13 dicembre 2018

Don Cantini, le vittime si appellano al Papa: "Perché Maniago resta vicario?"

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di Maria Cristina Carratù, da Repubblica

Perché la pulizia che la Chiesa sta facendo al suo interno ha risparmiato Firenze? Perché, dall´Irlanda all´America, i vescovi che hanno coperto preti pedofili sono stati costretti a lasciare i loro incarichi, e qui, dove è ancora aperta la ferita degli abusi di don Lelio Cantini, i vertici della Diocesi considerano chiuso un caso che in realtà non lo è affatto? E perché l´arcivescovo Giuseppe Betori non ha mai sentito il bisogno di incontrare le vittime, mentre ha confermato vicario generale il vescovo ausiliare Claudio Maniago, il primo che ha saputo degli abusi, e che ha cercato di mettere tutto a tacere? Sono le domande contenute in una lettera che le vittime dell´ex parroco della Regina della pace, ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI nell´ottobre 2008, hanno appena inviato al Papa, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede William Jospeh Levada e al promotore di giustizia della congregazione Charles Scicluna, confortati dal nuovo corso che la Santa Sede sembra aver imboccato in materia di preti pedofili.
Le vittime sono convinte che la sola condanna di don Cantini non basti, e che “un capro espiatorio” rischi di far passare sotto silenzio “responsabilità oggettive” che “devono invece ugualmente venire alla luce e ottenere la giusta condanna”. Secondo loro, infatti, di fronte agli abusi e al “dominio delle coscienze” messi in atto dal prete e da Rosanna Saveri, la veggente che stava al suo fianco, “una intera Chiesa” avrebbe “taciuto, sottovalutato, non voluto vedere”. Mentre alla parrocchia della Regina della pace si formava una “chiesa parallela” destinata a “prendere sempre più campo” all´interno di quella locale, scrivono, tramite “l´occupazione di ruoli strategici” nella Diocesi. Primo fra tutti quello ricoperto da Maniago, pupillo di don Cantini. Il che spiegherebbe, a parere delle vittime, il tentativo messo in atto dal vescovo ausiliare (ex compagno di parrocchia, cui, nell´ottobre del 2004, si erano rivolte, con fiducia, per denunciare i fatti), di “ostacolare con ogni mezzo la nostra richiesta di verità”, “tacendo” con l´allora arcivescovo Ennio Antonelli e “invitandoci più volte al silenzio”. I memoriali con le denunce arrivarono infatti ad Antonelli soltanto l´anno dopo tramite l´ex arcivescovo Piovanelli. Anche in seguito, tuttavia, e finché, nel 2007, il caso non è esploso sui giornali, secondo le vittime “la nostra Chiesa ha cercato di farci tacere attraverso intimidazioni e minacce”. Né l´arrivo di Betori sembra aver cambiato il clima: “Mai in questi due anni”, sottolineano, il nuovo vescovo “ha sentito l´esigenza di incontrarci”. Mentre ha “confermato Maniago vicario generale”. Il tutto, quando “in altri paesi del mondo vescovi e vicari che avevano avuto gli stessi comportamenti sono stati giustamente allontanati”. Le vittime chiedono quindi al Papa “che siano definitivamente appurate tutte le responsabilità”.

0 Comments

  1. vittimedoncantini

    “Il doveroso e profondo rispetto per le vittime di don Cantini non può forzare la verità dei fatti. A nessuno di coloro che hanno chiesto udienza a monsignor Betori su cose importanti e per le vie ufficiali, questa è stata negata”. Dopo settimane di totale silenzio, con la Chiesa costretta ad affrontare di petto i tanti casi di preti pedofili e le coperture di cui hanno goduto da parte delle gerarchie, la Curia fiorentina è finalmente uscita allo scoperto, e ha pronunciato ieri le prime parole ufficiali sul caso don Cantini, che le vittime non considerano affatto chiuso dopo la riduzione del prete pedofilo allo stato laicale, decisa dal Papa nel 2008. In una lettera al Pontefice, hanno anzi appena ribadito che la condanna di Cantini non può “far passare sotto silenzio le responsabilità oggettive” di chi ha tentato “di ostacolare con ogni mezzo la nostra richiesta di verità” e che “devono invece venire ugualmente alla luce e ottenere la giusta condanna”. Hanno quindi sottolineato come nemmeno l’arcivescovo Giuseppe Betori, nei due anni da quando è arrivato a Firenze, abbia “sentito l’esigenza di incontrarci, di conoscere i nostri volti e le nostre storie, di ascoltare e accogliere la nostra sete di giustizia”. Esordisce la nota della Curia, attribuita al portavoce dell’arcivescovo e affidata all’agenzia Ansa: “A malincuore, e sorpresi da questi attacchi ingiustificati e reiterati, tramite la stampa, nei confronti della Chiesa fiorentina, si chiarisce, a prova di ogni sincera smentita, che a nessuno di coloro che hanno chiesto udienza a monsignor Betori su cose importanti e per le vie ufficiali, questa è stata negata. Figuriamoci di fronte ad una vicenda così dolorosa. Lo dimostrano” prosegue la nota “le agende del vescovo, e quanto apparso nei mesi scorsi sugli organi di informazione”. Quindi, il passaggio cruciale: “Se le vittime o i loro portavoce vogliono incontrare l’arcivescovo” dichiara la Curia “non devono far altro che farne domanda alla sua segreteria. Finora non è giunta alcuna richiesta in tal senso. Il vescovo è pronto ad incontrarli per accompagnarli nella preghiera. Il resto porta a strumentalizzare, per altri fini, una vicenda dolorosa in primo luogo per loro ma anche per tutta la Chiesa fiorentina”.
    Immediata la replica delle vittime: “Siamo costernati” dicono “che un vescovo pretenda di essere cercato da noi, anziché venire lui a cercarci, come ha fatto il Papa con le vittime di Malta. E proponga di prendere un appuntamento con la sua segreteria come se si trattasse di una affare di ordinaria amministrazione della Curia. E’
    evidente che si continua nella linea di sempre: nascondere la verità dei fatti”. Quindi lo ribadiscono: “non abbiamo mai detto di non essere stati ricevuti, ma di non essere mai stati cercati dal nostro pastore, il che, a ogni coscienza retta, non può non apparire profondamente diverso”.

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  2. silvia

    pace e bene w gesù maria madre di Dio aiutaci a
    risolvere questi problema dei preti pedofili,anche qui a firenze,fate una ricerca anche nel primo,secondo e terzo ordine io nos sono pedofila

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