Discriminazione razziale. L’accento straniero fa sparire la casa

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Per gli immigrati non ci sono case da affittare a Empoli. Lo ha scoperto un gruppo di studenti universitari, il collet­tivo «Orda precaria», con un semplice esperimento. Quando a chiamare le agenzie immobiliari empolesi è un ra­gazzo italiano che ha bisogno di un ap­partamento di due stanze in città, a un prezzo intorno ai 700 euro, una soluzio­ne gli agenti riescono a trovarla: si chie­de la condizione lavorativa, il numero di componenti della famiglia, con cor­dialità si fissa un appuntamento per an­dare a vedere quali sono le offerte. Se la stessa richiesta è fatta da una persona con un accento straniero, in questo ca­so marocchino, tra imbarazzi e tituban­ze, la risposta che arriva dall’altra parte della cornetta è evasiva, più spesso lapi­daria: «Non le trattiamo», «Facciamo solo vendita», «Non affittiamo», e anco­ra: «Trattiamo solo uffici e fondi per magazzino», «Non ho niente in questo momento». Sette agenzie immobiliari su otto, a cui è stata indirizzata la pro­va, hanno dato risposte diverse in base alla nazionalità del cliente.

case-popolari L’inchiesta sull’accesso alle case in af­fitto è nata come una verifica: «Da un anno collaboriamo con lo sportello di consulenza gratuita e tutela legale per gli immigrati che è offerto il mercoledì al Csa Intifada, di Ponte a Elsa (Empoli) – spiega Daniele, 25 anni – Ci siamo con­frontati con diverse realtà, generalmen­te sono famiglie povere che subiscono sfratti per morosità. Dall’inizio dell’an­no abbiamo seguito quattro casi di que­sto tipo. Cerchiamo ogni volta di ottene­re una proroga e il Comune in certe si­tuazioni è venuto in aiuto agli immigra­ti: si è offerto di pagare metà dell’affit­to. Resta il fatto che a Empoli gli stranie­ri hanno mille difficoltà: sul lavoro so­prattutto, ma ci siamo accorti che spes­so non riescono a trovare una casa attra­verso canali normali per gli italiani. Con questo sistema abbiamo capito co­m’è che accade». Le telefonate fatte so­no state ora pubblicate sul blog del col­lettivo ( http:// ordaprecaria. noblo­gs. org): solo in un caso un agente im­mobiliare dice all’immigrato di avere una casa disponibile, però mette le ma­ni avanti, fa delle domande che «poi tanto farà il proprietario – si sente nella registrazione – faccio per non farti per­dere tempo». Alla fine conclude che è improbabile che il contratto di affitto possa essere firmato: «Mi dispiace, dav­vero, ma bisogna che glielo dica: con un solo stipendio (di 1.200 euro) non accetteranno mai di affittare la casa alla sua famiglia». «Siamo davanti a una di­scriminazione razziale», denuncia il col­lettivo. E gli agenti immobiliari, in qual­che caso, confermano: «I proprietari non vogliono affittare agli immigrati». Pregiudizi, diffidenza, nei racconti del­le agenzie non manca nulla: «Una volta avevo un signore straniero, giappone­se, con una posizione economica invi­diabile, lavorava nella moda – racconta una dipendente – al momento della fir­ma del contratto il proprietario appena ha visto l’affittuario ha urlato, ‘io a que­sti qua non do niente’. Ricordo che il mio cliente rise, io mica tanto». L’agen­te spiega: «A volte il proprietario pensa che i condomini non vorrebbero un in­quilino straniero, a volte ha avuto espe­rienze negative, magari una casa affitta­ta a 4 persone è stata abitata da 10. E’ successo, ma certi atteggiamenti non sono giustificabili». «Non ci sembrano pratiche degne di un paese civile e de­mocratico – si legge nel blog dell’Orda precaria – La casa è un diritto, per tutti e tutte, italiani e immigrati».

di Lisa Baracchi per il Corriere Fiorentino

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