Democrazia a Firenze: il miraggio dei processi partecipativi

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di Nicola Novelli

Una nuova stagione, in cui i cittadini siano coinvolti pienamente nelle scelte dell’amministrazione. Con questo obiettivo nel novembre 2008 il Comune di Firenze annunciava di voler introdurre un Regolamento per la Partecipazione per disciplinare in modo trasparente le forme di partecipazione alle decisioni pubbliche. A chi sollevava dubbi sui tempi stretti di approvazione dello strumento, proprio a ridosso della fine legislatura, l’Assessore Cristina Bevilacqua assicurava che l’obiettivo sarebbe stato possibile. Ebbero luogo numerosi incontri nei Quartieri, poi un paio di incontri di sintesi. Sfortunatamente l’iniziativa finì per impattare con la stagione più difficile dell’Amministrazione, quella dell’inchiesta giudiziaria sull’espasione urbanistica di Castello. Volle la sorte maligna che il primo incontro con la cittadinanza attiva e le associazioni avesse luogo in piazza Madonna della Neve a dicembre, proprio quel giorno nero per la Democrazia fiorentina in cui il Sindaco della città decise di incatenarsi davanti alla redazione romana del quotidiano La Repubblica.

I mesi successivi videro la sostanziale paralisi dell’attività consiliare, coronata dal fallimento del Piano Strutturale, lo strumento principale della legislatura. Com’era possibile in queste condizioni riuscire ad approvare con un complesso iter il Regolamento per la Partecipazione? L’opinione dell’Assessore non è nota, poiché sulla vicenda del Regolamento è calata una fitta nube di silenzio. Non una parola, nemmeno nei confronti di tutte le persone che per mesi avevano dedicato il proprio tempo alla costruzione.

Si sa invece che in tutto questo l’Assessore alla Partecipazione democratica del Comune di Firenze ha trovato il tempo di organizzare un seminario intitolato “Progetti partecipativi e governance locale: costruzione di un modello in Marocco” che ha luogo proprio oggi e domani presso la Sala degli Specchi in Via Ghibellina 30, alla presenza di illustri addetti ai lavori.

Chissà che c’entra il modello marocchino con la deludente gestione dell’Assessorato fiorentino? Chissà se sono invitati al convegno i tanti fiorentini attivi per la causa del Saharawi, il popolo perseguitato da decenni dal governo del Marocco? Una cosa è certa: in cinque anni di autentica partecipazione democratica a Firenze se ne è vista pochina, a giudicare dal pessimo rapporto sedimentatosi tra giunta comunale e città. E’ sin troppo facile tracciare un paragone tra la tabula rasa delle relazioni politiche della Giunta Domenici e quel deserto nordafricano in cui immaginiamo si sia addentrata oggi Cristina Bevilacqua. In entrambi i luoghi i processi partecipativi sono solo un miraggio.

[Fonte Nove da Firenze]

0 Comments

  1. roberto

    La persona che ha scritto questo articolo ha perfettamente ragione; la partecipazione della gente alle scelte significative per la vita cittadina è stata soffocata dall’arroganza degli assessori che hanno il potere di fare e disfare in Palazzo Vecchio. Costoro sono sostenuti dall’intellighentia (professori di rango, banchieri, imprenditori, commercianti, dirigenti d’azienda ecc) e la cittadinanza comune assiste impotente alle loro prepotenze. Fanno approvare quello che gli pare dal Consiglio Comunale, utilizzando i quattrini rastrellati nei modi più ignobili come, per fare un solo esempio, quello del ticket per poter parcheggiare la propria automobile nelle strade cittadine.
    Non a caso, appena si è in periodo elettorale, qualcuno cavalca la tigre e fa promesse meravigliose come quella di abolire l’odiosa gabella.
    Le proteste e le segnalazioni fatte dai singoli, sono inevitabilmente e democraticamente destinate a restare lettera morta. E questo è quanto!

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