E sulla partecipazione Renzi si affida alla proposta di Ornella De Zordo

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Mattteo Renzi

Il successo dell’iniziativa dei soprattutto in un momento in cui la politica italiana è completamente screditata. Nel giorno della ovvero di trasformare la giornata dei 100 luoghi in un vero e proprio processo partecipativo. Vedremo nei prossimi mesi se le promessa sarà mantenuta. Ecco come l’Unità, con Osvaldo Sabato, racconta l’apertura del sindaco e di Eros Cruccolini alla proposta della consigliera di perUnaltracittà. A seguire una doppia intervista a Ornella De Zordo e ad Enzo Mazzi, che ammonisce: “Se non arrivano risposte, la gente si rivolterà.”

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Ornella De Zordo, consigliera comunale di perUnaltracittà

[…] Dunque, che fare ora? Il materiale uscito dalle assemblee sarà vagliato da Palazzo Vecchio. «Forse dovevamo fare questa iniziativa prima. Ora la sfida è dare continuità a questo metodo: accompagnare le trasformazioni della città allargando la partecipazione», dice Renzi, accogliendo la proposta di Ornella De Zordo (consigliera comunale di perUnaltracittà) di trasformare ognuna delle cento assemblee in un laboratorio permanente. Magari, pensa il sindaco, accorpando le cento assise (ad esempio, a Novoli farne una anziché tre o quattro). In questa falsariga già si è mosso il consigliere comunale di Sel Eros Cruccolini, che nella sera delle cento assemblee era a Ugnano Mantignano (70 persone, 23 interventi e 50 cartoline). «Come previsto l’assemblea non poteva finire lì viste le richieste e l’entità delle questioni affrontate. Ho quindi proposto riprendendo una sollecitazione fatta in consiglio comunale dalla collega De Zordo di trasformare il momento assembleare in laboratorio permanente, dando continuità di rapporti con i cittadini per approfondimenti e controllo sull’operato dell’amministrazione rispetto ai problemi sollevati e costruire un vero rapporto partecipativo, con l’importante obbiettivo anche di sviluppare relazioni di comunità e conoscenza del territorio», sottolinea Cruccolini.

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Intervista a Ornella De Zordo, perUnaltracittà, di Osvaldo Sabato: «Chi organizza non deve dettare anche le regole Bisogna cambiare»

L’idea è «accattivante» per Ornella De Zordo, capogruppo di Unaltracittà «ma se tutto si risolve in un unico evento, avrà inevitabilmente un effetto puramente mediatico». Perché non trasformare le cento assemblee di martedì sera in altrettanti «laboratori permanenti di sperimentazione urbana»? È quanto propone De Zordo al sindaco di Firenze, Matteo Renzi. «Ora trasformiamo le assemblee in laboratori permanenti» rilancia il capogruppo di Sel, Eros Cruccolini.

Professoressa De Zordo ci spieghi meglio la sua proposta.
«La prima cosa da fare è dare alle persone che vogliono partecipare, naturalmente su base volontaria, tutti gli strumenti di conoscenza. Sia che si tratti si stabilire se fare un parcheggio, trasformare una piazza, oppure se si parla di viabilità, o di utilizzazione di contenitori, bisogna fornire alle persone le informazioni necessarie su eventuali vincoli, potenzialità, mappe, arrivare cioè con degli elementi oggettivi per dare la possibilità alle persone di parlare con cognizione di causa. Inoltre bisogna garantirne la continuità».

In che senso?
«È molto importante la cadenza degli incontri. Tutto deve essere concordato preventivamente, non deve essere solo l’amministrazione a decidere quando farli. Poi questi laboratori non devono essere guidati dall’amministrazione, ci deve essere del personale comunale, ma chi coordina deve essere lo stesso laboratorio».

Nelle cento assemblee lei lamenta la garanzia della terzietà?
«Se chi detta le regole è lo stesso che organizza, la partecipazione così va a farsi friggere».

Lei perché non ci è andata?
«Io come consigliera comunale ho tanti modi per dire la mia».

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Enzo Mazzi

Intervista a Enzo Mazzi, Comunità dell’Isolotto: «Ora devono dare risposte. Se non lo fanno la gente si rivolta contro»

Ora non devono essere deluse le aspettative» afferma Enzo Mazzi, promotore della comunità di base dell’Isolotto, a proposito delle cento assemblee dell’altra sera. «È stata un’iniziativa che va valutata positivamente» spiega Mazzi, che avverte «non deve essere però un episodio isolato». La comunità dell’Isolotto si è data molto fare per organizzare la riunione alle Baracche. «Ora è il momento di tirare le fila dopo la forte partecipazione e interesse della gente soprattutto sulla biblioteca della zona, spostata in via Canova. Era unanime l’interesse verso questo centro culturale dell’Isolotto. Le centinaia di persone hanno chiesto di riattivarla» ribadisce Enzo Mazzi.

A questo punto la gente attende risposte.
«Esatto. Se non le danno che hanno riunito le persone a fare? Se non danno risposte c’è il rischio che si svuoti la positività dell’iniziativa, anzi potrebbe rivoltarsi contro se non vengono raccolte tutte le aspettative che sono emerse».

Naturalmente non deve restare un episodio isolato.
«Non solo, ma deve tener conto non solo delle richieste ma anche delle proposte che sono state fatte. Un esempio? L’apertura di uno spazio autogestito dai giovani, vogliono un loro spazio. Questa non è solo una richiesta ma un’offerta di partecipazione».

La voglia di esserci delle persone è un segnale importante in un momento in cui la politica discute solo della casa di Montecarlo di Fini.
«Infatti bisogna fare in modo che l’amministrazione tenga conto di ciò che nasce dalla base, perché c’è tanta vitalità, non c’è solo richiesta. Non si tratta di questuanti ma di persone che fanno anche proposte».

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