Donne «complementari» all'uomo, a Tunisi un'ondata oscurantista

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Giuliana Sgrena da il manifesto

L’oscurantismo che sta invadendo la Tunisia dopo la vittoria islamista alle elezioni non salva nessuno. Nemmeno la medaglia d’oro di Habiba Ghribi alle olimpiadi di Londra, dove ha vinto la gara dei 3.000 metri siepi: gli islamisti le hanno rimproverato di aver partecipato a una manifestazione promiscua, e di aver mostrato le cosce!

Il giorno prima, il 5 agosto, il blogger Sofiane Chourabi, vincitore del premio algerino per la libertà di stampa Omar Ourtilane 2011 era stato arrestato sulla spiaggia di El Mansoura nel governatorato di Nabeul per aver fatto uso di alcool in pubblico.

Le notizie peggiori però arrivano dalla Costituente, dove in una settimana, di Ramadan, sono state proposte due leggi raccapriccianti. La più grave è la proposta fatta dalla Commissione per i diritti e le libertà (con 12 voti a favore e 8 contro) con l’articolo 27 della costituzione, in cui si stabilisce che «la protezione dei diritti delle donne» è sottoposta al «principio della complementarietà all’uomo in seno alla famiglia». La donna tunisina torna a essere una costola del maschio.

«Questa posizione permette di consacrare un sistema patriarcale che dà tutti i poteri agli uomini e priva le donne dei loro diritti minimi, nega la loro cittadinanza e indipendenza in quanto esseri umani a parte intera… Le donne sono definite solo in funzione della loro dipendenza dagli uomini, che siano il padre, il marito o il fratello», si legge in un appello sottoscritto da associazioni tunisine di donne e organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Questa provocazione è arrivata alla vigilia della giornata della donna tunisina – il 13 agosto – in cui si festeggia il 56esimo anniversario della proclamazione del Codice di statuto personale. Si tratta del primo testo di legge che stabiliva i rapporti in seno alla famiglia, secondo un modello moderno che riconosceva il diritto all’educazione per ragazzi e ragazze, stabiliva un’età minima legale per il matrimonio, escludeva la poligamia, facilitava il divorzio. Questa legge ha aperto la strada a ulteriori conquiste sui diritti di riproduzione e sessuali.

Ora, nel 2012, la Tunisia rischia un balzo indietro di oltre cinquant’anni, benché il partito islamista En-nahda si fosse impegnato durante la campagna elettorale a mantenere il codice della famiglia in vigore.

Nonostante la proposta sia arrivata nel mese di Ramadan e con la calura estiva, la risposta delle donne non si è fatta attendere. Una prima mobilitazione si è tenuta davanti alla Costituente, con la partecipazione anche di militanti e deputati della sinistra. Appelli sono circolati sui social networks.
L’appello, citato sopra, chiede ai costituenti di ritirare la proposta e di rispettare il principio «dell’uguaglianza totale ed effettiva tra uomini e donne». Per essere varata nella costituzione la proposta deve ottenere i voti dei due terzi dei membri della costituente: ed è improbabile che la ottenga, visto che contro la proposta si sono schierate anche deputate della coalizione governativa, come Salma Mabrouk di Ettakatol. Mentre Hasna Mrsit, del partito di centro Wafa, ha sollevato il problema delle ragazze madri, che potranno essere «complementari» solo al figlio. Su questo si era già espressa in campagna elettorale Souad Abderrahim, capolista di En-nahda a Tunisi, sostenendo che le ragazze madri «non hanno diritto di esistere» e tanto meno «di dare il loro nome a dei bastardi». Speriamo non si arrivi alla lapidazione.

La Commissione per i diritti e le libertà ha varato anche un’altra proposta di legge per «proteggere la santità della religione». Si tratta di fatto di una legge sulla blasfemia, che criminalizza «insulti, profanazione, derisione e rappresentazioni di Allah e Mohammed». Le pene previste per la violazione dei «valori sacri» arrivano a due anni di carcere e 2.000 dinari (circa 1.000 euro) di multa. In aprile due tunisini che avevano diffuso su internet scritti e caricature del profeta sono stati condannati a sette anni e mezzo di carcere per «attentato alla morale» (vecchio codice penale). Contro questa legislazione si erano mobilitate le associazioni per i diritti umani, che ora si oppongono alla nuova proposta.
La nuova costituzione dovrà essere varata entro il 23 ottobre e anche se gli islamisti hanno rinunciato a introdurre la sharia come base della legge, tentano di imporla attraverso altre vie.

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