Diritto alla casa. Espropri a Roma

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Lo sguardo di Stefania tradisce una evidente emozione: sta per ricevere l’ordinanza firmata da Sandro Medici, presidente del Municipio X, che stabilisce la «requisizione temporanea» di venti appartamenti di un palazzo privato nel cuore di Cinecittà e la loro assegnazione agli inquilini che li abitano, da diversi anni sotto sfratto esecutivo per finita locazione. Secondo l’ordinanza, da questa mattina, Stefania–45 anni–e suo figlio dodicenne sono autorizzati a rimanere dentro casa «in attesa di soluzioni definitive», continuando a pagare l’affitto secondo i termini precedenti all’avviso di sfratto esecutivo: 500 euro e non gli 850 richiesti dalla proprietà al momento del rinnovo del contratto. A distanza di due anni dal primo provvedimento di requisizione, il presidente Medici torna alla carica, rinfrancato dalla recente sentenza della Cassazione che lo ha scagionato dall’accusa di abuso d’ufficio. Anzi di più: la sentenza ha ritenuto irrilevante dal punto di vista penale, «l’atto di occupazione abitativa compiuto in un contesto di emergenza assoluta». Questa volta, Medici si è trovato in compagnia di altri due presidenti di municipio: Andrea Catarci dell’XI (Garbatella-Ostiense) e Susi Fantino del IX (San Giovanni-Appio), entrambi di Rifondazione comunista. Le ordinanze, come da prassi, sono state inviate a prefetto, sindaco, presidente del tribunale civile e ai proprietari degli immobili interessati.

Un atto politico e simbolico dirompente, che segue le tante promesse del governo sulle politiche abitative e la latitanza del comune di Roma nell’applicazione della delibera 110 del 2005. Reazioni immediate e scandalizzate dalle società immobiliari, dal centrodestra cittadino e nazionale, ma anche da pezzi dell’Unione. Solidarietà esplicita soltanto da Rifondazione comunista, vicinanza e sostegno da Verdi e Pdci. Apprezzamento ufficioso da parte del ministro Ferrero, che spera di poter giocare qualche carta in più nel consiglio dei ministri di domani che discuterà proprio del pacchetto welfare e precarietà.

I provvedimenti di questa mattina riguardano oltre duecento appartamenti: 170 nel municipio X, 10 nell’XI e 15 nel IX. Alcuni immobili erano stati privatizzati o inseriti nelle cosiddette «cartolarizzazioni», altri semplicemente non utilizzati, altri ancora sottoposti a provvedimenti di sfratto esecutivo; formalmente per finita locazione, in realtà per gli aumenti impossibili richiesti dalla proprietà. A Cinecittà, la consegna delle ordinanze agli inquilini è stata organizzata dall’Agenzia diritti, l’agenzia sociale del Municipio che monitora e promuove interventi a rete nel campo delle politiche sociali, soprattutto nel settore dell’emergenza abitativa e del sostegno ai cittadini migranti. Sono stati i responsabili dell’Agenzia, sostenuti dagli attivisti di Action, a garantire l’efficacia dei provvedimenti, consentendo alle famiglie sfrattate di rientrare in possesso degli appartamenti. Dopo la lettura del provvedimento, la festa è scoppiata improvvisa davanti l’entrata del palazzo di via Statilio Ottato, a due passi dalla sede del municipio, dove si è tenuta la conferenza stampa dei tre presidenti. Pasticcini, spumante e qualche lacrima di commozione hanno condito il brindisi di augurio rivolto alle famiglie che tornavano a casa.

«Questo provvedimento – ha dichiarato Sandro Medici – serve a tamponare gli effetti della scadenza della proroga degli sfratti, prevista per il 14 ottobre prossimo, in modo di tutelare le famiglie sottoposti a procedura esecutiva. Queste famiglie sarebbero state cacciate nelle prossime settimane, aggravando ulteriormente la gravissima emergenza abitativa in città. Per i prossimi tre anni, invece, potranno restare nelle loro case, alle stesse condizioni contrattuali correnti. Tutto ciò – ha concluso Medici – in attesa che il programma comunale di edilizia agevolata e popolare possa realizzarsi». «L’ordinanza di oggi – ha commentato Action – trasforma il diritto alla casa in un diritto effettivo. Ma il coraggio di alcuni presidenti non costruisce una nuova politica della casa. Occorre costruire un Patto di mutuo soccorso tra cittadini, associazioni, comitati e municipi per affermare l’idea che la città è un bene comune».

Emiliano Viccaro

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