26 settembre 2018

Don Santoro non cede: "Non sono pentito". Ieri il ritorno dopo l'esilio

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di Simona Poli, da Repubblica

Torna tra la sua gente dopo cinque mesi di “esilio” forzato ma è come se non si fosse mai allontanato da qui. Quando esce dalla casetta della Comunità delle Piagge in jeans e magliettona nera per avvicinarsi all´altare, don Alessandro Santoro viene accolto con un applauso lunghissimo, che è abbraccio, carezza, riconoscimento, senso di appartenenza. «Lui è nostro, lo era anche quando ce l´hanno tolto, le Piagge vivono grazie alla sua forza, abbiamo fatto una battaglia per riportarlo a casa», dice una ragazza con le lacrime agli occhi. Con la tonaca bianca addosso Ale, come tutti lo chiamano qui, comincia a recitare la sua messa di fronte alla platea seduta sul prato, con i bambini in fondo che giocano a calcio, i cani accucciolati all´ombra degli alberi, una mamma che allatta il bambino, la gente che va e viene dalla baracchetta dell´emporio dei prodotti equosolidali. E´ un giorno di festa, celebrata nello stile delle Piagge: sulla mensa della comunione ci sono una grande schiacciata appena uscita dal forno e il calice costruito apposta dai bambini di una scuola elementare, qualcuno ha appeso lo striscione “La r-esistenza continua… con te”, intorno al sacerdote le chitarre attaccano “Il pescatore” di De André mentre la gente canta e batte il ritmo con le mani. Nonostante tutto c´è una grande silenzio quando Alessandro comincia a parlare. Per dire che non si è pentito di aver unito in matrimonio Sandra Alvino, donna nata uomo, al suo compagno Fortunato Talotta: «Non ci si può pentire per qualcosa che si vive per amore, perché c´è amore».
Non è pentito ma sa di non poter chiedere comprensione. Monsignor Giuseppe Betori gli ha concesso una seconda chance, ecco tutto. «In quella lettera che il vescovo mi ha chiesto di scrivere la parola pentimento non c´è», insiste Santoro. «C´è il dispiacere di essersi reso conto che quello che abbiamo vissuto con Sandra era troppo più in là per essere oggi accolto da questa chiesa chiusa, arroccata dentro una fortezza inaccessibile. Io ho scritto che mai mi sarei sognato di arrecare danno alla comunione ecclesiale». Lo disse a novembre, in quella che avrebbe dovuto la sua ultima messa da parroco e lo ripete adesso, nel giorno del rientro. «Non ho voluto né scavalcare qualcuno né dimostrare di essere più bravo di qualcuno. Sono stati mesi di grande sofferenza ma hanno rafforzato la consapevolezza che vale la pena di continuare ad essere prete. Mesi di grande solitudine anche, in cui voi mi siete stati vicini. Adesso ho bisogno di un po´ di calma, di pace, devo riabituarmi alla luce e ai colori, come un carcerato che esce dalla prigione». Al microfono lo raggiunge Sandra Alvino, che dice soltanto: «Per me sono stati mesi duri, Alessandro è un punto di riferimento, lui ha capito che sono nata in un corpo sbagliato».
Anche Betori ha scritto una lettera, chiedendo a don Santoro di leggerla ai suoi fedeli. «Ve la leggerò in settimana», annuncia il sacerdote. «Il vescovo mi ha anche detto di dirvi che vuole che voi sappiate che io non sono eterno per le Piagge. E´ giusto, perché così deve essere». Nel suo messaggio l´arcivescovo di Firenze scrive : «In questi mesi ho avuto modo più volte di misurare quanto grande sia l´affetto che vi lega a questo nostro sacerdote e me ne rallegro, come mi accade quando posso constatare il legame di stima, riconoscenza, devozione che la gente nutre verso i preti di questa diocesi. Don Alessandro torna a voi dopo un periodo in cui gli ho chiesto particolare riflessione e preghiera, a seguito della ben nota vicenda in cui, come egli stesso si esprime nella lettera che mi ha inviato, si è “incrinato” il rapporto di comunione ecclesiale e presbiterale che vincola il prete e il suo ministero. Non ho mai pensato il provvedimento dell´ottobre scorso come punitivo, né verso di lui né verso di voi. E mi piace pensare che questa non sia semplicemente una ripresa dopo una pausa, bensì un nuovo inizio». Da oggi Santoro riprende da dove ha lasciato.

0 Comments

  1. Omero Fontana

    Sono comunista e non credente ma con sacerdoti come don Santoro provo una comunione di valori e solidarietà.

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