Dalle Ande alle Cascine

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di Gabriela Sole, Jorge Carrillo,
Luca Dal Poggetto, Rosa Yovera

Tutte le domeniche della scorsa estate un gruppo di sudamericani, ma non solo, si sono ritrovati alle Cascine per stare insieme, mangiare, ballare, giocare. Qualche volta si sono verificati isolati e spiacevoli episodi di violenza. La stampa cittadina ha affrontato la questione con toni semplicistici, che favoriscono il sorgere di nuovi luoghi comuni, basati sulla banale abitudine di fare di tutta l’erba un fascio. Noi ci siamo stati una domenica, abbiamo partecipato alla festa e fatto qualche domanda in giro.
Gli stessi partecipanti si rendono conto del problema: “I fiorentini ci guardano con un po’ di sfiducia. Invece io credo che sia importante per noi integrarsi alla società fiorentina, rispettando le regole. Se i fiorentini rispettano il nostro modo di esprimerci, la nostra voglia di incontrarci e di fare sport, noi rispetteremo di più la società fiorentina e il suo modo di accoglierci.” Credono però che questo possa cambiare: “Qualche ragazzo fiorentino partecipa al campionato di calcio, molti guardano da lontano con sguardo a volte benevolo a volte malevolo, ma piano piano possiamo avvicinarci, anche grazie a queste iniziative. Con pazienza, ma anche grazie a critiche giuste, se noi sbagliamo. Dobbiamo rispettarci a vicenda, nessuno deve imporre un comportamento agli altri. Noi dobbiamo metterci nei vostri panni, fare attenzione al rumore, alla pulizia. Perché stare in un luogo pulito è un segno di rispetto anche per noi, come persone. Ci vorrebbe più informazione a chi partecipa.”
Negli anni ‘90 sono iniziati i primi raduni. All’inizio non erano molti ad incontrarsi alle Cascine, il posto era ottimo per ritrovarsi, soprattutto con il bel tempo, e il numero delle persone è cresciuto. Adesso lì si ritrovano in molti, a volte ci sono più di trecento persone, in maggior parte peruviani o comunque sudamericani, ma anche di altri paesi: “È un posto d’incontro per i latinoamericani e non solo, vengono anche gli italiani. Prima si trovavano alla stazione. Ma quello è un posto di arrivo non un luogo di incontri. Un posto per ritrovarsi ci vuole, perché molti di noi sono praticamente rinchiusi nei loro lavori. Non è facile essere rinchiusi. E quando esci, dove vai? Qui con questa bella musica ci si sente meglio. Vogliono chiuderci gli spazi dopo che stiamo tutto il giorno chiusi nelle loro case a lavorare per loro.”
I raduni domenicali alle Cascine in fondo riproducono la feria tipica dell’America Latina, un giorno alla settimana in cui si comprano e vendono prodotti, ma anche si sta insieme e si fa festa, insomma un momento che rafforza i legami culturali e sociali. Dal punto di vista antropologico è un tempo e uno spazio sacro, dove un gruppo sociale si riafferma e si riproduce. Il ritrovo della domenica alle Cascine permette alla comunità sudamericana di rafforzare la propria identità culturale, in un contesto diverso, e spesso avverso, di lavoro e di vita. Come la feria, questo spazio non è soltanto un luogo in cui divertirsi, ma è diventato una rete di sostegno, un’occasione di scambiarsi informazioni relative a casa, lavoro, accoglienza. Alle Cascine circola anche un giornalino in spagnolo con le notizie dal Perù.
Lo spazio è sicuramente inadeguato a un simile afflusso. Mancano bagni pubblici e quelli che ci sono, due per le donne e due per gli uomini, costano 60 centesimi e chiudono alle 18. Mancano anche cestini per la spazzatura. A queste condizioni, come si può pretendere che tutto sia pulito e ordinato il giorno successivo? Una delle partecipanti commenta: “Hanno tutto il diritto di chiedere alla comunità peruviana di dimostrare un atteggiamento sano e regolare. Io ho controllato personalmente la pulizia di questo posto, per salvaguardare l’immagine del peruviano e la nostra unione e armonia, ho chiesto a quelli che vendono da mangiare di organizzarci per pulire una volta finita la festa. Per un po’ ha funzionato, ma è difficile perché non abbiamo un’associazione formale, qualcuno che ci rappresenti. Siamo praticamente abbandonati.”
Non tutti gli italiani che frequentano le Cascine la pensano come la stampa cittadina vuol farci credere. Abbiamo chiesto a delle anziane signore sedute su una panchina che cosa ne pensavano: “Quando passeggiamo ci fanno compagnia, c’è vita. Quindi ci fa piacere. Ovvia! Per conto mio possono stare, non mi danno noia. Anch’io alla mi’ ora…Se non hanno altro posto, si devono divertire anche loro. Le Cascine erano belle quando si veniva a passeggio, ognuno con la sua famiglia. Dopo è cambiato tutto.”
Del resto non tutti i peruviani diventano violenti quando scende la notte. Anzi questi sono una piccola minoranza, e non sono appoggiati dagli altri partecipanti: “Durante il giorno la gente sta bene, con i suoi cinque sensi. I problemi si presentano più tardi. Dopo le otto di sera l’alcol ha sciupato la mente di qualcuno ed è allora che per una sciocchezza possono reagire in modo un po’ violento.”

NIENTE GHETTI POR FAVOR

Tra le tante parole spese sugli incontri sudamericani delle Cascine, c’è anche chi, ribadendo il fatto che la cosa è spiacevole per gli altri utenti, ha proposto di trovare un altro luogo, magari al coperto, un circolo per esempio, in cui si possano incontrare. Noi abbiamo sentito l’opinione dell’Assessore all’immigrazione del Comune di Firenze, Marzia Monciatti.
“Il problema è che nascono dei luoghi comuni a partire dall’azione di alcune persone. Come succede in tutto il mondo c’è una piccola parte, assolutamente una minoranza, che ha comportamenti scorretti. Ci sono però donne, uomini, famiglie con bambini che ci tengono a questo appuntamento in cui si ritrovano e hanno la possibilità di parlare delle loro esperienze, del loro passato, del loro futuro. Quest’estate la situazione è sfuggita di mano alla stessa maggioranza dei cittadini peruviani presenti. Vorrei che si isolassero i violenti, che si desse la possibilità alle famiglie, come a tutti, di stare alle Cascine, di godersi il bel tempo e un po’ di verde, perché le Cascine sono di tutti. Questa cosa di trovare un posto ad hoc per i peruviani non mi piace, temo che così si arrivi alla segregazione. Il posto, per i peruviani così come per gli africani, per i fiorentini e per gli italiani è le Cascine. È l’unico parco di Firenze!”

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