14 novembre 2018

Diritti e mercato. Parla il segretario della Camera del Lavoro di Firenze

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Con la proposta di modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori presentata dal governo Berlusconi, in pratica verrebbe eliminato il diritto ad essere reintegrati al proprio posto di lavoro anche nel caso in cui sia avvenuto un licenziamento senza giusta causa. Si va qui ad intaccare una sicurezza di base della vita di tutti i cittadini. La modifica per il momento verrebbe applicata solo nelle aziende con più di 15 dipendenti, a chi passa da un contratto da tempo determinato a tempo indeterminato e a tutti i lavoratori in caso di arbitrato, forse per saggiare il terreno e agire sgretolando il fronte di opposizione colpendo ‘solo’ porzioni di lavoratori. Abbiamo posto al riguardo alcune domande ad Alessio Gramolati, riconfermato segretario generale della CGIL fiorentina, a conclusione dei tre giorni di congresso della Camera del Lavoro Metropolitana di Firenze.
Cosa ne pensa di questa modifica?
La proposta colpisce per il carattere strumentale. Invece di rispondere all’esigenza di competitività delle nostre aziende in termini di qualità, innovazione e attenzione per gli investimenti, il ministro Maroni scarica il problema dell’economia italiana sulla rinuncia alla tutela dei lavoratori, mossa che indubbiamente ha una grande seduzione ideologica per le industrie. Piuttosto che cambiare le aziende, si smantellano garanzie. In questo modo si crea una giungla in cui il lavoratore ad alta competenza ambirà ad entrare nelle rare isole più garantite.
Quindi lei ritiene che non solo sia una modifica che va a colpire la tutela dei lavoratori, ma anche che risulti inefficace per l’economia italiana…
Infatti. Anzitutto non darà nessun vantaggio alla parte più consistente delle imprese italiane, che sono al di sotto dei 15 dipendenti e quindi non verranno nemmeno toccate dalla modifica. Inoltre, siccome le malattie non si curano con gli stregoni o gli esorcismi, ritengo che si stia perdendo del tempo prezioso per una terapia seria alla nostra economia. Quello di cui ha bisogno, lo ripeto, è innovazione e qualità per essere davvero competitiva rispetto alla aziende estere e a livello mondiale.
Cosa succederà?
Il governo non ha considerato il fatto che non c’è chi dà da una parte e chi prende in modo passivo dall’altra. La società civile si organizza per reagire e ha imparato a farlo in maniera costruttiva, non violenta, matura. La storia parla: mai togliendo diritti si sono ottenuti miglioramenti. Dove ci sono meno diritti, meno le aziende sono spinte a innovare, a migliorarsi. Il grande motore dell’economia sono i diritti, e quello al lavoro è legato all’emancipazione della persona. Ford aveva ben capito che il lavoratore è anche il consumatore: per questo aveva aumentato il tempo libero, gli stipendi e la tutela dei suoi dipendenti.
Quale sarà il ruolo della CGIL?
Cogliamo adesso nell’aria, in considerazione di tutta la situazione mondiale, una crescente e diffusa domanda di giustizia sociale che i sindacati in generale devono raccogliere e ascoltare nell’interesse stesso della democrazia. Per questo prestiamo particolare attenzione al problema immigrazione e agli sviluppi del movimento che si è evidenziato a partire dai fatti di Genova.

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