DOSSIER: IMMIGRATI

image_pdfimage_print

Le crescenti restrizioni di libertà sacrosante riguardano tutti noi e non solo gli stranieri
Estate fiorentina 1: uno stabile disabitato in via Gino Capponi viene occupato da un centinaio di cittadini somali, profughi, che non sanno dove andare a dormire.
Estate fiorentina 2: sotto il porticato della Questura di Firenze dove ogni giorno centinaia di extracomunitari in coda sono costretti a elemosinarci un visto o un permesso di soggiorno, gli antirazzisti si rinchiudono dentro una gabbia con catene e lucchetti. Simbolo della condizione degli immigrati nel nostro paese, la gabbia rappresenta i CPT, centri di permanenza temporanea, una vergogna istituita dal centrosinistra e peggiorata dalla destra con la legge Bossi-Fini, per l’isolamento e l’espulsione degli immigrati clandestini.
Questi avvenimenti locali s’incrociano con altri avvenimenti di portata continentale: in Luglio nelle prime pagine dei giornali compare la vicenda della Cap Anamur, la nave di un’organizzazione umanitaria tedesca con a bordo trentasette profughi salvati su un gommone in panne al largo delle coste libiche, alla quale la Capitaneria di Porto Empedocle nega l’accesso in acque italiane. Da venticinque anni questa imbarcazione solca i mari per offrire aiuto a profughi e fuggiaschi che si sono persi tra le onde nel tentativo di fuggire da povertà, miseria e oppressione. Ma verso la Cap Anamur e verso il suo carico di esseri umani la Fortezza Europa non manca di mostrare il suo volto più feroce. L’Europa evidentemente non ha, nè vuole avere una politica dell’asilo e dell’accoglienza degli stranieri, e in questo panorama di chiusura l’Italia tiene saldo il suo primato di durezza e miopia.
Eppure a bordo della nave tedesca, come nei CPT, come nello stabile occupato di via Capponi, ci sono prima di tutto esseri umani, vittime silenziose della nostra indifferenza, ospiti indesiderati a cui chiudiamo la porta in f accia per non perdere i nostri privilegi.
Nel caso della Cap Anamur l’insensibilità e l’inadeguatezza non sono state solo italiane, e svelano l’incapacità continentale di affrontare i diritti umani laddove questi passino da un piano teorico a un piano di concretezza e di emergenza.
Purtroppo la Costituzione europea, che sancisce con tanta chiarezza il diritto a un mercato libero e flessibile, non sembra volere con altrettanta forza ribadire il ruolo umanitario dell’Europa, ruolo che le spetterebbe sia come culla dello stato di diritto, sia come equa alternativa agli altri scenari mondiali: l’aggressività unilaterale americana da una parte e l’autoritarismo o le fragili democrazie dei paesi in via di sviluppo dall’altra.
La dichiarazione di guerra permanente degli Stati Uniti e il suo corollario terroristico non potranno altro che aumentare a dismisura i casi di rifugiati e richiedenti asilo, e il risultato riguarda già oggi anche noi, molto più da vicino di quanto non si percepisca.
Perché se è vero che i primi a pagare sono i più deboli, gli immigrati, i richiedenti asilo, gli “irregolari”, i sans papier, è anche vero che di pari passo stiamo vedendo restringere i “nostri” diritti, quelli che noi cittadini dell’occidente evoluto credevamo intoccabili. Abbiamo creduto che la tutela delle libertà politiche e l’affermazione dei diritti umani fossero ormai patrimonio acquisito delle nostre società, e così abbiamo abbassato la soglia dell’attenzione, digerendo senza troppo clamore i molti segnali preoccupanti apparsi nel mondo.
Ne ricordiamo qui solo alcuni: il famigerato Patriot Act, le carceri di Guantanamo e i tribunali militari speciali segreti negli Stati Uniti, la legge antiterrorismo in Inghilterra, il sistema di spionaggio non militare delle comunicazioni Echelon, la proposta europea di passaporti contenenti dati biometrici, la repressione violenta di Napoli e Genova, la discussione sulla tortura in Italia… segnali che hanno in comune uno spirito pericoloso: l’annientamento del diverso, sia esso un paese non allineato, un singolo immigrato, un dissidente politico, un attivista o un pacifico manifestante.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *