15 dicembre 2018

Danni Tav in Mugello, per la Procura nessuna attenuante. Presentato il ricorso

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di Antonella Mollica

Che la sentenza sull’Alta Velocità abbia scon­tentato tutti si era capito subito. La prova è arri­vata adesso: tutti hanno presentato ricorso in Ap­pello. Procura, condannati e parti civili. In primo grado, lo scorso marzo, sono state 27 le condan­ne (da tre mesi a cinque anni) per i danni provo­cati in Mugello dall’Alta Velocità. Puniti i vertici del Consorzio Cavet per smaltimento illecito di rifiuti ma con l’inquinamento delle acque declas­sato a reato colposo. La procura chiede in primo luogo che non vengano concesse le attenuanti ge­neriche. Attenuanti — scrivono i pm Tei e Monfe­rini nel ricorso — che mal si conciliano con le considerazioni del giudice sulle condotte degli imputati e la gra­vità delle loro azioni: «Ciascuno di loro — aveva scritto il giudi­ce Sandro Nencini — ha contri­buito al causare il più rilevante inquinamento ambientale che la Regione Toscana, la Provin­cia di Firenze ed i Comuni del Mugello abbiano conosciuto prima d’ora, sia sotto il profilo dell’inquinamen­to di vastissimi terreni, sia delle falde acquifere». Per questo i pm nella richiesta di appello spie­gano che «né da dibattimento, né dalla motiva­zione della sentenza (che anzi li esclude espressa­mente), risulta un ravvedimento degli imputati da giustificare le attenuanti generiche».

C’è poi la questione del dolo: il giudice ha qualificato il reato di danneggiamento delle ac­que come colposo ma per i pm c’è stata malafe­de. E il dolo non può essere escluso da clausole contrattuali che rimandano alle conseguenze ri­sarcitorie. «I danni sono risultati non solo preve­dibili — scrive la procura nell’Appello — ma molti sono stati addirittura previsti in dagli im­putati, accettati e quindi volontariamente deter­minati ». Il dolo — spiegano i pm — sta anche nel mettere tutti, enti e cittadini, di fronte al fat­to compiuto scaricando sulla collettività i danni non autorizzati. Lo dimostra il fatto che l’osser­vatorio ambientale locale ha puntato più volte il dito sul rischio idrogeologico dei lavori. «Ma non risulta — dice la procura — che le autorità di controllo (sindaci, osservatorio ambientale, Arpat) siano state in grado di evitare i danni am­bientali preconizzati. E Cavet non ha fatto certo complimenti nell’andare avan­ti diritto alla meta costasse quel che costasse. «Si fa per di­re meta — puntualizzano i pm — visto che i lavori ad oggi non sono neppur finiti».

Gli imputati hanno poi reagi­to al fallimento delle loro «non-previsioni» nel peggiore dei modi, sostiene la procura: «Con la fuga dalle loro responsabilità. Cioè con la negazione dell’evento come fa l’ingegner Silva che sull’acquedotto di Castelvecchio e Visignano nega tutto dicendo che non era vero che aveva­no seccato le sorgenti, che i monitoraggi, a di­spetto dei residenti che dicevano di essere senz’acqua, dicevano che l’acqua c’era e che era colpa della siccità, tema da cui si desume che il Mugello dal 1998 ad oggi è stato interessato da una unica perdurante siccità singolarmente ini­ziata contestualmente con i lavori e destinata a non interrompersi mai più».

[Fonte Corriere Fiorentino]

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