Depuratore, verso altri aumenti "in deroga". Costerà più del doppio: chi doveva controllare le discariche?

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Il fognone tra i rifiuti: «Accerteremo le responsabilità»
di Marzio Fatucchi, dal Corriere Fiorentino
Crea un po’ imbarazzo domandare, alla presentazione della più importante opera ambientale della Toscana dei prossimi decenni, l’emissario in riva sinistra, il «fognone» che porterà i liquami di 140 mila abitanti al depuratore, come mai nel 2000 nessuno si sia accordo delle discariche che hanno prima interrotto i lavori e poi fatto lievitare i costi fino a 70 milioni di euro, dai 29 e spiccioli della prima gara. A rispondere che Comuni, Provincia, Regione verificheranno le responsabilità è l’assessore all’ambiente di Palazzo Vecchio Stefania Saccardi. Perché comunque occorrerà capire come mai, dai controlli del 2002, non emergesse la presenza di circa 100 mila tonnellate di rifiuti abbandonati dopo l’alluvione del ‘66, per il 30 per cento di tipo «speciale» che costringeranno a realizzare, durante i lavori, impianti di trattamento per poi riutilizzare parte del terreno per coprire il tubo da due metri di diametro messo a 4 metri di profondità.
Un’operazione «storica», dicono tutti. A partire dal vicepresidente dell’Ato 3 (l’autorità che controlla il servizio idrico, ma solo dal punto di vista finanziario) Armando Risaliti. Che conferma che Firenze, dopo l’aumento dei costi, dovrà fare una «selezione» degli investimenti perché il Comune ha accettato che gran parte di quei 40 milioni fossero a carico di Palazzo Vecchio.
Aumenterà anche la bolletta? «Gli aumenti annuali del cinque per cento più l’inflazione della tariffa sono già stati stabiliti», spiega Risaliti. E se ci fossero emergenze o si volessero recuperare gli investimenti persi? «È già successo che ci fossero aumenti “in deroga”, per esempio quando sono entrati in Publiacqua i Comuni del Chianti», risponde. Una conferma dei problemi che l’operazione fognone delinea nel futuro di Publiacqua; che ha chiesto ai soci pubblici (quelli privati, per legge, ottengono già il 7 per cento di rendita sul capitale investito) di non distribuire utili nei prossimi anni per destinarli agli investimenti. I lavori potrebbero partire già a luglio. C’è bisogno di fare in fretta, entro il 2015 il «fognone» deve essere completato, secondo le direttive europee, altrimenti potrebbero scattare sanzioni penali per gli amministratori. La Regione si è impegnata con oltre 5 milioni di euro, ricorda l’assessore Anna Rita Bramerini. La Provincia, gli altri Comuni (come Scandicci) hanno fatto la loro parte per accelerare i tempi, ricordano l’assessore provinciale Renzo Crescioli e quello scandiccese Simona Bonafè.
Resta la domanda: perché è «sfuggita» la presenza di 100 mila tonnellate di rifiuti? I primi controlli li ha fatti nel 2002 il Comune di Firenze, con una normativa meno «pesante». Rifatti nel 2004, dalla Gea Snc. Stesso risultato negativo. Altre verifiche furono fatte negli archivi dei Comuni interessati. Ancora niente. Poi, quando furono trovate nel 2006 alcune mine, nella prima fase dei lavori, la «scoperta»: i rifiuti ci sono, eccome. E si blocca tutto. I lavori futuri però sono stati messi «sotto tutela»: vigilerà una commissione affidata al direttore generale della Regione Mauro Grassi.

di Marzio Fatucchi, dal Corriere Fiorentino

Crea un po’ imbarazzo domandare, alla presentazione della più importante opera ambientale della Toscana dei prossimi decenni, l’emissario in riva sinistra, il «fognone» che porterà i liquami di 140 mila abitanti al depuratore, come mai nel 2000 nessuno si sia accordo delle discariche che hanno prima interrotto i lavori e poi fatto lievitare i costi fino a 70 milioni di euro, dai 29 e spiccioli della prima gara. A rispondere che Comuni, Provincia, Regione verificheranno le responsabilità è l’assessore all’ambiente di Palazzo Vecchio Stefania Saccardi. Perché comunque occorrerà capire come mai, dai controlli del 2002, non emergesse la presenza di circa 100 mila tonnellate di rifiuti abbandonati dopo l’alluvione del ‘66, per il 30 per cento di tipo «speciale» che costringeranno a realizzare, durante i lavori, impianti di trattamento per poi riutilizzare parte del terreno per coprire il tubo da due metri di diametro messo a 4 metri di profondità.

Un’operazione «storica», dicono tutti. A partire dal vicepresidente dell’Ato 3 (l’autorità che controlla il servizio idrico, ma solo dal punto di vista finanziario) Armando Risaliti. Che conferma che Firenze, dopo l’aumento dei costi, dovrà fare una «selezione» degli investimenti perché il Comune ha accettato che gran parte di quei 40 milioni fossero a carico di Palazzo Vecchio.

Aumenterà anche la bolletta? «Gli aumenti annuali del cinque per cento più l’inflazione della tariffa sono già stati stabiliti», spiega Risaliti. E se ci fossero emergenze o si volessero recuperare gli investimenti persi? «È già successo che ci fossero aumenti “in deroga”, per esempio quando sono entrati in Publiacqua i Comuni del Chianti», risponde. Una conferma dei problemi che l’operazione fognone delinea nel futuro di Publiacqua; che ha chiesto ai soci pubblici (quelli privati, per legge, ottengono già il 7 per cento di rendita sul capitale investito) di non distribuire utili nei prossimi anni per destinarli agli investimenti. I lavori potrebbero partire già a luglio. C’è bisogno di fare in fretta, entro il 2015 il «fognone» deve essere completato, secondo le direttive europee, altrimenti potrebbero scattare sanzioni penali per gli amministratori. La Regione si è impegnata con oltre 5 milioni di euro, ricorda l’assessore Anna Rita Bramerini. La Provincia, gli altri Comuni (come Scandicci) hanno fatto la loro parte per accelerare i tempi, ricordano l’assessore provinciale Renzo Crescioli e quello scandiccese Simona Bonafè.

Resta la domanda: perché è «sfuggita» la presenza di 100 mila tonnellate di rifiuti? I primi controlli li ha fatti nel 2002 il Comune di Firenze, con una normativa meno «pesante». Rifatti nel 2004, dalla Gea Snc. Stesso risultato negativo. Altre verifiche furono fatte negli archivi dei Comuni interessati. Ancora niente. Poi, quando furono trovate nel 2006 alcune mine, nella prima fase dei lavori, la «scoperta»: i rifiuti ci sono, eccome. E si blocca tutto. I lavori futuri però sono stati messi «sotto tutela»: vigilerà una commissione affidata al direttore generale della Regione Mauro Grassi.

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