Dossier Le Piagge

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Otto colpi sparati da una pistola automatica. Sette di questi uccidono quattro persone: due ragazzi, un anziano signore e una bambina di appena due anni. È successo a Rozzano qualche settimana fa. L’Italia intera si è scandalizzata, indignata per il degrado che avvolge le periferie del nostro paese. Sporche, con brutta gente, dove non si può camminare per strada senza rischiare di essere uccisi.
Con questo piccolo dossier su “degrado e periferie” vogliamo raccontarvi proprio una storia di periferia, la nostra, quella delle Piagge, che cerca con fatica di “produrre alternative” politiche, economiche, ma in primo luogo sociali.
Sappiamo di non essere isolati. Conosciamo per esperienza diretta decine di realtà in tutto il paese che sperimentano alternative dal basso, cercando di creare comunità dove possano esprimersi quelle potenzialità che ogni essere umano ha nella propria storia, nella propria vita. Potenzialità che quasi sempre vengono frustrate dalla sfiducia di un “sistema” – che non è qualcosa di astratto ma è composto da persone in carne ed ossa – che preferisce fuggire dalle proprie responsabilità creando il caso, grazie anche ai mass media che non hanno interesse a capire a fondo le cose, e costruendo mostri di diversità: le periferie urbane e chi ci vive.

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“Se devo pensare a un luogo squallido di Firenze, il primo nome che mi viene in mente non sono certo le Piagge, ma piuttosto Via Tornabuoni, soprattutto di notte. È una strada morta dove non ci passa nessuno e dove non è presente nessuna attività o relazione sociale. Un’unica funzione, quella commerciale, ha annullato tutte le altre e per la gente comune è diventata una strada ostile”.
Sono parole di Giancarlo Paba, architetto e direttore del Dipartimento di Urbanistica, persona che prima di parlare si spoglia delle certezze acquisite e della presunzione che potrebbe derivare dal suo ruolo. Paba denuncia che il Re è nudo. Come non essere d’accordo che una delle strade storiche più belle della nostra città oggi è diventata un luogo di culto per necrofili, per coloro che si riconoscono in una società esclusivamente materialista e che per santificare l’idolo del consumo hanno bisogno di luoghi protetti, sigillati, privi di persone che li abitano? Con una sola parola: degradata.
Come rimanere indifferenti alle parole di Monsignor Timothy Verdon che – parlando in nome del Cardinale di Firenze Ennio Antonelli – si indigna “per la presenza di sbandati senza tetto e legge” – e chiede – “maggior sorveglianza nei confronti di chi di notte bivacca sui gradini del Duomo, usando droghe, spesso togliendo ogni decoro al luogo”?
Per scelta redazionale abbiamo deciso di non affrontare compiutamente la sceneggiata estiva tra Curia e Comune sul degrado di piazza San Giovanni. Diciamo solo che è vergognoso che siano state assimilate a rifiuti da spazzar via persone che vivono con difficoltà estrema il proprio percorso di vita: tossicodipendenti, senza casa, poveri. Per Verdon questo è degrado da cancellare dalla propria vista, che se ne vadano più in là.

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È per fare un po’ di chiarezza, per andare oltre i luoghi comuni che abbiamo deciso di raccontarvi che cosa davvero succede ogni giorno tra il ponte all’Indiano e l’autostrada del Sole, in quello che molti definiscono il Bronx fiorentino.
Si tratta, come avrete modo di leggere, di ritratti di persone che hanno trovato in primo luogo fiducia nel loro quartiere, iniziando a costruire su se stessi percorsi – possiamo azzardarci nel definirli virtuosi? – insieme ai loro vicini di casa.
A loro la parola.

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