DOSSIER: STRANIERI A FIRENZE Il pane e le schede

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Dal 30 novembre anche Firenze avrà il suo Consiglio degli Stranieri. Si moltiplicano dibattiti e incontri sul tema, si scambiano opinioni, si muovono accuse, si prevedono grandi cambiamenti, ci si indigna e ci si entusiasma. Tutti hanno un’opinione sul tema, e se non ce l’hanno, se la inventano. Specialmente dopo la mossa a sorpresa del vice Presidente del Consiglio – la destra per il voto agli stranieri? Incredibile ma vero, se è vero… – l’immigrato torna al centro della scena, sotto i riflettori dei media, stavolta non per accusarlo di tutti i furti e le violenze avvenute sul territorio nazionale, bensì per discutere dell’opportunità o meno che questo abbia gli stessi nostri diritti.
Intanto loro, i migranti, continuano a morire nel loro viaggio disperato verso la speranza di una vita diversa.
Dopo la recente strage di Lampedusa, ogni polemica politica sul voto è apparsa piccola cosa in confronto al dramma umano che ci siamo trovati davanti. La questione immigrazione ha continuato ad occupare le prime pagine, stavolta per piangere sul latte versato o per accusare l’Europa di starsene ferma a guardare quello che è diventato un vero e proprio esodo, spesso dagli esiti tragici.
Smettiamo di parlarci addosso e lasciamo che siano loro stessi a raccontarci la loro realtà, a descriverci altre situazioni, a spiegarci diversi modelli di vita, a darci la loro opinione sui loro diritti.
Questo dossier è stato realizzato con la collaborazione del Corso Comunicare Intercultura e Fare Rete, a cui partecipano alcuni migranti che ci hanno accompagnato con un’ottica diversa nelle situazioni più dibattute in città: dal Consiglio degli Stranieri, ai tanto discussi raduni delle Cascine.
“I fiorentini ci guardano con un po’ di sfiducia” sostiene un peruviano che passa le sue domeniche alle Cascine, “invece io credo che sia importante per noi integrarsi, rispettando le regole. Se i fiorentini rispettano il nostro modo di esprimerci, la nostra voglia di incontrarci e di fare sport, noi rispetteremo di più la società fiorentina e il suo modo di accoglierci”.
Come dargli torto? La nostra società e noi come individui, abbiamo forse fatto qualcosa per facilitare l’integrazione e la convivenza? Il Consiglio degli Stranieri è un vittorioso traguardo in questa direzione, oppure soltanto un buon punto di partenza? Quel che dall’esterno appare come un cambiamento epocale, dall’interno è vissuto come una tappa di un lungo percorso, il cui gradino successivo potrebbe essere l’estensione del voto amministrativo a tutti i residenti del Comune.
Il 16 settembre scorso, a Genova è passata una mozione in Consiglio Comunale che estende il voto amministrativo a tutti coloro che risiedono in città a partire dalle elezioni del 2007. Ma questo garantisce di per sé una totale integrazione, considerando che molti non hanno il permesso di soggiorno o la residenza?
Il diritto di voto in sé ha un grande valore simbolico e di principio: ma è anch’esso una tappa, non un punto di arrivo.
Il voto dovrebbe piuttosto trasformarsi in un’occasione per parlare di contenuti, dei problemi concreti che riguardano non una comunità rispetto ad un’altra, ma tutte le comunità, gli individui che vi appartengono, i cittadini in generale.
Chi non si sente coinvolto in una discussione su casa, lavoro, salute, istruzione, mancanza di spazi di aggregazione sociale?
È proprio di questo che parleremo questo mese, esplorando insieme ai migranti un’altra città che si muove, lavora, discute, si riunisce. E lo faremo dall’interno, facendoci guidare da loro.

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