23 settembre 2018

Costruire sull’acqua

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Le politiche dell’acqua
La decisione che l’acqua non è più un diritto ma un bisogno fondamentale è stata introdotta dalla dichiarazione finale del II Forum Mondiale dell’Aja nel marzo 2000.
La soddisfazione di questo bisogno non può sfuggire alla regolamentazione economica, in contrapposizione ad una scelta possibile di gestione in chiave solidaristica ed equitativa.
Questa scelta è stata elaborata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario internazionale, ed accettata dagli Stati. Essa si fonda su tre principi, sui quali essi si sono pronunciati unanimemente:
1 – L’acqua è una merce. I beni naturali sono beni comuni ed appartengono agli Stati, ai popoli. Nel momento in cui l’acqua è prelevata e trattata, ecco che diventa un bene economico perchè il trattamento comporta un costo e quindi un “valore”. Questo valore è determinato dal “mercato”.
2 – L’acqua è una risorsa naturale in rarefazione. Si parla ormai di crisi strutturale dell’acqua: a) l’offerta è inferiore alla domanda, questo perchè la popolazione cresce (2 miliardi in più di persone); b) i consumi aumentano e si diversificano ed i ricchi vogliono più acqua. Se accettiamo che l’acqua è una merce-oggetto di consumo da gestire in termini economici, bisogna aumentare l’offerta per soddisfare i consumi. Da qui nasce la proposta di diffondere tecniche di desalinizzazione dei mari per combattere le crisi idriche e la sostituzione dell’acqua minerale con quella di rubinetto. La soluzione per aumentare l’offerta sono gli investimenti e l’affidamento al mercato. In realtà l’acqua si sta rarefacendo solo perchè viene gestita male e sprecata; la rarefazione è la conseguenza dell’attuale modello di sviluppo.
3 – L’investimento privato è il principale motore dello sviluppo. Si è accettato il principio che l’investimento pubblico abbia cessato di giocare un ruolo fondamentale come motore di sviluppo locale-globale.

Le tendenze in atto
L’accesso all’acqua potabile è stato dunque delegato dai Paesi del G8, ed in subordine dai singoli Stati, al “mercato”, cioè agli investimenti privati, dando vita ai processi di privatizzazione della gestione dell’acqua sia nei Paesi ricchi sia in quelli poveri.
L’accesso all’acqua potabile è subordinato, per i poveri, a condizioni imposte da Banca mondiale e FMI. Per ottenere la concessione di nuovi crediti o aiuti per il finanziamento di dighe e acquedotti, i paesi poveri devono mettere in vendita o privatizzare le risorse d’acqua e la gestione della distribuzione.
La delega della gestione dello sviluppo al WTO ed ai principi del GATS, adottati a Doha, sancisce definitivamente che i servizi dell’Industria e dell’Ambiente (nei quali è inclusa la gestione dell’acqua) devono essere aperti ai negoziati di liberalizzazione dei servizi. I Paesi del G8 compresa l’Italia firmando l’accordo sul Gats hanno sancito la fine dello sviluppo sostenibile. L’Unione Europea, in conformità a questo accordo, entro il 30 giugno di quest’anno ha inviato ai Paesi dei tre continenti la richiesta di liberalizzare dei settori ambientali e della risorsa acqua chiedendo che vengano “aperti” al libero mercato in funzione dei negoziati del 2004.

Le richieste del Forum Alternativo
La difesa della risorsa Acqua si ispira ai principi sanciti dal “Manifesto dell’Acqua” e si fonda su quattro idee-chiave:
– l’acqua è una fonte insostituibile di vita e deve essere considerata un bene comune dell’umanità e degli altri organismi viventi. Non deve essere trattata come una merce, cioè comprata, venduta e commercializzata per profitto come un qualunque altro bene economico.
– l’accesso all’acqua, potabile in particolare, è un diritto che deve essere garantito a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, l’età, il sesso, la classe, il reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale d’acqua dolce. Il diritto all’acqua deve essere salvaguardato dalle autorità e dalle istituzioni pubbliche e da leggi nazionali ed internazionali.
– la copertura finanziaria dei costi necessari per garantire tale accesso all’acqua deve essere a carico della collettività. Il diritto all’acqua, in quantità e qualità sufficiente per la vita (40-50 litri al giorno) per persona per uso alimentare, non può essere sottoposto a nessuna restrizione. Il costo per garantire a tutti questo diritto deve essere coperto dalla fiscalità generale.
– la gestione della proprietà e dei servizi è una questione di democrazia. L’acqua è una risorsa naturale che deve essere usata in maniera sostenibile, cioè come un bene comune di proprietà delle nostre comunità e del nostro ambiente. In quanto bene essenziale per la sicurezza delle nostre comunità, la proprietà, il controllo e la gestione della risorsa idrica devono far parte dei compiti e delle competenze della pubblica amministrazione. L’acqua è fondamentalmente un affare dei cittadini e non (solo) dei distributori. I cittadini devono quindi essere coinvolti nei processi decisionali.

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