Don Santoro: "È il Vangelo che impone di schierarsi. Non possiamo essere equidistanti"

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Presentati i cinque candidati della comunità della Piagge nella lista di Ornella De Zordo. Dura l’analisi del parroco: «Firenze venduta al mattone». Renzi? «Verniciato di nuovo»

messa in piedi proprio dal sacerdote, scende direttamente in pista in una sfida elettorale con cinque candidati nella lista “Per Unaltracittà” (Alberto Mega per il consiglio comunale; Adriana Alberici alla presidenza del Quartiere 5 con Fabrizio Cherubini, Jacopo Menichetti e Daniela Misuri al Quartiere 5) con Ornella De Zordo come candidata sindaco. Tutti i candidati all’unisono spiegano che nonsi ritrovano più nella sinistra che ha governato Firenze negli ultimi anni «ci siamo invece riconosciuti nel lavoro coerente di Ornella De Zordo». Candidati non politici. Naturalmente il loro obiettivo è di entrare «negli organismi di rappresentanza e difendere le istanze dei deboli».

Tutti i candidati non hanno esperienza politica, «nasciamo dai cantieri solidali » dicono, ricordando quel laboratorio politico e sociale che da da tempo lavora alle Piagge. «È significativa che un’esperienza così ben radicata sul territorio abbia deciso di partecipare con noi alla sfida di rappresentanza » aggiunge Ornella De Zordo. «Abbiamo scelto l’unica lista in grado di rappresentare un vero cambiamento rispetto ai metodi della vecchia politica» spiega don Santoro. Il parroco [in realtà non è un parroco, perché la Comunità non è una parrocchia, ndr] delle Piagge è molto attento nel cercare di stare alla larga dalle polemiche, che potrebbero nascere dalla scelta della sua comunità di schierarsi apertamente con un candidato sindaco,ma spiega che «è insopportabile il modo in cui si costruiscono le alleanze politiche che, anche a sinistra, nascono su interessi di vario tipo ma mai legati agli interessi dei cittadini». Le sue sono parole molto chiare «siamo stufi del dominio dei poteri forti che c’è in città e per questo sentiamo l’esigenza di fare anche noi qualcosa di politico». Non è poco per un prete. «Scautista e democristiano». «Il Vangelo ci dice che non possiamo essere tiepidi: bisogna essere caldi o freddi – spiega don Alessandro -. Ecco perché se vogliamo cambiare non possiamo rimanere equidistanti».

La sua è una denuncia molto forte in una città che definisce non a misura «degli ultimi e dei bambini». Come dire che non bisogna stare con lemani in mano o voltarsi dall’altra parte, don Alessandro Santoro, non ci sta «a me che sono pretemelo impone il dovere di schierarmi» anche se «l’esperienza elettorale» nonlo entusiasma «non farò campagna elettorale ma sarò molto vicino a loro perché è come se mi candidassi io». I cattolici e la politica. Cosa pensa il parroco delle Piagge del candidato sindaco del centro sinistra Matteo Renzi? «Lo scautista democristiano» come lo definisce don Santoro «può dire quello che vuole, tanto io non ascolto perché so che la sua è unaverniciata di fresco e che rappresenta il vecchio apparato».

[Fonte Unità]

0 Comments

  1. paolo parigi

    Anch’io come Alessandro voterò la lista “Per Unaltracittà”, ma non condivido il metodo.
    Non lo condivido, poiché un sacerdote che fa parte di un’istituzione che pretende di guidare le coscienze, e governare le vite delle persone dalla nascita alla morte, dal bttesimo all’estrema unzione, non può esprimersi su questioni politiche: è un condizionamento scorretto per chi crede. Che poi si esprima per quella che anch’io ritengo la migliore lista, è cosa che non giustifica il comportamento.
    Diceva un grande poeta che “chi vuol mantenersi puro deve cominciare con il non agire più sugli altri”.
    In secondo luogo, eviterei di citare la Scrittura per giustificare un’opinione. La Storia insegna che è un’azione troppo pericolosa, e sono sicuro che don Santoro concordi.
    D’altronde, la tiepidezza della chiesa di Laodicea (credo che a quel passo si riferisca don Alessandro) mi sembra che c’entri poco con la questione per la quale è stata evocata. Mi pare che Gesù fosse ben lontano dalla politica (in senso stretto), basti pensare che, quando la folla voleva farlo re, si allontanò, e altrove disse che il suo regno non è di questo mondo…eppure nella Palestina di Gesù le condizioni erano ben peggiori di quelle odierne (basti pensare alla schiavitù, all’oppressione romana,ecc.).
    Quello che voglio dire è che condivido quanto detto, ma non deve essere detto dall’esponente della perversa casta sacerdotale, tantomeno manipolando (secondo l’uso esslesiastico) le sacre scritture.
    Grazie dello spazio.
    Paolo

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  2. Piera

    Ma Alessandro non è Gesù! E’ un uomo che vive sulla terra, in questa città sempre più disumana, come potrebbe non schierarsi, da cristiano, da prete, da uomo con una coscienza, contro alcune scelte e quindi a favore di altre? Cosa sarebbe poi la “politica in senso stretto”? la politica la fai in ogni gesto, da che parte stai sono le tue azioni a dirlo. Suggerire come fai tu che Gesù fosse equidistante o indifferente rispetto alle condizioni dei poveri del suo tempo mi pare qeusta sì una manipolazione… o abbiamo letto un altro libro?
    Mi domando se avresti fatto la stessa obiezione ai preti che si opponevano al nazismo, al fascismo, o alla mafia. Devono occuparsi solo delle anime, come si diceva una volta? o stare coi più deboli, come diceva Gesù? quanto al condizionamento… scusa è nella missione del prete “condizionarti”, nel senso di dirti cosa è bene e cosa è male. Poi c’è chi lo fa cercando di stimolare la tua coscienza e far ragionare il tuo cervello, e chi ti dice “se fai così vai all’inferno”. Ma pretendere che un prete non espirma giudizi politici, mi pare assurdo.

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  3. paolo parigi

    Ognuno legge il suo libro leggendo il Vangelo, poiché la propria verità non sta certo in un libro, ma nella propria vita.
    Premesso questo, esplicito meglio quello che penso: non approvo che chi fa parte della chiesa parli di politica. Il motivo l’ho già detto: la Chiesa, e chi ne fa parte, anche se pensa con la propria testa e si oppone dall’interno (come don santoro), pretende di imporre la propria dottrina a tutti i suoi fedeli.
    Dunque, è scorretto che parli in pubblico di politica. Prima ne esca, e si faccia libero di essere sè stesso e di non condizionare la vita altrui, e poi parli.
    Poi, è vero che c’è modo e modo di essere prete, ma finchè si è uno stipendiato della Chiesa, e si è sottoposti alla sua gerarchia, volenti o nolenti si fa parte della chiesa con tutto il male che ciò comporta.
    Preciso che ho una stima infinita di don Alessandro,lo ammiro e capisco che sia difficile anche per lui stare in questa chiesa, per cui vorrei che fosse chiaro che non intendo nè giudicare lui, nè dirgli io cosa fare o meno.
    Semplicemente il modo di fare (non la persona) mi appare sbagliato, lo scrivo e ringrazio chi me lo permette.

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  4. fiorentino

    i preti dovrebbero occuparsi delle faccende spirituali e non della politica: questa è laicità. è giusto dare contro a betori quando approfittando del suo abito talare vuole dettare l’agenda politica, è giusto dare contro a santoro quando forte del suo abito talare fa tanto il no global. in un paese laico e civile non esisterebbero entrambi

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  5. vs fiorentino

    In un paese laico e civile non esisterebbe nemmeno il sovietico “fiorentino”. A quanto pare conosce solo Betori e il pastore tedesco, non la “teologia della liberazione”

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  6. alessandra

    che i preti non debbano occuparsi di politica vallo a dire a quei fascisti del vaticano. Almeno lui dice cose ascoltabili!

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