24 settembre 2018

Credito Cooperativo Fiorentino, su un conto tangente da 400mila euro. Indagato Dell'Utri

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di Franca Selvatici*

Una tangente mascherata dal pagamento di un prezioso incunabolo. E’ l’ipotesi su cui stanno lavorando i pm fiorentini Giuseppina Mione e Luca Turco e i carabinieri del Ros. Destinatario della tangente, secondo le ipotesi di accusa, il senatore Pdl Marcello Dell’Utri, che nella primavera del 2009 ha ricevuto sul suo conto presso il Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio (la banca guidata fino al luglio 2010 dall’onorevole Denis Verdini) la somma complessiva di 400 mila euro dall’antiquario Marino Massimo De Caro per il pagamento di un prezioso documento antico.

Almeno questa la causale. I carabinieri del Ros hanno scoperto però che la somma arrivava da un conto cipriota della Avelar Energia (parchi eolici e solari), società del gruppo Renova degli oligarchi russi Victor Vekselberg e Igor Akhmerov, che operano in Italia nel settore delle risorse energetiche.

In particolare la Avelar, di cui Marino Massimo De Caro è stato vicepresidente dal 2007 al 2010, era interessata alla realizzazione di un impianto fotovoltaico a Gela, affare mai andato in porto in cui era entrata anche la Pramac Swiss, controllata dal gruppo Pramac di Casole d’Elsa guidato da Paolo Campinoti, sponsor di Valentino Rossi. La Pramac è un gruppo quotato in borsa, attivo nel settore delle energie alternative e in particolare del fotovoltaico. Paolo Campinoti (che non è indagato) è entrato proprio l’altro ieri nella giunta di Confindustria Toscana.

Secondo le ipotesi di accusa, il senatore Dell’Utri, sfruttando il suo ruolo istituzionale, avrebbe favorito, con la collaborazione di De Caro, gli interessi dei due imprenditori russi, ricevendo in cambio sostanziosi compensi. Peraltro De Caro, la Avelar e Vekselberg (indicato come l’undicesimo uomo più ricco della Russia) e Dell’Utri erano comparsi anche in un’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul clan Piromalli e sul faccendiere Aldo Miccichè, in relazione all’acquisto di greggio venezuelano da vendere a Gazprom.

Il senatore Dell’Utri era già indagato nell’inchiesta sul Credito Cooperativo Fiorentino per appropriazione indebita aggravata per aver ricevuto dalla banca affidamenti senza adeguate garanzie per oltre tre milioni di euro. Gli accertamenti sul conto hanno poi convinto i magistrati fiorentini a formulare una nuova e più grave ipotesi di accusa: corruzione.

Ieri i carabinieri del Ros hanno perquisito a Verona casa e ufficio di Marino Massimo De Caro, il supposto corruttore. Che è indubbiamente un personaggio multiforme. Trentanove anni, nato a Bari e residente a Verona, bibliofilo, console onorario della Repubblica democratica del Congo, già vicepresidente della Avelar dal 2007 al 2010, risulta anche socio di Marco Jacopo Dell’Utri, figlio del senatore, nella Mitra Energy Consulting. Ai giornalisti Ferruccio Sansa e Claudio Gatti, che ne hanno ampiamente citato le gesta del loro libro “Il Sottobosco” (Charelettere) ha dichiarato di essersi laureato in scienze economiche e giurisprudenza all’Università di Siena e di essere legato a Massimo D’Alema.

Recentemente è assurto agli onori della cronaca quale direttore della biblioteca napoletana dei Girolamini, che conserva le opere di Giovan Battista Vico, che risulta ridotta in uno stato pietoso e dalla quale sono scomparsi circa 1500 preziosi volumi. Tomaso Montanari sul fatto e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera hanno denunciato l’incredibile nomina di De Caro quale collaboratore del Ministero dei Beni culturali da parte del ministro Giancarlo Galan, poi confermata dal suo successore Lorenzo Ornaghi. Nomina vivamente contestata da un gran numero di studiosi e di intellettuali.

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Antichi libri di immenso valore, la meravigliosa biblioteca napoletana dei Girolamini, petrolio venezuelano, ‘ndrangheta, magnati russi, energie rinnovabili, grandi affari e buongoverno (almeno nelle dichiarazioni). E’ uno strano intreccio quello che emerge dalle indagini sui 400 mila euro versati nella primavera del 2009 dal “professor” Marino Massimo De Caro, bibliofilo e uomo d’affari, sul conto acceso dal senatore Pdl Marcello Dell’Utri presso il Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, la banca che è stata per venti anni il piccolo gioiello dell’onorevole Denis Verdini, coordinatore azzurro.

Secondo i pm Giuseppina Mione e Luca Turco e i carabinieri del Ros, quei 400 mila euro provenienti da un conto cipriota sono una tangente: e precisamente il compenso da parte della Avelar Energia (società del gruppo Renova degli oligarchi russi Viktor Vekselberg e Igor Akhmerov) per i servigi resi dal senatore Dell’Utri nel favorire il progetto per realizzare a Gela “il più grande impianto fotovoltaico d’Europa”. Per tale ragione Dell’Utri e De Caro, che dal 2007 al 2010 è stato vicepresidente della Avelar, sono indagati per corruzione.

Accusa senza dubbio oltraggiosa per loro, visto che sono impegnati nella associazione «Il Buongoverno», fondata il 26 marzo scorso a Milano, che raccoglie l’eredità degli omonimi circoli fondati dal senatore Dell’Utri in tutta Italia. Della nuova associazione Dell’Utri è presidente onorario e il “professor” De Caro è segretario organizzativo nazionale. Professore fra virgolette perché sembra che non abbia mai conseguito la laurea, almeno in Italia, e che non abbia mai insegnato in atenei italiani.

Al contrario, il suo sodalizio con Dell’Utri sembra autentico e ben radicato, come risulta da un’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul clan Piromalli e sul faccendiere Aldo Miccichè, che nel 2007-2008, dal Sud America, lavora con Dell’Utri per condurre in porto un grosso acquisto di greggio venezuelano da cedere poi a Gazprom, il gigante energetico russo controllato dall’entourage di Vladimir Putin. Alle trattative partecipa De Caro. «Massimo è un ragazzo in gamba», sentenzia Miccichè. «Trovare persone valide è il mio mestiere», si pavoneggia Dell’Utri.

Tanto in gamba è De Caro che – nonostante un’inchiesta per ricettazione di un raro volume del 1499, la Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (inchiesta peraltro archiviata nel 2009) – il 15 aprile 2011 è stato chiamato a collaborare con il Ministero dei beni culturali e ambientali dal ministro Giancarlo Galan (governo Berlusconi) e il 15 dicembre confermato nell’incarico dal ministro Lorenzo Ornaghi (governo Monti).

Nominato direttore della meravigliosa biblioteca napoletana dei Girolamini, che fu frequentata da Giambattista Vico, sostiene di averla trovata in grave stato di abbandono e di aver cominciato a riordinarla. Ma a fine marzo il docente di storia dell’arte Tomaso Montanari l’ha visitata, trovandola in condizioni disastrose, e si è fatto promotore di un appello al ministro Ornaghi firmato da centinaia di studiosi per allontanare De Caro dalla biblioteca. Dalla quale il “professore” è ora sospettato di aver fatto sparire centinaia di preziosi libri e documenti, ragion per cui la procura di Napoli lo indaga per peculato e ha sequestrato la biblioteca. Dal 17 aprile De Caro si è autosospeso. La caccia ai volumi scomparsi è in pieno svolgimento.

Oltre che un business, la passione di De Caro per i libri antichi, condivisa con il senatore Dell’Utri, noto bibliofilo, potrebbe anche essere uno schermo per altri generi di affari. E’ ciò che sospetta la procura di Firenze. De Caro ha giustificato il versamento dei 400 mila euro a Dell’Utri come una parte del pagamento per l’acquisto di un libro rarissimo che riporta «la lettera del 1493 di Cristoforo Colombo alla regina Isabella d’Aragona» (De Caro la chiama così ma la regina si chiamava Isabella di Castiglia). Gli inquirenti non gli credono. Per loro la presunta compravendita del prezioso libro è stata solo la copertura di una sostanziosa tangente.

* La Repubblica Firenze

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