E' morto Pietro Mirabelli, operaio della TAV: un testardo dei diritti

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di Simona Baldanzi

E’ morto stanotte Pietro Mirabelli in galleria in Svizzera. Un masso si è staccato dal fronte mentre una squadra lavorava con il jumbo. È morto in ospedale nel Canton Ticino per troppe lesioni interne. Aveva di recente lavorato per un breve periodo alla Toto a Barberino, dopo il periodo di cassaintegrazione in seguito alla chiusura dei lavori dell’Alta Velocità. Aveva infatti lavorato dal 2000 in CAVET dove era stato RLS, RSU fino alla conclusione dell’opera.
Pietro era un minatore calabrese, era un lancista, quello che sparava cemento al fronte della galleria, che aveva lavorato in una miriade di cantieri, per le grandi opere, per la velocità e il benessere del Nord, mentre a Pagliarelle, nella sua terra, dovevi fare quindici minuti di macchina per raggiungere la prima edicola. Mai prima di lui ho conosciuto qualcuno che ha fatto della dignità del lavoro una propria insostituibile missione. Un testardo dei diritti che ultimamente era rimasto ferito da questa Italia, dalla sua politica, dai sindacati e se ne era andato in Svizzera anche e soprattutto per questo.
Pietro era un figlio d’arte, come lui stesso si definiva. Il padre è morto di silicosi in seguito al lavoro di galleria. Pietro, anche se non ci credeva, era riuscito però a infrangere un silenzio sulla condizione dei minatori moderni e aveva conosciuto e incontrato una miriade di persone, coinvolgendo tutti nella sua battaglia a partire dal quarto turno e dalla sicurezza.
Aveva anche fatto incontrare la comunità montana del Mugello e quella del Crotonese e il monumento nella piazza sui caduti al lavoro a Pagliarelle frutto dell’incontro di due terre, lo si deve a lui. Aveva letto le lettere dei condannati a morte della resistenza per scrivere la frase che sta impressa sotto quell’uomo di bronzo che accecato dalla luce esce dalla galleria fatta di pietra serena di Firenzuola, da quel suo Mugello a cui ha dato tanto, persino il nome della via di casa sua, ai piedi della Sila.

Ora, non venitemi a parlare di cultura della sicurezza, perché Pietro ne era l’essenza. Non ci crediamo che sia potuto succedere a lui proprio perché lui ha lottato contro tutto questo per tutti gli altri, per tutti noi.

Non riesco ad aggiungere molto, sono stata indecisa se scrivere e cosa scrivere, ma alla fine mi sono detta, zitta no. Zitti non possiamo stare. Dobbiamo informare e far girare la notizia, fra quelli che lo conoscevano, fra quelli che conoscono la sua storia, fra quelli che non lo conoscono. Pietro era un uomo e un simbolo di lotta, di quelle rare che sembrano non esistere più. Le morti sul lavoro restano sotto lo zerbino di case vuote e lasciano un dolore lacerante che ti toglie il fiato. Ti toglie l’anima se a morire è Pietro.

0 Comments

  1. roberto

    L’altro giorno il Sindaco di Livorno si è scusato per non essersi recato a Roma per partecipare a un funerale di Stato che si celebrava in memoria di un Tenente della Folgore, caduto sul lavoro, in Afganistan.
    Pare che a ricordare al Sindaco di aver mancato ai propri doveri di rappresentante della città, in tale triste occasione sia stato Carlo Azelio Ciampi, che di Livorno è figlio e patron.
    Ieri , in Svizzera, è stato ucciso da un masso cadutogli accidentalmente addosso, mentre stava lavorando in una galleria Svizzera un altro lavoratore italiano, emigrato in quel paese perchè stanco di dover lavorare in condizioni pericolose nella galleria del Carlone, costruita dal Consorzio CAVET per conto di Italferr.
    Lo sfortunatissimo “minatore TAV”, come Lui si definiva, era rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e si era fatto conoscere e stimare, oltre che in tale ruolo, anche come brava persona, piena di umanità ed educazione.
    Si può apprezzarne il valore morale leggendo la lettera aperta da lui indirizzata all’allora Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, in data 29 marzo 2001, quando al cospetto di autorità di ogni genere è stato propagandisticamente “inaugurato” il grande buco che collega il Mugello, dal Carlone e Vaglia, a Sesto Fiorentino.
    Lettera aperta che posso sbagliare ma mi sembra sia caduta nel dimenticatoio ; forse non è neanche stata letta dal destinatario.
    Il lavoro spesso uccide e morire sul lavoro è una cosa assurda.
    Quante volte si sente dire subito dopo una disgrazia che bisogna evitare che in futuro questo possa ripetersi; ed invece si ripete ogni giorno.
    Ed il futuro inesorabilmente ci mette davanti la realtà che è fatta di mancanza di cautele, appetito vorace per il denaro e per il guadagno a tutti i costi.
    Fa tristezza veder appiattire il senso della vita di un uomo, all’indomani della sua morte, pretendendo non di aiutarlo quando è in vita a risolvere i suoi problemi, ma quando muore rendendo obbligatorio un cerimoniale che costa poco.
    Poco, come un minuto di silenzio prima di cominciare una partita di calcio o prima di inziare una seduta a Montecitorio!
    Un minuto di silenzio costa molto meno della TAV, che come tutte le grandi opere richiede, come tutte le guerre, anche numerosi ed inutili sacrifici in vite umane.

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  2. roberto

    A proposito di TAV a Firenze…
    Qui a Firenze il promesso trasporto della terra scavata dai cantieri su ferro, sta avvenendo su gomma.
    In via Circondaria , in mezzo a nuvole di polvere ci si può mettere comodamente in coda dietro ad enormi camion, che apparentemente hanno una tenda sopra il cassone.
    La tenda, di forma semicircolare, lascia che il vento durante il movimento dei mezzi entri dentro e sollevi volatilizzandolo il materiale sciolto e non preventivamente bagnato.
    Per fortuna che stanno per arrivare tre giorni di pioggia.
    Peccato che siamo nel fine settimana e forse i lavori ripartiranno Lunedì.

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  3. red

    Riceviamo da Simona Baldanzi il seguente messaggio:

    Il funerale di Pietro Mirabelli c’è domani alle tre e mezzo a Pagliarelle (KR).
    Purtroppo dobbiamo organizzarci a pezzi sparsi e un po’ ognuno a modo suo.
    Non c’è un sindacato o un partito che organizzi, non c’è un Pietro che sappia riunirci tutti.
    Ci siamo noi che facciamo casino fra autobus e treni e macchine.
    Un pullman di lavoratori si stanno organizzando dalla Svizzera.
    Spargete la voce.
    far conoscere la storia di Pietro per far conoscere la storia dei minatori e degli operai è ancora difendere i diritti e la sicurezza sul lavoro.

    per la Famiglia: Famiglia Mirabelli: via del Mugello, Pagliarelle, Petilia Policastro (Crotone) 88837.

    per ora questo. quando torniamo vediamo che altro fare.
    a me piacerebbe qualcosa in MUGELLO.

    Aggiornamenti prossimi giorni qua: http://www.facebook.com/home.php?#!/pages/Simona-Baldanzi/186892798408?ref=ts

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  4. maurizio sarcoli

    Non concosco bene i termini della vicenda nel mugello e quindi non voglio dir cose inadeguate, ma mi sembra necessaria una riflessione, un minuto di silenzio, pensando che chi si espone viene spesso lasciato solo a pagare le conseguenze del suo coraggio, maurizio sarcoli

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