10 dicembre 2018

Cronaca di una rivolta al CIE di Ponte Galeria, Roma

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È mezzanotte e mezzo quando dai reclusi del Cie di Ponte Galeria arriva un sms: «un casino della madonna!». Chi riesce a parlare al telefono racconta che intorno alle 23.00 è scoppiata una rivolta, per protestare contro l’ennesimo pestaggio. I materassi bruciano e ci sono due grossi fuochi che si alzano arrivando fino all’infermeria. Alcuni reclusi sono saliti sul tetto e altri hanno spaccato tre o quattro porte di ferro e hanno quasi raggiunto il muro di cinta.  Ascolta la corrispondenza registrata con un recluso intorno all’una di notte: con manganelli, scudi e caschi ­ – e ad un certo punto cominciano anche a sparare…  Ascolta la corrispondenza registrata con un altro recluso intorno alle due di notte: http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/silenzioassordante/100330_pontegaleria_h.02.10.mp3 I motivi per protestare sono tanti: innanzitutto il prolungamento fino a sei mesi. Poi la somministrazione massiccia e quotidiana di psicofarmaci, tanto che la gente sta a letto tutto il giorno e dorme fino a mezzogiorno. C’è gente «di tutti i colori» – spiegano i reclusi – ci sono persone che stanno in Italia da vent’anni e che ora si ritrovano rinchiuse nel Cie. Ci sono tossicodipendenti e alcoolizzati, diabetici, asmatici e malati di epatite, a cui non viene somministrata la terapia di cui avrebbero bisogno e che era stata loro prescritta dal medico. Ogni sera c’è gente che ingoia lamette e se ti lamenti ti rispondono male, minacciano di chiamare la polizia, l’esercito e i carabinieri. Se chiedi di essere curato o portato in ospedale ti dicono che stai fingendo perché vuoi scappare. In questi giorni un recluso ha sbattuto la testa al muro per la disperazione e un altro che protestava è stato picchiato così forte che gli hanno rotto i denti. Stessa sorte è toccata a un gruppo di reclusi che oggi erano saliti sul tetto per cercare di scappare: tutti riportati a forza nelle gabbie e riempiti di botte. «Qui ci trattano come cani», continuano a ripetere i reclusi. «Ci sequestrano tutto: shampoo, sapone e dopobarba, perché devi usare solo quello che forniscono loro». Sequestrano gli accendini ma nello spaccio interno vendono i cerini, come se con i cerini non si potesse accendere un fuoco… Lo scopo – sostengono i reclusi – è di impedire che si ripeta ciò che era avvenuto il 13 marzo scorso quando, durante il presidio che si stava svolgendo all’esterno, alcuni di loro sono saliti sul tetto e hanno dato fuoco a coperte e materassi…

Fonte: nopacchettosicurezza@autistici.org

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