Diritto alla casa, a Firenze difenderlo è un reato?

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Due esponenti del Movimento di Lotta per la casa sono stati condannati di recente a otto mesi di carcere per essersi opposti a uno sfratto. La vicenda finita in tribunale risale al 1999, quando, come quasi ogni mattina, un gruppo di aderenti al movimento presidiava l’abitazione di una donna anziana che stava per essere buttata in mezzo a una strada. Nell’occasione lo sfratto fu rinviato e non ci furono né scontri né tensioni con le forze dell’ordine. Il presidio si svolse in modo pacifico e del tutto tranquillo.
Perché allora questa dura condanna? Secondo lo stesso Movimento di Lotta per la Casa, la magistratura dimostra così di seguire l’antica regola per l’esercizio del potere, forte con i deboli e debole con i forti. Rispetto ad un’emergenza casa ormai scottante nella nostra città, dove imperversa la speculazione edilizia travestita da project financing, accanirsi con chi difende i diritti degli sfrattati appare al Movimento come una “vendetta giudiziaria”.
Solidarietà ai due condannati è stata espressa dal gruppo consiliare Unaltracittà/unaltromondo, che sollecita un risveglio di tutta la cittadinanza sul tema dell’emergenza degli alloggi, considerata dall’amministrazione come una “noia fastidiosa”.
Secondo la consigliera Ornella De Zordo, i presidi antisfratto sono la “legittima difesa di un diritto fondamentale; noi ci saremo, come ci siamo stati tante volte. Perché se difendere collettivamente i diritti dei più deboli è un reato, siamo tutti colpevoli”.

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