Donati: storie di occupanti 'perbene'

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“Se la polizia interviene siamo pronti a bruciarci vivi”. E’ stato un 25 aprile di disperazione per le persone che vivono all’ex caserma Donati. Per loro la minaccia di sgombero, già ordinato dal Sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi, suona come una condanna. Sarà lo stesso movimento di lotta per la casa a cercare di condurre gli occupanti alla ragionevolezza. C’è preoccupazione alla Donati, ma non rassegnazione: “Siamo persone perbene – dice Andru, quarantenne da un anno e mezzo in Italia – cerchiamo soltanto di vivere dignitosamente e di trovare un po’ di tranquillità. Certo, abbiamo paura che ci mandino via di qui, ma quando verranno a cacciarci non ci scontreremo con la polizia, faremo soltanto resistenza passiva”. E’ cantautore e pianista professionista Andru, ha passaporto rumeno e un’attività in proprio: “Sono artigiano – afferma orgoglioso – ed ho regolare partita Iva”. Può esibirsi in cinque lingue diverse e lavora in svariati locali di Firenze e dintorni guadagnando 70 euro a sera per sei-sette ore di lavoro. “Un cantautore italiano per lo stesso lavoro prende dai 30 ai 35 euro l’ora – sottolinea – ma a me, anche se non sono meno bravo, tutti questi soldi non li danno”. Abitava a Firenze, in via del Romito, ma da gennaio non ce l’ha più fatta a pagare l’affitto: “Ho una moglie senza lavoro e due bambini piccoli – continua Andru – dai 1200-1300 euro che guadagno ogni mese devo togliere quelli per pagare il commercialista. Come faccio a permettermi anche un affitto a Firenze?”. Da fuori l’ex caserma sembra pericolante: prima che arrivassero gli occupanti era abbandonata da più di otto anni. Ci sono i vetri rotti e manca acqua, elettricità e gas. Ma i nuovi abitanti si sono organizzati bene: me ne rendo conto personalmente entrando nell’edificio. Trovo i generatori per realizzare un impianto elettrico autonomo, i nomi della famiglie impressi sulla porte di tutte le stanze e i cartelli che informano sugli orari in cui si tengono i corsi di lingua italiana (gratuiti ovviamente). Ci sono affissi anche i turni per le pulizie. Ne va fiera Laura, altra rumena poco più che trentenne, in Italia da tre anni: “L’ha detto anche la polizia che siamo bravi a tenere tutto così pulito” – dice – raccontando di un controllo avvenuto nei giorni scorsi. Fa assistenza domiciliare Laura (la “badante”), destino comune per molte venute come lei dalla Romania. Lavora dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 per 750 euro al mese. Guadagna poco per quanto è impegnata, ma dice di trovarsi bene: “Inizialmente ho incontrato un po’ di diffidenza nei miei confronti da parte della famiglia della persona che assisto – racconta– ma credo sia normale. Certi lavori a questi prezzi ormai li facciamo solo noi stranieri – aggiunge – ma con questi soldi è difficile andare avanti”. Il marito di Laura lavora come muratore. Lei ha timore di essere cacciata da quella che è diventata la sua casa, pensa ai suoi due figli ed esclama rabbiosa: “Non si può sgomberare un posto così, non pensano che ci sono dei bambini?”. Ma anche lei dice di avere una tanica di benzina in stanza, pronta per il giorno in cui arriverà la polizia.

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