23 settembre 2018

Dolci, l’educazione dal basso

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Non è proprio un sabato come tanti, per me: sono le nove del mattino e, incredibile ma vero, sono a scuola! L’idea non mi sfiorava più da anni… Ma, all’improvviso, eccomi sul mio banchino, alle Piagge, alla “Scuola Altra”!
Già presentata nel nostro ultimo numero (“L’altra scuola – Come insegnare in contesti difficili” di Lorenzo Montagnani), la “Scuola Altra” è un progetto di formazione per volontari che andranno ad operare su temi riguardanti il disagio scolastico ed, in particolare, sulla cosiddetta “dispersione scolastica”. Minori e giovani che abbandonano precocemente gli studi potranno essere affiancati, aiutati e sostenuti dai volontari della “Scuola Altra”. Questo significa che, accanto alla scuola che un po’ tutti conosciamo, ne esiste un’altra, una scuola diversa, che valorizza gli insegnamenti di maestri come Don Milani, ma non solo; una scuola popolare, fatta per andare incontro alle esigenze di tutti; una scuola di strada, alternativa, che usa metodi educativi nuovi.
Sono a scuola questo sabato 20 maggio, per capire da vicino come funziona questo progetto e per ascoltare la testimonianza di Amico Dolci, figlio di Danilo Dolci, che di metodi educativi innovativi è stato un maestro. In Sicilia, a partire dagli anni Cinquanta, accanto a quella che lui amava chiamare “gente semplice”, Dolci ha portato avanti importanti battaglie civili e lotte non violente per il riconoscimento dei bisogni della popolazione locale.
Insieme a me, alla “Scuola Altra”, ragazzi, ragazze, insegnanti, operatori interessati a lavorare su un progetto educativo diverso perché, come dice Amico, “tutto è scuola, dai rapporti personali alla globalità delle situazioni che affrontiamo”.
“La ricerca educativa era per papà importante quanto la ricerca sul cancro”, racconta Amico. Era educativo, per esempio, il rapporto che Dolci aveva instaurato con i contadini, i pescatori e gli artigiani siciliani. La caratteristica più importante del suo lavoro è stata sempre quella di partire dalla non violenza come metodo operativo e dal coinvolgimento diretto delle persone e delle collettività per giungere a un cambiamento vero delle condizioni di vita. Questa modalità educativa utilizzata da Dolci viene chiamata struttura maieutica ed è stata alla base di tutte le lotte da lui condotte insieme alla popolazione della Valle dello Jato, tra Palermo e Trapani.
Tra queste, la più nota, è stata quella che ha portato alla costruzione della diga dello Jato.
“In migliaia, parteciparono a quella lotta. Ci sono ancora delle immagini in bianco e nero che documentano quel periodo; quattromila, cinquemila persone viste dall’alto che sembravano delle formichine e che poi ci hanno messo le loro mani per costruire la diga; erano almeno cinquecento gli operai di Partinico. Ogni tanto si interrompevano i lavori perché c’erano tentativi di infiltrazione della mafia ma sempre, in questi casi, si bloccava tutto. Preferivamo non avere la diga piuttosto che averla a quel prezzo! Non so quante dighe oggi esistano in Sicilia, ma quella di Partinico è l’unica che non è costata un morto ed è anche l’unica che funziona. E questo perché c’è sempre stato il controllo su quello che veniva fatto, e se qualcosa non funzionava si preferiva smettere di lavorare”.

Danilo Dolci è scomparso il 30 dicembre 1997. Oggi, il Centro Studi “Danilo Dolci” di Partinico si occupa di educazione utilizzando la metodologia maieutica; attraverso il coinvolgimento attivo di tutti, studenti e non, si decidono insieme programmi, modi e tempi di realizzazione.
Ma la vera difficoltà, commenta Amico, è sempre quella di “riuscire a dimostrare come questo metodo, ogni volta, vada re-inventato. Sì, perché, poi, alla fine, uno potrebbe anche domandarti: ma cosa insegnate? E siamo punto e a capo!”

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