Dentista sociale? Si può fare. Ma solo con tecniche d’avanguardia

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di Frida Nacinovich, da Liberazione

La cena sociale è ormai una felice abitudine, il centro sociale resiste, anche nei nostri cuori. Invece l’odontoiatra sociale suona strano. Chi può ridare o togliere il sorriso fa pagare e strapagare questa sua abilità. Ci vuole la cessione del quinto dello stipendio e tanto coraggio per affrontare la poltrona e il camice bianco più temuti del paese. Assodato che invece l’odontoiatra sociale non è una categoria dello spirito (esiste, è vivo e lotta insieme a noi) andiamo a conoscerlo. Un misto di ansia e di curiosità: mica vorrà sottoporre la cronista ad un saggio delle sue – peraltro indubitabili- doti professionali? L’appuntamento è direttamente nello studio del medico chirurgo Vincenzo Ortolani. Un’elegante palazzina stile liberty nel cuore della Toscana. Siamo a Montecatini, celebre centro termale, sufficientemente ricco e piuttosto ridente, pronto per essere ritratto in cartolina. «Buongiorno, desidera…». «Avrei un appuntamento con il professor Ortolani per un’intervista». «Per un’intervista…». Meglio ripetere a scanso di equivoci. L’ambiente è luminoso, pulito, lussuoso, di qualità. Il dottor Ortolani sta lavorando, finisce la seduta, si mette a nostra disposizione mentre un altro paziente attende il suo turno in sala di aspetto.

La prima domanda è quasi obbligata: «Perché ha deciso di fare l’odontoiatra sociale?». «Follia? Sindrome del buon samaritano? Generosità?». «No, no, siete fuori strada – scuote la testa il professore – in realtà abbiamo vinto una scommessa». «Una scommessa?». «Proprio così: riuscire a fornire tutte le prestazioni odontoiatriche e protesiche reperibili sul mercato della sanità privata agli stessi costi della sanità pubblica. Come riferimento è stato scelto il listino prezzi fornito dall’ospedale Galliera di Genova». L’esperimento inizia in agosto, il paziente “numero zero” è Massimo Fiorentini, che fra le tante è il tesoriere toscano di Rifondazione comunista. E che diventerà uno dei migliori testimonial del dentista sociale Ortolani. C’è da credergli, a giudicare dal sorriso e dalla delicatezza dell’argomento. Perché farsi trapanare i denti non è una cosa facile, nessuno si fida del primo dentista che incontra.

Ma continuiamo ad ascoltare Ortolani. «In questi mesi ogni paziente è stato visitato a titolo gratuito e – nel corso di questo primo contatto – è stato definito un programma terapeutico che il malato ha potuto discutere e concordare con il personale medico». «Ci sta dicendo che i primi 60/80 euro che si pagano inevitabilmente come si mette piede nello studio dentistico sono stati abbonati?». «Certo. In più offriamo una seduta d’igiene gratuita, eventualmente accompagnata da terapie di urgenza la cui necessità si fosse palesata nell’ambito della prima visita». Andiamo avanti: «Le terapie eseguite – spiega ancora Ortolani – rispecchiano assolutamente i più aggiornati dettami di odontostomatologia: sono stati eseguiti impianti endossei, corone estetiche in ceramica senza metallo, terapia conservativa estetica, protesi totali…».

Altra domanda d’obbligo: dottore, ma qual è il segreto del suo successo? «Ho investito sulla mia professionalità, utilizzando le più moderne tecniche computerizzate ed ottenendo un forte risparmio di tempo (un solo appuntamento al posto dei 5/6 normalmente necessari) con un notevole miglioramento della qualità estetica ed una sicura biocompatibilità dei manufatti. Non si può pensare di lavorare come negli anni ottanta».

Nella sala d’attesa dell’odontoiatra sociale c’è un’atmosfera tutta particolare: non è facile potersi sedere da un dentista sapendo che alla fine si pagherà il giusto. E non è neanche piacevole dover contrattare il proprio sorriso, con un’anima divisa a metà fra l’onestà non solo intellettuale (la richiesta della fattura) e il portafoglio che piange («mi raccomando dottore, mi faccia lo sconto»). Ortolani conferma. «La riduzione del peso della contrattualizzazione economica – si fa riferimento al listino prezzi di una struttura pubblica – ha consentito di migliorare la qualità del rapporto medico-paziente. Devo dirle che tutto questo mi ha dato entusiasmo». Perché chi bussa alla porta della onlus “Diritti e società” sono anche e soprattutto donne e uomini che non potrebbero permettersi di avere i denti a posto: lavoratori con stipendi bassi, precari, pensionati, padri e madri di famiglia che devono pensare alla salute dei loro bambini. Persone che mai e poi mai potrebbero pagare decine di migliaia di euro per avere la bocca in ordine.

Usciamo dallo studio dentistico convinti di aver fatto una bella scoperta. L’odontoiatra sociale esiste, non è un personaggio di Alan Ford e non lavora in uno scantinato con una strumentazione più da metalmeccanico che da chirurgo. Chi pensava che non si andasse oltre i Gap (i gruppi di acquisto popolare che peraltro stanno andando a gonfie vele), si sbagliava. Regaliamoci un sorriso.

http://www.dirittiesocietatoscana.it/

0 Comments

  1. Paola

    bravi! era l’ora che si arrivasse al ‘dentista’ ….è un grande segno di civilta’……è veramente triste vedere lo ‘status’ vero delle persone dai denti….si possono comprare un vestito nuovo e far figura per accompagnare un figlio in un’occasione….ma appena gli vedi i denti capisci il loro ‘conto in banca’ ….ed è veramente triste perchè i denti sono una necessita’ …soprattutto per i piu’ poveri…

    Paola

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