Danza d’identità

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Pensando a Ramallah, città assediata da anni dai carri armati israeliani e di solito rappresentata dai media come un ammasso di macerie, non ci si aspetterebbe anche lì la presenza di una società civile che cerca di muoversi attraverso forme di resistenza culturale. E invece è proprio così. Nel cuore di questa città troneggia il teatro di Al-Kasaba, dove da anni vengono promosse iniziative per sostenere la vita culturale palestinese, per promuovere scambi interculturali, per avvicinare i bambini all’arte…. Sempre a Ramallah, opera il First Ramallah Group, che si esibisce in Palestina, e non solo, in bellissime danze al ritmo di musiche tradizionali palestinesi, tra queste la debka. Ballata soprattutto in occasione dei matrimoni, questa danza si eseguiva tenendosi per mano, in file distinte di uomini e donne, battendo i piedi ritmicamente accompagnati dal suono dei tamburelli, del flauto, del liuto e del violino tradizionale rababeh. Debka significa infatti ritmo e sta ad indicare il battito del piede. I testi parlano spesso della vita contadina, del momento del raccolto. Del resto, nei villaggi contadini della Palestina la musica scandiva gli eventi quotidiani: esistevano musiche per il lavoro, per i funerali (questa era un’arte riservata alle donne) e, soprattutto, per i matrimoni. La donna porta la giara e l’uomo, vestito con pantaloni larghi e stivali, cerca la donna. Dalla metà del ‘900 la debka ha assunto per i nazionalisti arabi, non solo palestinesi, ma anche siriani e iracheni, il ruolo di simbolo della propria identità
In quest’ottica il gruppo teatrale-musicale palestinese “El Funoun” ha svolto, alla fine degli anni ’70, un lavoro di ricerca nelle città e nei villaggi della Palestina, registrando le memorie degli anziani. I membri del gruppo hanno poi realizzato spettacoli che mettono in scena la vita dei contadini palestinesi. Spesso ricercati dalla polizia israeliana – che temeva la cultura nazionale palestinese, in quanto possibile veicolo di rivolta all’occupazione – , continuano la loro attività nelle attuali realtà urbane. Oggi molti giovani danzano la debka, imparano a danzarla dai propri genitori. D’estate all’Università di Birzeit si svolge anche un Festival, che richiama gruppi provenienti da tutta la Palestina.
Nei teatri e nelle periferie delle città palestinesi rivive così la tradizione della debka che, ballata in un campo profughi, acquista un significato esplicito di ribellione.

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