norme sull’utilizzo degli alloggi. Su questo, la delibera stabilisce che i proventi che derivano da eventuali alienazioni saranno conferiti al nuovo soggetto gestore (o al Comune, fino alla costituzione del LODE), con il vincolo del reinvestimento nelle politiche per la casa.
Alcuni emendamenti, infine, hanno ribadito che “rimangono fermi tutti i diritti degli assegnatari degli alloggi ai sensi delle norme vigenti”. Per garantire un minimo di vigilanza e controllo, viene da ultimo istituito un “Comitato regionale Casa”, composto da 8 rappresentanti degli enti locali, 4 rappresentanti delle categorie economiche di settore e 4 rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni degli inquilini, oltre che dall’assessore regionale alla casa. Il Comitato ha il compito di esprimere pareri consultivi sugli indirizzi dei programmi di edilizia residenziale pubblica e di valutare la gestione complessiva regionale del settore. È qualcosa, ma pareri e valutazioni potranno vincolare una S.p.A.? I dubbi sono legittimi. In Consiglio regionale, la delibera è stata accompagnata da una mozione, che impegna la Giunta a vigilare e relazionare in Consiglio sugli sviluppi della vicenda. L’impressione è che le amministrazioni vogliano mantenere, se non la gestione, il controllo sulla gestione. Ma nel merito, a questo punto, a decidere tutto saranno gli Statuti dei soggetti gestori.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *