Debito pubblico. Una risposta al giorno per capire in che guaio siamo finiti e come uscirne

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Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (www.cnms.it), animato dal nostro amico Francuccio Gesualdi, ha promosso un appello per il congelamento del debito pubblico italiano. Allo stesso tempo ha pubblicato 12 domande e 12 risposte sul tema, vista la vastità e la complessità di una questione che però ci coinvolge tutti da molto vicino. Perché da come il nostro governo tratterà la vicenda con l’Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazione dipendono i nostri diritti e il nostro futuro, in una parola la democrazia per come siamo abituati a considerarla. (cl)

Ecco il sommario delle 12 domande e subito dopo la prima risposta; nei prossimi giorni le altre puntate.

1. Cos’è il debito pubblico?
2. Come si è formato il debito pubblico in Italia?
3. A quanto ammonta il debito pubblico italiano?
4. Chi detiene il debito pubblico italiano?
5. Che cos’è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia?
6. Perché si tagliano le spese sociali in nome del debito pubblico?
7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico?
8. Cosa significa “congelamento del debito?
9. Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito?
10. E’ vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi?
11. E’ possibile congelare il debito pubblico salvaguardando le famiglie che hanno investito in Buoni del Tesoro?
12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?

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1/12 – Cos’è il debito pubblico?

Il debito pubblico si forma quando le strutture dello stato (governo, regioni, province, comuni) spendono più di quanto incassano attraverso imposte, tributi, tariffe, oneri sociali. Lo scarto che si crea nel corso di un anno si definisce deficit. La somma di tutti i deficit accumulati ad una certa data forma il debito. In altre parole il deficit esprime la sfasatura relativa ai singoli anni; il debito la situazione debitoria complessiva accumulata negli anni. Uno stato con potere di battere moneta, può finanziare il proprio debito con l’emissione di nuova moneta. Il che corrisponde ad una tassazione generalizzata di tutti i cittadini, perché l’emissione di nuova moneta, a parità di produzione, provoca inflazione, ossia aumento generale dei prezzi che decurta il potere d’acquisto di tutti.

L’Italia ha utilizzato questa via prevalentemente negli anni settanta, facendovi ricorso più limitato negli anni successivi. Ma da quando è entrata nell’euro, nel 2001, questa possibilità le è preclusa del tutto perché il potere di emissione è assegnato alla Banca Centrale Europea, espressione delle banche centrali della zona euro, a loro volta espressione delle banche private dei singoli stati. La Banca Centrale Europea non ha fra i propri compiti quello di soccorrere i paesi debitori e gli unici modi che questi hanno per fare fronte alle proprie difficoltà finanziarie sono il dilazionamento dei pagamenti nei confronti dei propri fornitori e l’accensione di prestiti presso banche e qualsiasi altro soggetto (assicurazioni, fondi, famiglie) disposto a fornire denaro in cambio di un tasso di interesse. Generalmente il prestito è ufficializzato da un certificato emesso dal Ministero del Tesoro, che certifica l’ammontare ricevuto, la data di restituzione e il tasso di interesse riconosciuto. Tali certificati sono genericamente definiti titoli di stato o titoli di debito pubblico, ulteriormente suddivisi in Bot (Buoni ordinari del tesoro), Cct (Certificati di credito del tesoro), o altro, in base alle condizioni specifiche del prestito.

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Fonte: Centro Nuovo Modello di Sviluppo dove si può firmare la petizione per il congelamento del debito italiano

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