Disturbo dell'identità di genere. Cresce il numero di chi cambia sesso

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Disturbo dell’identità di genere. Ne soffrono un uomo su 40mila e una donna su 150mila. Una causa possibile è l’azione anomala degli ormoni materni in gravidanza. Ecco le nuove tecniche per trasformare i genitali.

di Aldo Franco De Rose, Specialista urologo e andrologo, Clinica Urologica Genova

Il/la transessuale è colui (o colei) che fisicamente uomo si sente donna, oppure è donna e si sente uomo. Un disturbo dell´identità di genere (Dig) che innesca la volontà di cambiare sesso, a differenza dell´omosessuale e del travestito. Quali le cause? Oltre a quelle psicologiche, ambientali e familiari, alcuni puntano su una anomala azione degli ormoni materni durante la gravidanza. Analizzando cervelli di trans con la risonanza magnetica è stato osservato che presentano strutture più simili a quelle del genere psicologico rispetto a quelle del sesso fisico.

Si calcola che un uomo su 40mila e una donna su 150mila soffrano di Dig. «Rispetto al passato – dice il professor Carlo Trombetta, urologo dell´Università di Trieste – si esce di più allo scoperto in quanto rassicurati dalla legge, da specialisti competenti e dai centri di riferimento pubblici». In Italia, dall´approvazione della legge (1982) che consente gli interventi, il numero di soggetti operati è stato sempre in crescita con circa trenta interventi l´anno e un rapporto uomo/donna di undici/due. Chi inizia l´iter per la riattribuzione del sesso, in base alle linee guida dell´Onig (Osservatorio nazionale sull´identità di genere), per sei mesi rimane in osservazione, con colloqui psicologici e indagini ormonali, cui segue un periodo di “test di vita reale” e somministrazione di ormoni. Le relazioni mediche e psicologiche vengono poi consegnate al tribunale di residenza, che può avvalersi di un consulente (Ctu). Una sentenza consentirà l´intervento di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali (Rcs) e una l´adeguamento dei dati anagrafici.

La trasformazione dei genitali esterni maschili in caratteri femminili comporta un tempo demolitivo (asportazione dei testicoli e del pene) e uno ricostruttivo (creazione di una vagina e di genitali esterni simili a quelli femminili). «La cute scrotale – dice il professor Emanuele Belgrano, direttore di urologia e del Centro triestino Dig – viene utilizzata per la creazione delle grandi labbra. Ma in questi anni abbiamo messo a punto una tecnica che consente di ricostruire il clitoride e di collocarlo nella sede naturale, con grande soddisfazione per la neopaziente. Al di sotto del clitoride viene posizionata l´uretra e sotto ancora la neovagina, che però non ha una autonoma lubrificazione».

Molti rinunciano alla mastoplastica, facendo sviluppare il seno con la sola terapia ormonale. Più complesso l´intervento da donna a uomo. Esso prevede vari tempi operatori con la creazione prima di un “penoide” cute e muscolo. Poi si passa alla creazione di una neouretra e all´impianto di protesi peniene.

[Fonte Repubblica]

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