Due Sicilie sostenibili

image_pdfimage_print

In Sicilia esistono e resistono contadini e allevatori che testardamente tengono alta la tradizione dei prodotti locali. Ne ho incontrati diversi durante un recente viaggio, e ho anche avuto la fortuna di partecipare ad un pranzo di una cooperativa agricola, “La Talpa”. Quanto segue è la cronaca fedele di una giornata istruttiva e rivelatrice su quanto sia difficile mantenere l’equilibrio tra la necessità di campare e il rigore della naturalezza, imbrigliati dalle mille regole poco sensate di una normativa europea fatta di vincoli e sussidi.
1o maggio. Scendendo verso San Giuseppe Jato arriviamo sull’aia di una casa di campagna dove ci saranno almeno una trentina di persone a preparare coralmente il pranzo comune. Tutto il rigoglio di questo maggio è nelle loro mani: carciofi, fave, finocchio, insalate, pecorino, ricotta. La sapienza delle loro conserve esce dalle dispense e olive, passate, pomodori secchi, mandorle, capperi si sposano ai prodotti freschi per onorare il giorno dei lavoratori.
Si discute se la minestra di fave e finocchietto vuole la ricotta o meno: ad Alcamo è usanza sconosciuta, a San Giuseppe è d’obbligo. Ci sediamo tutti a mangiare dopo un brindisi mentre carciofi e costine, dalla griglia, ci lanciano le loro promesse odorose.
Si discute delle ultime cose successe. Mariano, contadino di Segesta racconta incredulo che non ha avuto i contributi CEE perchè produce troppe cose: frutta (alcune specie che non hanno valore commerciale, ma tradizionali della zona), olivi, vigneto, frumento, foraggio, qualche pianta di agrumi. “Dovrei tagliare gli alberi o distruggere la vigna o abbattere gli animali, perché i contributi in pratica vanno solo a chi produce monocolture”. Comincia allora un rincorrersi di lamentele in cui si capisce che i problemi di questi coltivatori sono molti e che l’incertezza per il futuro è grande. “Anche chi ci dovrebbe rappresentare che ne sa di noi?” Parlano di un rappresentante dei Verdi che si occupa di agricoltura biologica: “Lui ha estensioni di terra a non finire, ha fatto i miliardi; è persona per bene, ma che ne sa dei piccoli come noi?” Mi raccontano di come sia fallito il tentativo di allevare conigli con metodi biologici: i costi sono molto più alti qua che non in Veneto per Amadori, a lui le pelli le pagano, in Sicilia c’è l’obbligo della distruzione con oneri a carico del produttore, l’eliminazione delle interiora costa più del doppio che al nord e non ne possono fare compost; l’adeguamento del macello alle norme europee, che cambiano con la velocità di una tarantella, riempie di debiti i piccoli produttori. Ma non solo: il vino biologico fatto secondo tradizione non lo vuole nessuno e finisce all’ammasso col vino da taglio, oppure se ne fa mosto concentrato e poi aceto, che a Modena sarà trasformato in aceto balsamico biologico; i pomodori ormai servono solo per autoconsumo o per pochi amatori, mentre le industrie godono di contributi tali che ci guadagnano anche se non vendessero il prodotto in scatola. Enormi gli sforzi fatti per produrre pelati biologici: per salvarsi dalla rete di norme fatte su misura per industrie e grandi produttori, vanno coi loro pomodori fino in Emilia alla ricerca di chi inscatoli il loro oro rosso, ma i costi aumentano, i prezzi diminuiscono. Mi spiegano che adesso fanno conserva solo per se stessi o per i clienti trovati faticosamente nella rete dei Gruppi di acquisto del nord… ma anche loro sono infedeli e magari finiscono col preferire i prodotti di Libera, commossi dalla storia della lotta alla mafia e dimentichi della strenua quotidiana battaglia dei piccoli coltivatori. Imparo che chi di loro produce agrumi (vicino a Partanna, più a sud) non solo usa metodi biologici, ma rifiuta anche i frangivento di plastica e continua con i tradizionali filari di cipressini. Le discussioni sul loro futuro si intrecciano con quelle, per esempio, di Claudio che mi racconta con una passione commovente la storia d’amore dei suoi asini, fatta di ragli e di calci, dell’asinella nata in quei giorni; delle sue galline “felici perché razzolano tutto il giorno”, delle loro uova bianche “che hanno meno colestrerolo di quelle Aia e poi vuoi mettere come sono buone uscite da culi felici?”.
Le storie si inseguono attorno alla tavola; è evidente che tutti sono fieri del loro lavoro e dei loro prodotti, niente pare incrinare la volontà di proseguire nel segno di una tradizione che è anche garanzia di un futuro più giusto per loro e sapido e sano per noi. Se ce la faranno a sopravvivere.

La Talpa è una cooperativa agricola nata nel 1980 e rivolta all’agricoltura biologica e al recupero delle tradizioni locali. Propone vacanze alternative offrendo ospitalità in campagna in un’atmosfera familiare a stretto contatto con la natura… passeggiate a dorso di asino, cucina con prodotti biologici di propria produzione: conigli, miele, pomodori, olio e vino. L’alloggio offerto è in una casa rurale, dove sono disponibili tutto l’anno 8/10 posti letto e i pasti sono a base di prodotti biologici.
Per altre informazioni Cooperativa Agricola La Talpa, Alcamo (Trapani), Tel 0924/502900, Fax 0924/502900 Cell. 348/7090674 Email luposolo@libero.it http://digilander.libero.it/latalpa/

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *