Diritti sotto attacco. Il sindacato e la crisi

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di Katia Raspollini

Davanti alla crisi economica che investe il paese e il mondo del lavoro ci siamo chiesti quale ruolo possono rivestire il sindacato e le istituzioni locali. Abbiamo incontrato per questo Silvia Gabbrielli, delegata Rsu del Comune di Firenze e membro del Coordinamento regionale Rdb-CUB, che dal ‘94 ha aderito al sindacato di base.
Secondo Gabbrielli “Per poter far fronte alla crisi c’è bisogno di un patto di
solidarietà comune fra sindacato, lavoratori ed istituzioni locali. Ad esempio
le imprese dovrebbero fornire alcune garanzie ai loro dipendenti se vogliono
beneficiare di sostegni economici: se si mettono in cassa integrazione i lavoratori di una catena di produzione, come nel caso della GKN di Campi Bisenzio, non si chiedono poi ore di straordinario ai lavoratori restanti. La necessità di ridurre la produzione deve essere dimostrata.” Il sindacato e le istituzioni devono dunque essere i garanti di questo equilibrio, evitando che la crisi diventi un espediente per la speculazione di pochi.

Nel primo trimestre del 2009 a Firenze sono state licenziate 6.432 persone, contro le 2.678 dello stesso periodo del 2008. Sono più che raddoppiate le ore di cassa integrazione: 306.889 tra gennaio e febbraio del 2009, mentre nel 2008 erano 143.491.
Gabbrielli ci mette poi in guardia in merito ai provvedimenti legislativi del governo in materia di lavoro: “L’attacco al diritto di sciopero è solo uno dei passi preliminari per ripresentare la proposta di legge sul Rapporto di Lavoro diretto, che è slittata dall’attuale finanziaria grazie alla presa di posizione di numerosi avvocati giurisdizionalisti. Questo provvedimento distruggerebbe il mondo del lavoro: ogni aspetto prescritto dai CNL –contratti di lavoro nazionali – come la distribuzione del monte ore settimanale o la gestione di ferie o straordinari sarebbero soggetti ad un accordo privato fra il datore di lavoro, il lavoratore e una sorta di “consulente del lavoro”, che certificherebbe i “sì” e i “no” del lavoratore alle richieste del datore, senza lasciare nessuna possibilità di appello davanti ad un giudice del lavoro”.
La conversazione con Silvia ci ha portato poi a soffermarci sulla situazione
toscana, dove esistono, come ci chiarisce lei stessa, due categorie: “I lavoratori del settore pubblico, che sentono per ora solo in parte la riduzione progressiva dei loro diritti, perché comunque tutelati da un contratto nazionale, e quelli del settore privato che soffrono invece pesantemente le conseguenze della crisi perché non hanno ammortizzatori sociali. Di fatto per tutti il benessere a cui eravamo abituati non è più sostenibile” .
Ma in Toscana ci sono per fortuna esempi di soluzioni positive alla crisi, un caso su tutti l’Electrolux di Scandicci. L’annunciata chiusura dellostabilimento, che metteva a rischio 450 posti di lavoro, è stata scongiurata grazie a 5 mesi di lotte continuative portate avanti dai lavoratori e al progetto di reindustrializzazione del sito sostenuto dalle istituzioni locali e regionali.
L’accordo, con il passaggio di gestione alla multinazionale Energia Futura, che produrrà pannelli solari, ha permesso il reinserimento di tutti i lavoratori assunti in precedenza da Electrolux.
A questo proposito Gabbrielli ci tiene a sottolineare che le azioni di lotta funzionano quando mettono a rischio l’immagine del padrone: “I dirigenti vogliono essere sempre informati su quanti sono i lavoratori che presidiano o manifestano davanti all’azienda. Se sono tanti, allora si preoccupano perché hanno paura che vengano le telecamere.” Una vecchia e moderna storia per superare la crisi e difendere i diritti: l’unionee la massa fanno la forza.

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