21 novembre 2018

Curare cani e gatti costa. La Regione può aiutarci

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Dalla malattia della nostra labrador Queen ho avuto conferma che il tasso di civiltà di un Paese si misura anche dal modo in cui vengono trattati gli animali

Marzia Monciatti* da Repubblica Firenze

Da nove anni condivido vita e casa con Queen, una dolcissima labrador nera. Ha sempre avuto una salute di ferro fino all’anno scorso quando è comparso il primo tumore estirpato con successo. Ma la tregua è durata solo un anno e il male si è ripresentato quintuplicato qualche mese fa. La mia amica non si è mai depressa: ha continuato con generosità a fare le feste a me e alla mia famiglia, a giocare, a comportarsi come se niente fosse. Noi, invece, ci siamo depressi ed impauriti, siamo stati in ansia per la sua tac sperando che il male non avesse attaccato anche gli organi interni, ci siamo commossi quando, risvegliatasi dalle varie anestesie ogni volta ci ha guardato con sguardo interrogativo e fiducioso. Ora Queen sta di nuovo bene, probabilmente ha dimenticato; l’unico inconveniente rimane la sua rinnovata curiosità e voglia di correre, il che costringe la sua brava veterinaria a ricucire periodicamente i punti delle ferite che non reggono alla sua vivacità. Una volta liberati dall’ansia per la sorte di Queen, abbiamo riflettuto su quanto sacrificio economico può costare la salute del tuo compagno o compagna a quattro zampe. Molto, troppo perfino per una famiglia di adulti senza un mutuo da pagare con un lavoro fisso e uno stipendio che puntualmente arriva ogni mese. Ho pensato alla signora che mio figlio incontra ogni giorno con i suoi due splendidi canini, che per vivere e guadagnare qualcosa svolge ogni tipo di lavoretto precario e mal pagato le si presenti, ho pensato all’anziana con la pensione minima che vive in simbiosi con il cane, ormai unico compagno delle sue giornate. E se i loro amici si dovessero ammalare, anche di cose molto più banali? Sapete quanto costa una confezione di antibiotici?
Allora, poiché sono convinta che tra i vari parametri con i quali si misura il tasso di civiltà di un paese ci sia anche quello di come vengono trattati gli animali (e non solo quelli domestici) mi chiedo perché non sia possibile studiare una sorta di Cassa Mutua per curare i nostri compagni e compagne di vita, per non farle soffrire, per non arrenderci di fronte ad un male curabile, per dare la possibilità a tutti di prendersi cura dei nostri amici nel modo migliore e non essere vittime di devastanti sensi di colpa. Parlando con i vari veterinari e veterinarie che si sono amorevolmente occupati di Queen ho capito che la proposta è stata sollecitata anche dal loro Ordine a più riprese senza successo, almeno fino ad ora. Mi rivolgo perciò direttamente al presidente della Regione Enrico Rossi perché, almeno, sia messa nell’agenda di questa legislatura una proposta che tuteli animali e padroni degli animali stessi.
Aggiungo che discutere con i veterinari deve essere molto più piacevole e costruttivo che con tanti altri soggetti: da quando ho Queen mai ho dovuto chiedere una ricevuta fiscale perché è sempre stato naturale consegnarmela e spesso ho dovuto insistere, invano, per pagare tutte le medicazioni e le visite che sono state fatte gratuitamente alla mia Queen.

* L’autrice fa parte dell’assemblea federale di Sinistra e Libertà

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