Domani meglio scendere in piazza..

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No alla Finanziaria e alla riforma Moratti. Studenti universitari e medi, con il sostegno del Laboratorio per la Democrazia, 13 dicembre, per urlare il loro no al modello liberista di formazione. Ma non saranno i soli. Nello stesso giorno, è stato indetto anche lo sciopero nazionale per il pubblico impiego. In Toscana saranno 100 mila i lavoratori ad incrociare le braccia.
La situazione dell’istruzione italiana è chiaramente difficile, basti ricordare le “dimissioni” dei rettori di tutti gli atenei del paese. Per questo gli studenti, e fortunatamente anche parte dei professori, si vogliono impegnare perché un’altra scuola, un’altra università, un’altra
ricerca siano possibili.
“La Finanziaria 2003 del governo Berlusconi – si legge in un comunicato – esprime la volontà di smantellare ogni residuo di stato sociale e di diritto collettivo, compromettendo definitivamente il carattere pubblico dell’istruzione, della sanità, della previdenza e perseguendo una logica di ‘barbarie’ che ignora i valori di solidarietà in nome delle legge del più forte”. I tagli del 10% dei finanziamenti statali a tutti gli enti pubblici, il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato e dei contratti a tempo determinato, la riduzione progressiva del personale non aiuteranno certo a migliorare la situazione. Anzi, in questo modo il rischio è che vengano dequalificati i servizi destinati a rendere concreto il diritto di tutti i cittadini alla salute, al lavoro, alla previdenza, all’istruzione.
In particolare, per quanto riguarda l’istruzione, quanto previsto dalla Finanziaria non si limita solo a rendere difficile ogni possibilità di sviluppo. I tagli decisi, infatti, metteranno in crisi gli Atenei, che rischiano di non avere le risorse necessarie neanche per i pagamenti degli stipendi del personale e per il mantenimento delle attività didattiche e di ricerca. Attività che, già adesso, non sono molto competitive sul piano internazionale. D’altronde anche Marinelli, rettore dell’ateneo fiorentino, ha detto che se l’attuale Finanziaria verrà attuata, l’università non riuscirà a sopravvivere per più di due o tre anni. Ulteriore conseguenza da non omettere, è il quasi certo aumento delle tasse universitarie, per sopperire alla mancanza di fondi. Gli effetti colpiranno tutte le componenti della comunità universitaria. Chi può dare la sicurezza che le lauree specialistiche partiranno? E che dire sulle riconferme di ricercatori e sui posti di dottorato (che già ora si contano sulle dita di una mano)?
La riforma Moratti, poi, non arriva certo a migliorare la situazione. Per la scuola è prevista una riduzione del 6% dell’organico nel triennio 2003-2005 e un aumento dei costi per le famiglie (ma forse, scegliendo la scuola privata, posiiamo trovere un accordo..)
Il progetto poi di introdurre un precoce bivio selettivo tra istruzione e formazione professionale, di ridurre gli spazi di partecipazione democratica negli istituti, secondo gli studenti che domani protesteranno, porterà “alla restaurazione di un modello classista, che abbandona il compito di sviluppare una coscienza critica per diventare funzionale alle richieste dei privati e incentivare il precariato”.
La cultura è un bene che deve essere accessibile a tutti, che può permetterci di vivere al meglio, ponderando le proprie scelte usando la propria testa, senza “bere” quello che i mass-media vogliono farci ingoiare a forza. L’esclusività, il privilegio, la competizione ed il perseguimento del successo personale piuttosto che un’idea di progresso per tutti non darà una spinta allo sviluppo del paese. Porterà solo egoismo, grigiore e tanto “freddo”.
E’ indispensabile una riflessione critica sull’intero modello formativo, partendo dalla sua dimensione pubblica e dalla sua funzione sociale, rifiutando con fermezza le gestioni privatistiche che fanno del mercato l’unico codice di riferimento e il fine ultimo della formazione.
Non scordiamoci però dello sciopero del pubblico impiego, che trova le sue ragioni nel rifiuto del Governo di procedere alla definizione dei contratti pubblici, dopo addirittura un anno dalla scadenza. Così facendo, nega le risorse necessarie già previste dall’accordo del febbraio 2002. “E’ un atto grave e senza precedenti. – ha detto Andrea Morandi, segretario generale della Fps-Cisl toscana – Non era mai successo che venissero attaccati contemporaneamente tutti i contratti di lavoro pubblici, impedendone il rinnovo. Così come è la prima volta che un governo sconfessa gli accordi da lui stesso firmati con i sindacati”. Come ha spiegato Moranti, l’atteggiamento dell’esecutivo impedisce ai lavoratori pubblici di difendere il proprio stipendio dall’inflazione, di sviluppare carriera e professionalità, provocando una grave crisi ed un progressivo svilimento della Pubblica Amministrazione.
Forse tutto questo è solo la dimostrazione che siamo davanti ad un’opera massiccia di privatizzazione. Non importa dichiararlo apertamente, alla fine diventa palese con i fatti. Come spiegare altrimenti le risorse mancanti per il rinnovo contrattuale, il taglio della contrattazione integrativa nel Parastato (con decurtazione dello stipendio), l’assenza delle direttive, non ancora emanate, per i rinnovi di Enti Locali e Sanità, e il vuoto sulla previsione degli aumenti contrattuali?

La protesta degli studenti partirà alle ore 9.00 da Piazza San Marco, e probabilmente si incrocerà con i lavoratori in sciopero, che si ritrovano alle ore 10.00 in Via Cavour, davanti alla sede del Consiglio Regionale e della Prefettura, per arrivare poi fino a Palazzo Vecchio.

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