Dopo secoli tornano a Firenze le torri dei signori

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Fu nel XIII secolo che progressivamente i fiorentini decisero di abbattere le più alte case torri che erano cresciute sulla città. Si trattava di edifici che avrebbero dovuto rappresentare l’orgoglio delle famiglie che li avevano costruiti, significare la ricchezza e il potere che li avevano resi possibili. Ma in una città dal forte senso collettivo si stabilì che nessuno avrebbe potuto rivaleggiare in altezza con gli edifici pubblici, che nessun palazzo patrizio avrebbe potuto essere più alto di quelli rappresentanti il potere politico (poi palazzo della Signoria) e il potere spirituale (la cattedrale di Santa Maria del Fiore). Infatti per i secoli a venire la torre di Arnolfo e la cupola del Brunelleschi avrebbero annunciato in distanza Firenze agli occhi dei viandanti, sarebbero stati insieme il simbolo stesso della manificenza fiorentina. Dalle alture circostanti, come nelle vedute pittoriche degli artisti, per secoli.
Né i Lorena, né i Savoia si azzardarono ad infrangere il patto. E anche nel XX secolo, pur nell’economicamente impetuoso dopoguerra, Firenze riuscì a conservare il delicato equilibrio dello sky-line che la caratterizzava. I nuovi quartieri residenziali allargarono la città a sud e a nord con edifici che non salivano mai eccessivamente in altezza. E ogni volta che qualcuno provò a rompere l’intesa, recepita nel moderno piano regolatore, ne pagò le conseguenze. I più anziani ricorderanno certo le violente polemiche che
accompagnarono l’edificazione del così detto ‘grattacielo’ di piazza Leopoldo, come l”accorciamento’ di qualche piano di un palazzo in zona Campo di Marte. Così è stato sino ad oggi.
Perché in località San Bartolo a Cintoia all’imbocco della Strada Fi-Pi-Li, in tanti se ne saranno accorti, sta sorgendo un ‘fungo rosa’ alto circa 14 di piani, adibito ad albergo. Questa torre, che pare gemella dell’attiguo polo commerciale e cinematografico, sarà il nuovo biglietto da visità della città per i viaggiatori che arrivano dal mare, nel senso che il bel profilo di cemento armato del casermone ottunde la visuale di chi si avvicina in supestrada, coprendo precisamente alle proprie spalle il tradizionale simbolo di Firenze, la cupola del Duomo progettata da Brunelleschi. Sembra impossibile che i costruttori non fossero consapevoli delle conseguenze quando hanno progettato il colosso. Sicché viene da pensare che l’opera sia il deliberato tentativo, come avrebbero fatto i signori fiorentini del 1200, di significare il potere, la ricchezza, l’orgoglio (o la presunzione direte voi) di chi lo ha voluto.
Dunque non resta che osservarlo, magari salendo sulle colline di Mosciano [da dove l’immagine è tratta] e liberare la curiosità che l’edificio vuole solleticare in noi. Domandiamoci tutti, meglio se a voce alta (almeno quanto l’edificio): ‘Di chi è quel palazzone?’, ‘Chi lo ha costruito?’ ‘Magari subappaltando a chi i lavori?’, ‘Di chi è il terreno, e chi era il proprietario in precedenza?’ e, infine, ‘Chi ne ha autorizzato l’edificazione? E quando, di grazia?’.

Nicola Novelli da Nove da Firenze

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