21 novembre 2018

Dalla colf al muratore, porte aperte ad altri 80mila stranieri. Pronto il nuovo decreto flussi

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di Vladimiro Polchi da Repubblica

L’Italia riapre le sue porte. Per migliaia di extracomunitari riparte la “lotteria delle quote”: entro fine mese verrà, infatti, approvato il decreto flussi 2010. Una sorpresa, dopo due anni di chiusura totale. I posti in palio? Ottantamila, di cui 30mila per colf e badanti e 50mila per i lavoratori delle nazionalità privilegiate.

Con il decreto flussi l’Italia fissa ogni anno le quote di extracomunitari, che possono entrare per motivi di lavoro subordinato o autonomo. Insomma è rivolto a chi si trova all’estero e vuole venire nel nostro Paese a lavorare. In realtà, come sanno bene gli immigrati e i datori di lavoro, il decreto è da anni (vista la rarità delle sanatorie) l’unica chance per uscire dalla clandestinità e mettersi in regola. L’iter però non è semplice, né privo di rischi: si presenta domanda d’assunzione, si rientra nelle quote, si esce dall’Italia col nulla osta e si rientra con un visto d’ingresso. Insomma, si esce clandestini, si rientra regolari. Sempre che, attraversando le frontiere, non ti venga consegnato un foglio d’espulsione. A vincere la lotteria sono però in pochi. Di fronte ai ridotti posti in palio, infatti, le domande sono sempre una valanga. Un esempio? Nel 2007 su 170mila quote, le richieste d’assunzione presentate sono state oltre 740mila.

L’ultimo decreto flussi risale al 2008: 150mila i posti messi allora a disposizione. Poi sono seguiti due anni di black out: nessuna quota. Stop agli ingressi. Un’apertura parziale è arrivata
con la sanatoria 2009, limitata però a colf e badanti: 294mila le domande presentate, di cui 180mila per colf e 114mila per badanti. Ora a sorpresa il governo riapre i cancelli del Paese. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, qualche giorno fa aveva infatti annunciato “ingressi limitatissimi e solo per colf e badanti”. E così i tecnici del Viminale si sono messi al lavoro.
Il nuovo decreto flussi è pronto. Sarà datato 2010, scritto e approvato entro fine dicembre, salvo sorprese. La pubblicazione in Gazzetta ufficiale dovrebbe però slittare agli inizi del nuovo anno. Le quote? Basse: dovrebbero essere limitate a 80mila lavoratori subordinati o autonomi. Così divisi: 30mila posti per colf e badanti, 50mila per i lavoratori provenienti da quei Paesi che hanno sottoscritto accordi di cooperazione con l’Italia. Verranno inoltre convertiti in permessi per lavoro subordinato 5/6mila permessi di soggiorno per studio.

Non è tutto. Anche quest’anno tutta la procedura sarà esclusivamente on line: nessuna fila alle questure insomma. Il click day dovrebbe essere a febbraio 2011. La corsa alle quote è assicurata. Il tempo di smaltimento delle pratiche, meno: colpa del taglio dei lavoratori a tempo determinato del Viminale, annunciato per fine dicembre. Ieri i 650 “precari dell’immigrazione” hanno scioperato: sono loro a mandare avanti il lavoro degli sportelli unici per l’immigrazione nelle prefetture. Ma, salvo proroghe, nel 2011 andranno tutti a casa.

Il nuovo decreto piace alle associazioni. “Che si faccia è sicuramente una buona notizia, che aspettavamo da tempo e risponde a una logica di buon senso – afferma Andrea Olivero, presidente nazionale Acli – è la conferma che la presenza degli immigrati è una risorsa necessaria per il Paese, per il mondo produttivo e per le famiglie. Speriamo che le vicende politiche di queste ore, comunque si risolvano, non compromettano il lavoro fatto. Certo i numeri sembrerebbero limitati, se confrontati con quelli degli scorsi anni. Probabilmente si vuole colmare la differenza con gli immigrati già presenti in Italia, che hanno perso nel frattempo il lavoro a causa della crisi. A questo punto sarebbe coerente prolungare per loro i tempi di scadenza del permesso di soggiorno, per consentirgli di non perdere la condizione di regolarità”.

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