Donne arabe: social media per i propri diritti

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da La Stampa

Vista l’importanza che i social media continuano ad avere per il cambiamento all’interno della società, molte donne saudite si sono attivate su Twitter con l’hashtag #SaudiWomenRevolution per chiedere maggiore uguaglianza nella società saudita, e contattando i giornalisti per sostenere i propri legittimi diritti umani e per combattere il sessismo nella società. Così, la seguente dichiarazione si presenta come un documento che raccoglie le diverse richieste avanzate dalle donne saudite tramite Saudi Women Revolution e può essere inoltrata a organizzazioni per i diritti umani, testate d’informazione e altri ambiti.

SaudiWomenRevolution

Primo: Le donne non potranno veder riconosciuti i loro diritti fino a quando il sistema di tutela maschile non verrà completamente eliminato dalle leggi e dalle norme dello Stato saudita. Il tutore maschio o “Mahram” può essere il padre, il fratello, il marito, o addirittura il figlio, e possiede tutti i diritti legali di controllare la vita di una donna saudita. Il Regno dell’Arabia Saudita nel giugno 2009 ha promesso al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di annullare la figura del tutore maschile e la fine del sessismo nel Paese, ma queste promesse sono cadute nel vuoto. Di seguito alcune conseguenze di questa imposizione:
– La donna saudita non può lavorare o inviare una domanda di lavoro senza il permesso del suo tutore legale.
– non ha il permesso di viaggiare senza il suo “Mahram” o senza il suo consenso scritto. Il Ministero dell’Interno ha deciso di autorizzare le donne che hanno più di 45 anni a viaggiare senza un tutore maschio o senza il suo permesso; tuttavia, i funzionari aeroportuali non si sono attenuti a questa decisione, come Human Rights Watch ha affermato nella sua relazione pubblicata nel mese di aprile 2008.
– non può ricevere un’istruzione, e nemmeno trasferirsi all”estero per riceverla, senza il permesso del suo tutore maschio, anche se ha vinto una borsa di studio. La donna saudita inoltre ha accesso a minori specializzazioni accademiche pur nel caso di migliori prestazioni scolastiche rispetto all’uomo saudita, come mostrano le statistiche ufficiali.
– non ha il diritto di sposarsi o divorziare senza il permesso del tutore. Il report del 2010 di Human Rights Watch ha denunciato due incidenti in cui degli uomini hanno fatto sposare le loro sorelle cinque volte per ottenerne denaro, a Braida e Riyadh.
– non ha il diritto di seguire e completare l’iter dei propri documenti e testi ufficiali senza il permesso del suo tutore maschio, compresi i casi in tribunale. La relazione sopracitata di Human Rights Watch ha menzionato una donna di nome Sawsan Salim in Qasim, punita con 300 frustate e un anno e mezzo di carcere per essersi presentata in tribunale senza un “Mahram”. Lo stesso Ministro della Giustizia nel febbraio 2010 ha promesso di consentire alle donne di lavorare come avvocati, altra promessa non mantenuta.
– non può procedere a operazioni chirurgiche senza il permesso del tutore maschio. Le donne hanno parlato a lungo dei danni causati da questo sistema. Human Rights Watch ha dichiarato nel luglio 2009 che le donne saudite hanno bisogno di un “Mahram” per entrare e lasciare l’ospedale. Se nessun “Mahram” si presenta per farla uscire dall’ospedale,  può rimanerci indefinitamente.
– non può aprire un conto bancario per i propri figli, iscriverli a scuola, richiederne i documenti scolastici, o viaggiare con loro senza il permesso del tutore maschio.

Secondo: L’Arabia Saudita dovrebbe proibire, combattere e vietare la violenza contro le donne e dovrebbe creare leggi per salvaguardare i diritti delle donne citando in giudizio tutti coloro che usano violenza contro di loro, anche se trattasi dei tutori maschili.

Terzo: L’Arabia Saudita dovrebbe vietare completamente il matrimonio per le ragazze di età inferiore ai 18 anni. Sono stati molti i casi di ragazze minorenni costrette a sposarsi per soldi. La relazione di Human Rights Watch afferma che un uomo divorziato ha fatto sposare la propria figlia di soli 12 anni con un anziano per ottenere 80.000 riyal sauditi (21.300 dollari USA).

Quarto: L’Arabia Saudita dovrebbe garantire alle donne il diritto di guidare. La donna saudita è obbligata ad assumere conducenti maschi per poter condurre la normale vita quotidiana e andare al lavoro. Un conducente maschio costa 1.000 riyal sauditi al mese (266 dollari) e molte donne non possono permetterselo.

Quinto: L’Arabia Saudita dovrebbe imporre la completa uguaglianza di genere in diverse aree e fornire le stesse responsabilità e diritti a entrambi i generi, compreso il diritto per le donne saudite di passare la cittadinanza ai propri figli, che risulta invece essere un diritto naturale per i maschi sauditi.

Sesto: Le donne saudite devono godere di tutti i diritti politici, gli stessi garantiti agli uomini, come la candidatura e il voto per le elezioni nei consigli comunali. Le donne dovrebbero anche poter far parte del Consiglio Shuwara e di tutte le istituzioni statali, delle fondazioni, aziende e Ministeri, inclusi quelli della Giustizia e degli Esteri.

Settimo: Dopo aver attivato tutti i diritti precedenti, la Corte Reale dovrebbe istituire un potente comitato femminile che aiuti le donne a svolgere un proprio ruolo in tutti gli aspetti della società, che combatta legalmente il sessimo, e diffonda maggior consapevolezza sul pericolo del sessismo nella società.

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L’autrice del post, Mona-Kareem (23 anni) ha pubblicato raccolte di poesie da quando aveva 14 anni, alcune tradotte in sei lingue. Laureata presso l’Università americana del Kuwait, attualmente lavora come giornalista del quotidiano Al Rai in Kuwait. Questo il suo account twitter.

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Testo originale: The Saudi Women Revolution Statement, di Mona Kareem, tradotto da Elena Intra

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