Droga: te lo dò io il recupero!

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Guerra alla droga e recupero totale dei tossicodipendenti. Sono questi i principi alla base delle nuove linee guida del governo in materia di droghe, riassunti per ora in una semplice mozione di indirizzo ma che diventeranno presto esecutivi tramite decreti e leggi, come promesso dal vicepresidente Fini. La mozione approvata contesta tutta la strategia dell’approccio attuale, rimettendone in discussione i punti essenziali, dalla riduzione del danno alla distinzione tra droghe leggere e pesanti, dall’utilità dei Sert a quella delle campagne informative, affermando in sostanza che drogarsi è sbagliato, anzi è un reato, e che la comunità è l’unica via (obbligatoria) d’uscita. Ma cosa comporterà questa nuova sterzata repressiva? Secondo il Forum Droghe la strada scelta è del tutto controproducente sotto ogni aspetto. Vediamo perché.
Riduzione del danno
Con questo nome si indicano una serie di azioni in grado di limitare i rischi per la salute del tossicodipendente, per esempio la distribuzione di siringhe sterili (per evitare diffusione di virus, dall’epatite all’HIV) o di metadone (per risolvere crisi di astinenza ma anche come terapia “stabilizzante” in grado comunque di togliere il tossico dalla strada), con riflessi positivi anche per la società, in termini di salute pubblica e sicurezza. “La riduzione del danno – si legge sul sito della LILA – è un primo passo finalizzato a garantire alla persona tossicodipendente il permanere in vita, possibilmente in buona salute, con la speranza che un domani questa stessa persona trovi la forza per avviare un percorso di disintossicazione”. Secondo il governo perseguire questo obiettivo significa puntare al ribasso e ammettere una sconfitta. Ma investire soltanto sul “recupero totale” di coloro che decidono di smettere non significa invece lasciare al loro destino tutti gli altri, i più emarginati, i meno “recuperabili”?
Droghe leggere e droghe pesanti
Questa distinzione, superficiale e superata secondo il governo, è in realtà fondata su dati scientifici che ci dicono che fumare marijuana o hashish non produce danni fisici né dipendenze neanche lontanamente paragonabili a quelle indotte da oppiacei, cocaina e anfetamine. Per tacere della dipendenza da tabacco e alcool, le droghe di stato… Mentre in molti paesi europei si depenalizza il consumo dei derivati della canapa, e persino negli Stati Uniti si comincia ad ammettere timidamente la possibilità del loro uso terapeutico (v. scheda), l’Italia torna indietro fino a riconsiderare la punibilità dello spinello! Quando è proprio il mercato illegale che non aiuta a tenere distinte le sostanze ed è proprio il carcere il posto dove circola più droga.
I Ser.T.
Il Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.) è la struttura pubblica che prende in carico il tossicodipendente, arrivato su mandato dal giudice o spontaneamente. Si occupa degli aspetti sanitari e psicologici, ma soprattutto è un indispensabile punto di tramite del tossicodipendente con altri servizi e con operatori specializzati, che solo così possono stabilire un rapporto essenziale ai fini di una possibile disintossicazione. Il Ser.T. collabora in rete con altre istituzioni, quali cooperative sociali ed unità di strada, che svolgono un ruolo ancora più cruciale avvicinandosi ai “soggetti a rischio” e condividendo con loro spazi e tempi, alla ricerca di un’alternativa soddisfacente alla droga. Se è stata talora centrata l’accusa rivolta ai Ser.T. di essere dei “bar metadone” dove si distribuisce una droga di stato e non si cura né si aiuta nessuno, questo è conseguenza di una politica incerta e dimezzata che ha preferito investire in repressione piuttosto che in prevenzione e terapia. Nel rapporto 2001 dell’Osservatorio Europeo Droghe e Tossicodipendenze leggiamo che il 50% dei detenuti nei paesi europei ha a che fare con il consumo di droghe, mentre dei soldi investiti sul problema il 70-75% viene speso nel campo penale e solo il resto in quello sanitario. Smantellare i Sert e le altre strutture significherebbe lasciare a se stesso e al mercato illegale sia chi è già tossicodipendente sia chi non lo è ma vive comunque uno stato di disagio e di esposizione alla droga.
Le campagne informative
Vengono accusate di minimizzare i danni prodotti dalle sostanze e addirittura di dare una veste di “normalità” al fenomeno. Il tentativo è però quello di offrire informazione scientifica e credibile a ragazzi spesso giovanissimi che non vogliono sentirsi giudicare né fare la morale ma vogliono sapere che cos’è e cosa provoca quella pasticca che gira in discoteca. Rientrano anch’esse nella strategia di prevenzione e riduzione del danno che poco interessa al governo, determinato anche in questo settore a delegare ai privati la “soluzione” del problema.
Comunità
Le comunità di accoglienza, tradizionali o a maglie larghe, hanno visto diminuire la propria utenza negli ultimi anni e sono quindi in crisi anche economica. Molte di esse si reggono anche sul lavoro degli “ospiti”, prima fra tutte la comunità di San Patrignano che il governo ha elevato al rango di modello. Questo calo è dovuto anche ad una modifica del consumo di droghe, ovvero meno eroina e più pasticche. Quest’ultime, le droghe del weekend, non danno dipendenza e quindi non comportano necessità di disintossicarsi. Ma secondo la linea di “solidarismo autoritario” portata avanti dal governo anche il minore che occasionalmente ne faccia uso può essere obbligato a un periodo di soggiorno in comunità per allontanarlo da “cattive compagnie”. È una visione miope che vuole “curare” soltanto la persona e non considera l’ambito sociale e familiare che ha condotto alla “malattia”. In definitiva nega che la droga sia un problema che chiama in causa tutta la società ma classifica i drogati come individui deviati da contenere in apposite strutture, possibilmente private.

Ogni cosa a suo posto, insomma: i drogati in comunità, i matti al manicomio, le prostitute nei casini, gli immigrati a casa loro. Ecco l’Italia che hanno in mente.
APPROFONDIMENTI SU: WWW.FUORILUOGO.IT/SPECIALI/GUERRAITALIANA

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