Disposta la scarcerazione per alcuni dei no global arrestati

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E’ notizia di venerdì scorso la scarcerazione di alcune delle persone arrestate poco più di una settimana nell’ambito dell’inchiesta sui no global. L’ordinanza viene dal Gip di Cosenza Nadia Plastina, 20 pagine che spiegano il perché del provvedimento. Il Gip difende l’inchiesta, respingendo ogni accusa di “giustizionalismo” rivolta contro gli inquirenti. Le scarcerazioni di Claudio Dionesalvi e Gianfranco Tallarico è dovuta alla loro non pericolosità sociale, fatto emerso durante gli interrogatori di garanzia. Per altri indagati, a cui è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari, la motivazione riguarda solo il loro stato di salute. Gli altri ancora detenuti, invece, restano dove sono. La gravità indiziaria a loro carico è stata confermata, e con questa mantenuta l’impostazione accusatoria. No comment per il pm Domenico Fiordalisi, impegnato in altre attività istruttorie. Ha solo confermato che non farà dichiarazioni alla stampa, rimandando alla lettura dell’ordinanza del giudice delle indagini preliminari.
In parte soddisfatto per le scarcerazioni l’avvocato Giuseppe Mazzota, legale di Dionesalvi, anche se è rimasto perplesso sulla scarcerazione rispetto agli altri indagati. “Speriamo che tale decisione sia di buon auspicio – ha detto –in vista delle udienze del Tribunale della libertà (che dovrebbe occuparsi del caso giovedì 28 novembre n.d.r.)”.

Il quadro indiziario e cautelare di Caruso, invece, sembra essersi rafforzato in seguito al “numerosissimo materiale contenuto nel computer sequestratogli”. Per il Gip Plastina, Caruso “coniuga disobbedienza, antagonismo e sovversione sociale e preconizza azioni di guerriglia comunicativa nel salernitano”. Ma non è tutto. Il suo timore più grande, infatti, “è che i moderati della sinistra si impadroniscano, incanalandola e fagocitandola, di questa ondata di partecipazione sociale diffusa”. Ma non è la paura che tutti i componenti di questo vasto movimento hanno? Più di una volta le rappresentanze politiche hanno fatto proprie, magari per un pugno di voti, istanze della società civile snaturandole, riducendole nel loro significato e importanza. Questo certo non giustificherà mai alcuna violenza, ma non c’è dubbio che sia legittimo esprimere timori e critiche a riguardo. Tra il materiale “sovversivo” trovato nel computer di Caruso, è stato segnalato un documento del 29 ottobre 2002, nel quale si esalta l’esperienza di Seattle come esempio di capacità e rivolta, e nel quale viene definito vitale per il movimento schiudere le porte a possibili scenari dirompenti di sovversione sociale piuttosto che appassire. Seguono le descrizioni della mobilitazione del 17 marzo 2001 a Napoli come un salto di qualità e punto di non ritorno, mentre Genova sarebbe stata la dimostrazione della capacità di relazionalità diffusa tra le reti locali e le reti globali. L’attenzione del Gip è poi caduta sulla frase “vogliamo i soldi”, che dimostrerebbe che il leader del movimento del Sud ribelle non ignora il valore del denaro (nella nostra società è rimasto forse qualcuno che lo ignora?), e acquista significato negativo se pronunciata da chi ha subito una condanna per rapina. Diversa l’interpretazione di Pietro Rinaldi e Anubi D’Avossa, dei Disobbedienti, che hanno rivendicato la paternità collettiva della scrittura del documento. Questo, secondo quanto hanno dichiarato, dice “salario, reddito garantito, universale, sociale, di cittadinanza. L’importante è costruire un movimento di massa che lo rivendichi. Tutto si traduce in due parole intercambiabili salario-reddito e garantito-sociale”. “Componete la frase come volete – hanno detto i compagni di Caruso – Pensiamo che questo Gip, anziché studiare sui manuali di legge, lo abbia fatto consultando la settimana enigmistica”.
Quanto raccolto nell’ordinanza, comunque, “conforta – ha spiegato lo stesso Gip – la conclusione che gli indagati, partecipanti o fornitori di una qualche forma di contributo agli scontri di Napoli e Genova, se non addirittura in entrambe le città, in occasione dei vertici internazionali, abbiano elaborato prima di viverla, e poi abbiano vissuto e condiviso la violenza come naturale strumento di manifestazione delle tematiche di protesta no global: E in tal senso, la commistione di temi legittimi e condivisibili ai programmi di lotta sovversivi costituisce un paravento dietro il quale rendere presentabile l’agire del gruppo. Su questo punto è di rilievo la fotografia trasmessa da ultimo dalla Digos, dopo le perquisizioni, che ritrae Francesco Caruso con lo striscione del Sud ribelle”. Sicuramente uno striscione può nascondere terribili segreti..
Ma le scarcerazioni di venerdì hanno provocato delle reazioni anche alla Commissione Giustizia. Il sottosegretario Cento ha definito le motivazioni “sconcertanti”, considerandole “una conferma che alla base degli arresti c’è solo un teorema di natura politica”. Ha ricordato che secondo la Costituzione italiana non sta al processo penale accertare ciò che pensano gli individui sulla violenza ma solo perseguire fatti penalmente rilevanti.
La vicenda dei no global no ha lasciato indifferente neanche Magistratura Democratica, che per voce del segretario nazionale Claudio Castelli, ha affermato che “la contestazione di delitti contro la personalità dello Stato, raramente contestati persino neglia nni più bui del terrorismo, ci riporta indietro di decenni”. Le ipotesi di reato riesumate sono infatti di dubbia costituzionalità, ormai desuete e indeterminate nella loro formulazione, oltre che suscettibili di diventare strumenti di repressione di forme di dissenso sociale e politico. “In ogni caso – ha chiarito Castelli – la contestazione di reati associativi di tale natura necessita sempre di solidi riferimenti a coerenti fatti specifici e ad una finalizzazione a eventi illeciti (cosa completamente diversa da un’opposizione politica, anche se radicale)”. La preoccupazione di Md aumentano in considerazione delle incertezze sulla competenza territoriale, indotte “nel caso specifico dalla evidente perifericità di Cosenza rispetto ai centri di organizzazione e di attività dei movimenti oggetto delle indagini e ai principali cui esse fanno riferimento”. E’ ovvio che, in caso di atti di violenza, compito della magistratura è accertare i fatti e punire i colpevoli. Ai magistrati viene solo chiesto di saper vedere la differenza tra espressioni di protesta e dissenso, che nessuno ha il diritto di bandire in una società cosiddetta “democratica”, e le condotte violente, che devono essere stigmatizzate. Md, in conclusione, ha voluto ribadire che tutto ciò non è cosa nuova. Gli stessi concetti sono stati espressi più di un anno fa, all’indomani del G8 di Genova. Possibile che il poco tempo trascorso sia già riuscito a cancellare la violenza e le ingiustizie subite dai no global (che, per i poco informati, sono un’altra cosa rispetto ai Black Bloc)?
Fra le ultime notizie, le dichiarazioni dell’avvocato Saverio Senese, secondo cui “sono emersi insuperabili elementi di prova a favore di Francesco Caruso”.Ovviamente, per ragioni processuali, tutto rimane nel silenzio. Ma Senese sta preparando l’istanza da presentare al Tribunale del Riesame per la revoca dell’ordinanza di custodia. Gli elementi di prova testimonierebbero come “Caruso abbia svolto un ruolo inequivocabilmente ed esclusivamente di natura politica, dicendosi contrario ad ogni forma di violenza, perché sono le idee ad esere vincenti in quanto tali”.
Non rimane che attendere l’evolversi del processo, ma nel frattempo è bello godersi manifestazioni pacifiche di solidarietà, come il corteo che sabato ha sfilato per Cosenza. Negozi aperti e saluti ai No Global dai balconi, gli operai della Fiat di Termini Imerese e i Disoccupati insieme. Su un balcone e’ stato affisso uno striscione con la scritta ‘Volere un mondo migliore non e’ un reato”. Durante la giornata sono sbucati improvvisati banchetti con l’acqua, i panini e (ma più raramente) perfino cornetti e pasticcini. La manifestazione ha visto persone che partecipavano, applaudivano il corteo, che non ha mancato di rispondere, specie quando si trattava di anziani che battevano le mani e salutavano. Sulle cifre all’inizio si sono tenuti tutti bassi. I treni della mattina non erano stracolmi. Poi la gente è cominciata a spuntare da tutti i lati, un mare di calabresi e di casentini. Ma anche gruppi no-global di tutta Italia: Roma, Milano, molti toscani con in testa lo striscione ‘Firenze città aperta’, Foggia, Lecce, Napoli, Salerno, la Sicilia… Le disubbidienze di tutte le osservanze (un arcipelago), le Reti dei ribelli meridionali, i sindacati, i Cobas, le bandiere di Rifondazione, della Quercia e della Sinistra giovanile hanno camminato non gli uni accanto agli altri, ma mescolati, contaminati. La sensazione è davvero che le differenze siano una ricchezza, non l’ostacolo che blocca la politica.

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