Dibattito sul binario morto per il Cinema di qualità a Firenze

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di Maurizio Paoli

Da diverso tempo è quasi scomparso il dibattito sulle sale cinematografiche: dopo le dure contrapposizioni sulla questione ‘Multiplex di Novoli’ – che ha trovato la sua forse inevitabile conclusione vista la disparità delle forze, e degli interessi, in campo – la riflessione sul cinema probabilmente non ha fatto più ‘notizia’.

Oltre all’articolo di Claudio Carabba sul Corriere Fiorentino, è stata una meritoria eccezione un dibattito promosso da Controradio al Caffè Letterario delle Murate in cui alcuni operatori ed esperti del settore si sono confrontati con il nuovo assessore alla cultura del Comune di Firenze, Sergio Givone. In quell’occasione, dopo anni di completa assenza di una qualsiasi politica culturale sul cinema dell’amministrazione fiorentina (non voglio qui considerare il decisivo appoggio dato, dopo un’iniziale contrarietà, alla nascita del Multiplex di Novoli come espressione di una scelta organica, ché altrimenti ci sarebbe da piangere) abbiamo gioiosamente registrato un rinnovato interesse per le sorti della settima arte.

Quello però che è apparso singolare è stata l’esclusiva attenzione che il Comune riserverebbe ad eventi festivalieri e di individuazione di nuovi linguaggi, in una ricerca quasi ‘epistemologica’ del concetto di cinema, continuando a disinteressarsi delle strutture in cui prioritariamente il cinema viene fruito, cioè le sale cinematografiche.

A fronte infatti della Regione che si è posta il problema di sostenere una rete di sale cinematografiche ove poter vedere il cinema anche, ma non solo, di qualità – cito, ad esempio, i contributi per favorire la digitalizzazione delle piccole e medie sale – il Comune continua a lasciare nel cassetto il Piano Cinema concordato nel 2009 con le associazioni degli esercenti, che potrebbe aiutare le sale in un momento di difficoltà.

I cinema di prossimità, o di quartiere se preferiamo, potrebbero avere un decisivo aiuto ad esempio dall’utilizzo dei parcheggi dei centri commerciali e di quelli comunali, come potrebbero veder alleviate le imposte e tariffe comunali che gravano sulla loro attività, per fare riferimento ad alcuni dei punti che del Piano facevano parte. E’ di tutta evidenza come la difficoltà di parcheggio od il pagare la TIA e l’IMU con superfici assai rilevanti aggravi non poco il già difficile bilancio di molte sale: dopo Bologna, Roma ha applicato l’aliquota dello 0,76% a tutti i cinema ed i teatri mentre Firenze applica il massimo cioè l’1,06%.

Non vorrei che il disinteresse per queste problematiche contribuisse ad aggravare la situazione di molte ‘sale di città’ essenziali per la diffusione e la varietà dell’offerta cinematografica (molti film ‘di qualità’ rischiano di non essere più nemmeno prodotti) lasciando campo libero alle catene di multiplex, che già adesso arrivano intorno al 50% dell’intero mercato, con l’inevitabile conseguenza di un sostanziale impoverimento culturale e sociale.

0 Comments

  1. maurizio sarcoli

    Mi sembra che la mancanza di un dibattito pubblico sui cinema sia dentro una più generale caduta di ogni dibattito pubblico su temi di interesse generale, mi sembra il didattito pubblico si riduca ormai a Firenze alla squadra della fiorentina o a qualche personaggio locale che con le sue manie di grandezza cancella qualsiasi altro tema, io amo il cinema e vedo sempre a rischio sparizione i miei cinema preferiti come lo Spazio 1, la Sala Esse, cinema CINECITTà dell’SMS di san Quirico e i cinema del circuito atelier.
    In questi (e altri che adesso sicuramente mi sfuggono) si possono vedere film che altrimenti non hanno distribuzione nelle multisale che preferiscono proporre versioni in 2D o 3 D della stessa boiata invece di proporre film meno commerciali.
    se non interviene la politica o meglio se i cittadini non spingono la politica a intervenire abbiamo solo la programmazione dell’ODEON nei 50 giorni di festival e per il resto cinema pop corn.
    Ciao Maurizio

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