Dossier Altracittà: 626 dove sei?

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Si chiamava Albert Kolgjegja, era nato 30 anni fa a Lura in Albania, da tre anni lavorava in Italia.
È morto sabato 8 novembre a Genova, schiacciato da due solette di cemento nel crollo di un’ala del palazzo Galata, che nel 2004 doveva ospitare il Museo del Mare. Colpa del cemento forse, o della fretta. Secondo la Procura l’armatura era stata tolta troppo presto, per questo la soletta ha ceduto. È stata aperta un’inchiesta, quattro ispettori del lavoro sono indagati ed è stata avviata una perizia tecnica sul cemento utilizzato.

Intanto però, ci si affretta a dichiarare che era tutto in regola, che il cantiere era a norma di legge, gli operai tutti assunti. Ma i sindacati danno un’altra versione dei fatti e proclamano 8 ore di sciopero per gli edili. Sollevano il problema della sicurezza dei lavoratori in regime di subappalto. Per rientrare nei costi previsti da appalti con ribassi d’asta che arrivano al 45%, si taglia sul costo del lavoro e quindi sui diritti.

“Un festival delle scatole cinesi” lo definisce Nino Frosini, Presidente della Commissione Lavoro del Consiglio Regionale della Toscana, “è incontrollabile, l’unica soluzione è vietarlo per legge”. E aggiunge: “La sicurezza sui luoghi di lavoro non è qualcosa che si può scorporare da un contesto più ampio. Sta dentro a tutto l’insieme dei diritti del lavoro.”

Difficilmente un incidente sul lavoro avviene per caso, per sfortuna, per disgrazia. Al 99% gli infortuni sono causati dall’insufficienza di norme di sicurezza o da errori umani, spesso favoriti da ritmi di lavoro estenuanti. Almeno è questo quello che ci insegnano ai corsi di sicurezza sul lavoro previsti dal decreto legge 626 del 1994. Una buona legge, ci viene detto, funzionerebbe anche, se ci fossero abbastanza controlli. Che invece sono scarsi e troppo spesso preavvisati e pilotati. Ma la legge, almeno quella, c’è, e allora applichiamola, per quanto possibile.

Invece sono in pochi a conoscerla, a sapere che dal 1994 in Italia ci sono norme che tutelano l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori, norme uguali per tutti, in ogni settore, con ogni tipo di contratto. Nella 626 per lavoratore si intende “colui che si trova in una posizione di dipendenza e di subordinazione rispetto al datore di lavoro”, comprendendo quindi gli atipici, i soci lavoratori di cooperative, gli stagisti. Insomma, tutti coloro che facciano uso di “laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro, agenti chimici e biologici”.

Come sono in pochi a sapere di aver diritto ad eleggere un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e ancora meno quelli che lo hanno fatto.
Una legge violata dal 70% delle imprese, passata sotto silenzio. Nonostante il suo obiettivo più ambizioso fosse quello di diffondere la cultura della prevenzione e soppiantare quella del risarcimento del danno. Investendo sulla conoscenza e sulla formazione: sia il lavoratore che il datore di lavoro dovevano capire che gli infortuni non sono fatalità del destino e che l’applicazione delle nuove norme avrebbe ridotto moltissimo gli incidenti sul lavoro. Il problema però è che molti lavoratori, soprattutto dei cantieri edili e stradali, tra i settori più pericolosi, sono al nero, irregolari, spesso immigrati.

Nelle pagine seguenti troverete un quadro ben poco consolante, si parla di 186 vittime ad oggi nei cantieri edili nel 2003.
E troverete il ricordo di El Houssaine Khorchfi, morto il 21 novembre 2002 per “tragica fatalità” mentre scavava una buca nella strada. Chiuderemo infine con qualche buona notizia e un vademecum per difendersi dalle leggi e con le leggi.

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