17 dicembre 2018

Don Santoro: “Io, umiliato dall’esilio”

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Samuele Bartolini dal Nuovo Corriere di Firenze

Le Piagge. Novemila abitanti distribuiti in casermoni di cemento armato alla periferia della città. Fra i palazzoni che accatastano inquilini c’è un casottino in legno: è la bottega del mercato equo. Più in là ci sono un tetto per la raccolta rifiuti e una piccola serra per la coltivazione delle piante da giardino. Gli aerei volano a bassa quota e quando passano fanno un gran fracasso.
Si presenta così la comunità delle Piagge. Don Alessandro Santoro dal 25 aprile scorso è tornato al suo posto, dopo la lunga diatriba che lo vide “spedito” dall’arcivescovo Betori in Casentino per aver celebrato le nozze di Sandra Alvino (donna nata uomo) con il compagno di una vita. Il parroco ci accoglie nella chiesa-prefabbricato dopo un incontro con genitori e bambini attorno al grande tavolo delle riunioni.
Don Santoro non dimentica il periodo della lontananza dalle Piagge: “Il sentimento più forte che ho provato è stato quello dell’umiliazione. Mi è sembrato che ancora una volta fosse stata messa la legge di fronte a tutto il resto. E l’obbedienza alle leggi a volte rischia di contare più degli atti di amore compiuti sul marciapiede della storia degli uomini”. Eppure da quando è tornato don Alessandro non ha avuto nessun incontro con l’arcivescovo. “Una cosa – dice – che può essere letta come atto di fiducia o come difficoltà a vivere i rapporti di paternità con la gente”.
Comunque quando non c’era, sostituito temporaneamente da don Rossi, le attività della comunità non si sono fermate. La gente le ha portate avanti lo stesso. “La complessità delle relazioni che erano state costruite prima che io fossi allontanato – racconta il parroco – è stata il punto di forza di una comunità che era capace di rimboccarsi le maniche e tirare avanti con la schiena dritta a sentinella dei propri progetti”. La vita delle Piagge coinvolge almeno 400 persone ed è fatta degli incontri del giovedì sera, di catechismo ai bambini, di incontri con le altre realtà ecclesiali, pubblicazioni sul microcredito, una piccola casa editrice, la raccolta rifiuti e molto altro.
“Il nostro – continua don Santoro – è il tentativo di stare dentro il quartiere con il criterio di prossimità. Qua il rapporto con le persone è totale, anche con quelle che vorrebbero che fossimo una cosa diversa”. Il segreto? “Vivere una realtà ecclesiale a bassa soglia, senza cancelli da varcare. Questo significa anche esposizione al rischio”. Che alle Piagge vuol dire un atto di vandalismo alla settimana: fra gli ultimi la porta d’ingresso distrutta e una bombola del gas sparita.
Ma don Santoro rassicura: “Quello che ricevo in cambio è molto più di quello che do. Leggo il Vangelo ogni giorno e poi mi rimetto per strada”.

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