15 dicembre 2018

Cresce la disparità: le donne guadagnano il 31% meno degli uomini

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di Simona Poli

Sul lavoro femminile stiamo messi peggio di Nicaragua, Maldive e Honduras. Basterebbe solo questo per demoralizzarsi leggendo l´indice globale del Gender Gap elaborato a livello mondiale dal World Economic Forum, dove l´Italia è piazzata al 94o posto su 134 nazioni prese in esame. E´ questa una delle basi da cui prendono spunto le due nuove ricerche presentate ieri dall´Irpet sulla condizione economica e lavorativa delle donne e sulle pari opportunità di carriera. La Toscana non fa eccezione, purtroppo, e la crisi ha ulteriormente peggiorato le cose. La disoccupazione femminile passa dal 6,3 per cento del 2007 al 7,5 del 2010 e le donne occupate nelle aziende medio-grandi guadagnano il 31,1 per cento in meno rispetto ai colleghi uomini. Penalizzate comunque: o a casa disoccupate oppure occupate sottopagate.

Il precariato cresce dal 9,4 per cento del 1998 al 16,1 del 2008 e il part time è per il 29,9 per cento l´unica forma di lavoro. Addirittura non scelto liberamente ma imposto nel 35,2 per cento e per le giovani tra 20 e 29 anni questa cifra balza al 55 per cento ed è in aumento del 2 per cento anche la quota di chi molla del tutto e smette di cercare lavoro.

Sulle “pari opportunità” il rapporto Irpet conferma quello che già si sapeva: i contratti standard vanno più agli uomini che alle donne, le posizioni dirigenziali pure (5,4 contro 2,9%). Nelle imprese private con almeno 100 occupati le donne sono il 43,9 per cento e in quelle pubbliche il 70 (73,9% in sanità). Spiega la responsabile della ricerca Alessandra Pescarolo che «in periodi di crisi si rafforza il modello del “male breadwinner”, ossia dell´uomo che porta il principale sostegno economico alla famiglia». Le donne rischiano così di uscire dal mercato del lavoro, si mettono ad aspettare un posto adeguato alla loro formazione – soprattutto le laureate – e lentamente si rassegnano. Perché il paradosso messo in evidenza da questo studio è che il livello d´istruzione e di preparazione delle donne è in continua crescita in Toscana, anche nel raffronto con i paesi europei: il divario formativo si è spostato sugli uomini. Tra le donne invece solo il 22 per cento di chi ha tra i 20 e i 34 anni rimane ferma alla scuola dell´obbligo mentre nella stessa fascia di età il 25 per cento delle ragazze ha una laurea, più del dato europeo che si ferma al 23 per cento.

L´assessore regionale al Welfare Salvatore Allocca sarebbe utile che «per ogni delibera la giunta riuscisse a percepire le possibili ricadute di genere, in modo da improntare anche su questo livello la quotidianità dell´iniziativa di governo toscano». E il suo collega Gianfranco Simoncini ricorda che «lo Stato da 4 anni non dà più contributi alla legge sull´imprenditoria femminile che invece la Regione finanzia da sola».

*Repubblica Firenze

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