Digiuno contro lo scudo

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Ad un anno di distanza dall’apertura di un negoziato ufficiale tra Repubblica Ceca e Stati Uniti per l’installazione di un radar nell’area militare ceca di Brdy, da collegare ad una base con missili intercettori in Polonia, le proteste cominciano a farsi sentire. I dissensi si sono propagati in Repubblica Ceca, ad un livello sia nazionale, con una proposta di referendum da parte dell’opposizione, sia locale, con le contestazioni dei comuni vicini all’area interessata. Sembra, però, che il Parlamento si pronuncerà a favore dello scudo.
Per protesta, gli attivisti cechi Tamas e Bednàr del movimento “No alle basi” hanno iniziato il 13 maggio un digiuno, estesosi poi su scala mondiale. Anche Firenze esprime la sua solidarietà con un presidio informativo in Piazza Beccaria organizzato dal Movimento Umanista e la Rete Semprecontrolaguerra.
La costruzione di queste basi va inquadrata nel più ampio progetto NMD – National Missile Defence – degli Stati Uniti, che prevede, nell’intento della difesa nazionale, la produzione di nuove armi e l’installazione di nuove basi militari in diversi Paesi.
Davanti a questa preoccupante corsa agli armamenti, Russia e Cina hanno preso posizioni forti, aumentando le tensioni internazionali, mentre l’Europa ha perso l’occasione di una risposta unitaria, affidando la reazione nonviolenta esclusivamente a singoli intellettuali ed esponenti politici e ai movimenti di protesta dal basso, sempre più diffusi e condivisi a livello mondiale.
Valentina Bernardini

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