Dopo i Conciatori, tocca al Melograno? Domenica cena di finanziamento a Settignano

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ospiti del Melograno
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Carola Del Buono per l’Altracittà

"Il Melograno è un’associazione di pace, eguaglianza e cooperazione fra i popoli". Sono parole di Massimo Stagi, fiorentino, uno dei soci fondatori del Melograno assieme al concittadino Giovanni Vivarelli e a Claudia Chiquet, di origine svizzera ma da tanti anni nella nostra città.
Oggi il Melograno rischia di cessare l’attività. Un avviso di sfratto è infatti giunto da mesi alle porte della sede situata in via Aretina 513, in zona Firenze Sud.

L’associazione il Melograno nasce alla fine degli anni Ottanta. All’epoca, racconta Massimo, si poteva assistere a Firenze, come in tutta Italia, all’ampliamento selvaggio delle periferie, che prendevano piede ai margini delle città senza un disegno preciso, e, soprattutto, con la completa noncuranza verso quel che riguardava l’aspetto sociale. A pagare le conseguenze di questa situazione erano soprattutto i bambini ed i giovani che, allora come oggi, non avevano spazi per passare il tempo libero. Come ricorda Massimo, all’ombra dei grandi palazzi grigi tutti uguali c’era sempre il cartello “Vietato il gioco a palla”.
"Ancora oggi il cittadino è costretto a vivere in questo stato di alienazione – afferma, noi ci battiamo affinché questo cambi. Il nostro obiettivo è creare un punto di aggregazione, perché quello che manca per i cittadini è la possibilità di incontrarsi, gli unici luoghi per poterlo fare sono infatti a pagamento".

Lo spazio in cui attualmente opera l’associazione è stato regolarmente concesso dal comune di Firenze. Completamente degradato, il casolare cadeva decisamente a pezzi, nel giardino c’era una tale quantità di rifiuti da creare cumuli alti quasi quattro metri: sono stati proprio Massimo, Claudia, Giovanni e altre persone che collaboravano con loro a ripulirlo e a rimetterlo a posto, esclusivamente con le loro forze e con i loro mezzi.
All’interno dell’edificio sono state poi organizzate negli anni varie iniziative, soprattutto destinate ai giovani, aperte chiaramente a chiunque volesse partecipare, e non esclusivamente agli abitanti del quartiere dove ha luogo la sede. Tutto senza alcuno scopo di lucro. è vietata infatti dallo statuto dell’associazione ogni possibilità che ciò che viene svolto possa avere un tornaconto economico, un guadagno, l’unica cosa che viene richiesta è un piccolo contributo per le spese.

Le iniziative comprendono attività di tutti i generi: alcune sono destinate esclusivamente ai bambini, come il laboratorio di arte al parco, altre per gente di tutte le età come i laboratori di pittura, di incisione e di sartoria. Presente anche un corso di cinema e uno di danzaterapia. Ogni mercoledì viene organizzata una cena sociale dove chiunque può venire e partecipare. Claudia Chiquet ricorda anche la “cena delle donne”, che si tiene una volta al mese, dove donne di tutte le età si riuniscono per organizzare una serata a tema. Al Melograno si ritrova anche per fare le prove il gruppo dei “Fiati Sprecati”, una banda popolare di strada composta da trombe, sassofoni, clarinetti, fisarmoniche, flauti e percussioni.

Massimo sottolinea che queste attività non hanno nessun costo per chi vuole partecipare, come accadeva nelle associazioni di mutuo soccorso degli ultimi anni dell’Ottocento. Data la situazione economica sfavorevole dell’epoca, le società del movimento operaio aiutavano gli abitanti dei rioni popolari ad avere una serie di servizi che non avrebbero potuto permettersi, e per farlo adottavano il cosiddetto “scambio di bisogni”, che Massimo riassume così "Se mi si rompe un vetro, tu vieni a ripararmelo e io ti faccio una torta… non abbiamo inventato niente di nuovo!".
Per quel che riguarda la minaccia di sgombero, ciò che amareggia di più Massimo è l’idea di essere mandati via da un luogo che non è stato occupato abusivamente, ma che è stato loro concesso dalle istituzioni, a cui non hanno mai chiesto niente per renderlo accogliente e funzionante com’è adesso.
"Il nostro impegno dimostra che si può raggiungere un obiettivo senza grandi capitali, ma semplicemente con il lavoro… nel nostro caso si è trattato di lavoro collettivo, non solo mio, di Giovanni e di Claudia, ma di tutti coloro che all’epoca hanno voluto aiutarci. Questo casolare abbandonato con il giardino ridotto ad una discarica rappresentava un problema anche per gli abitanti del quartiere, e noi non abbiamo chiesto nulla al comune per ciò che abbiamo fatto".Il problema degli spazi sociali e degli sfratti, aggiunge Massimo, riguarda molte altre associazioni fiorentine, che compiono attività sociali senza ritorno economico e senza finanziamenti, come ad esempio la Libreria delle donne, in via Fiesolana, a cui è stato chiesto un ingente aumento dell’affitto, e al Progetto Conciatori, recentemente sgomberato con la forza.

Sulla questione del Melograno abbiamo chiesto maggiori informazioni all’architetto Maurizio De Zordo, che si è occupato di questa vicenda. A suo avviso, c’è un atteggiamento d’intolleranza da parte del comune verso certe realtà, specialmente se schierate politicamente, che si rafforza con le polemiche sollevate anche dai giornali riguardo ai canoni di affitto di questi spazi, ritenuti troppo bassi.
Sembrerebbe anche che all’associazione il Melograno siano stati contestati degli abusi edilizi, che consisterebbero in dei soppalchi costruiti con dei tubi ai piani superiori dell’abitazione, e il non aver provveduto al restauro della facciata dell’immobile.
Secondo De Zordo si tratta di accuse senza fondamento: i soppalchi sarebbero stati rimossi (servivano semplicemente per riporre oggetti e vestiario) e per quel che riguarda la facciata come si può pensare che un’associazione di volontariato possa avere i fondi per un lavoro del genere?

"Non ci sono i motivi per una revoca della concessione – afferma De Zordo. Sappiamo infatti che quest’ultima è stata infatti data all’associazione il Melograno dal comune, per svolgere all’interno di quel casolare attività sociali, a titolo gratuito. Ed è quello che loro stanno effettivamente facendo".
Fra l’altro, per la sovrintendenza l’immobile non potrebbe essere messo in vendita, per cui sembra proprio che questa manovra sia costruita esclusivamente per mandare via loro. Tre lettere sono state scritte al comune per chiedere un incontro, e cinquecento firme di persone contrarie allo sfratto sono state raccolte e spedite a Palazzo Vecchio. Ma nonostante ciò nessuna risposta è mai giunta all’associazione, nessuno è sembrato disponibile neppure ad un colloquio sulla questione.

Alla mia domanda su che cosa vede nel futuro, Massimo risponde così “Vorrei continuare a vedere questo”. Siamo nella cucina della sede, dove si sta svolgendo una cena sociale: tanti giovani si sono ritrovati per mangiare tutti insieme al prezzo di 1,50 euro. "Vorrei che l’associazione potesse esistere ancora fra queste mura e che tutti quanti questi ragazzi potessero ancora incontrarsi e confrontarsi in qui… C’è troppo bisogno di punti di riferimento e di occupazione sociale, al giorno d’oggi non bastano neanche più realtà come noi, il progetto Conciatori o la comunità delle Piagge, servono presenze ancora più forti, uno sforzo ancora più grande, perché la politica purtroppo non persegue più il bene comune”.

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